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METTITI COMODO TI RACCONTO
la
STORIA DI ERCOLANO E RESINA
Spero troverai tutto quello che cerchi.
Ho fatto il possibile per renderlo utile, informativo e soprattutto
per facilitare la navigazione.
Articoli di Lina Luna
Real Villa Favorita -
Marco De Gregorio e la Scuola di Resina -
Funiculì Funiculà -
Ritorno alle origini -
Un Harem a Resina -
Ricordi del Mercato di Resina -
Ricordi Tradizioni e Fede -
Corno e Cornetto -
Al Giovane Vesuvio -
Pensieri Sciolti Liberi di Volare -
Re Vittorio Emanuele III Inaugura i Nuovi Scavi a Celo Aperto -
La Fontana di Resina -
Chiesina del Salvatore -
Una delegazione Phoenix a Ercolano -
Fiocco azzurro a Villa Favorita -
Favoriti Forever -
Li Colli Mozzi -
Il nuovo libro "Le Creature del Miglio D'Oro" dell'autrice Lina Luna esplora le magnifiche ville di Ercolano tra il '700 e l'800, frutto di approfondite ricerche storiche. Un opera ideale per chi ama Ercolano, per gli appassionati di storia, per chi desidera ampliare le proprie conoscenze, per gli amanti della buona lettura e per chi cerca un regalo speciale, sia per gli altri che per se stesso. Lo trovi su Ebay, Subito e la Proloco Hercvlanevm.
"Le Creature del Miglio d'Oro": perchè questo nome?
Perché per noi questi luoghi non sono semplici spazi, non sono
pietre, muri o strade consumate dal tempo. Sono come figli.
Figli che non abbiamo partorito, ma che abbiamo scelto, accolto e adottato.
E come un figlio, ognuno di loro è unico ma ugualmente prezioso.
Per questo sentiamo la responsabilità profonda di tirarli fuori dallo stato di
abbandono in cui troppo spesso sono stati lasciati.
Non possiamo voltarci dall'altra parte: ció che ami lo proteggi.
Prendersene cura significa rispetto, significa passione, significa protezione.
Protezione vuol dire custodire ció che è fragile, restituire dignità a ciò che è stato
trascurato, difendere la bellezza che rischia di andare perduta.
Ecco perché li chiamiamo così: le nostre Creature.
Perché raccontano chi siamo, da dove veniamo e ciò che vogliamo lasciare in eredità.
Real Villa Favorita
Real Villa Favorita
Sin da bambina sono stata affascinata e incantata da questa grande struttura reale, ricordo mamma che mi teneva per mano mentre camminavamo sul corso, allora Ercolano, a un certo punto si arrivava davanti a un grande maestoso palazzo, lo guardavo, sbarravo gli occhi e mamma mi diceva; è o' palazz del re", io un po' mi intimorivo, ma essendo un tempo una bambina sognatrice fantasticavo, e quando in TV davano dei film d'epoca il mio pensiero volava alla real villa Favorita e la fantasia mi portava a pensare che era ambientato proprio lì, mi immedesimavo nella protagonista, con quei maestosi vestiti d'epoca che ancora oggi sogno di avere e di poterci girare come una trottola tra i saloni della Favorita con l'orchestra che suona.
Come ogni bambina e donna ero innamorata del principe, un principe di fantasia che ancora oggi aspetto d'incontrare nel suo immenso giardino, mentre io, seduta a un tempietto tra dame, vedo apparire un cavallo bianco senza sella né cavaliere, mi avvicino e gli porgo una zolletta di zucchero, per poi accorgermi che in fin dei conti l'amore ha tante forme.
Da allora, da quei pensieri favolosi, di anni ne sono passati ma non ho mai smesso di sognare quel palazzo che per me è rimasto un mistero e allo stesso tempo un sogno, quale sogno? Quello di varcare quella soglia.
Ho sempre voluto conoscere la storia di questa splendida Villa, infatti ero solita attingere da racconti di persone, letture e ricerche, al fine di ampliare le mie conoscenze. Sento di avere un legame con questo palazzo, attira la mia attenzione, mi chiama, sento che ci apparteniamo.
Purtroppo la realtà di oggi differisce da quello che un tempo era questo magnifico luogo, oggi più lo guardo e più mi piange il cuore. É un luogo abbandonato a sé stesso, non ha più forze per sostenersi, oramai cade a pezzi.
Il mio è un grido di speranza, io grido no.. le cose devono cambiare. Ed ecco che un giorno, per casualità, leggendo un post, vengo a conoscenza che villa Favorita è nel censimento dei luoghi italiani da non dimenticare, dopo essere venuta a conoscenza di questo fatto mi sono attivata nell'immediato, mi sono informata attraverso i canali Web e ho compreso che nella classifica FAI (fondo ambiente italiano) è presente Villa Favorita! Vado in cerca di informazioni nel sito FAI e scopro che è un'organizzazione per tutelare e valorizzare il patrimonio d'arte e natura italiano, educare sensibilizzare la collettività, vigilare e intervenire sul territorio. Ha creato un mezzo di votazioni online e cartaceo per i luoghi del cuore.
Da lì una luce si accese, una luce di speranza nel mio cuore, la possibilità di veder rinascere questo luogo che fin da bambina mi ha sempre affascinato. Entrando nel sito web vedo che effettivamente villa Favorita è in classifica, e continuando a scorrere per farmi un'idea della situazione, mi accorgo che la località situata a primo posto ci distanzia di ben 15000 voti, i quali son tanti è vero ma non vengo scoraggiata, bensì spronata. Inoltre, dopo aver notato che la vicina Reggia di Portici in classifica occupa un'ottima posizione, li ho contattati su messenger tramite la loro pagina Facebook, li ho trovati aperti e disponibili, tanto che mi hanno dato modo di mettermi in contatto telefonico con un membro del FAI giovani di Napoli, dove ho trovato le informazioni che cercavo. In oltre hanno proposto un gemellaggio tra la Reggia di Portici e Villa Favorita, un modo per scambiare visibilità e per ottenere voti. Una delle cose più belle è stata poter comunicare questa iniziativa agli ex allievi di villa Favorita, i quali, dietro una mia segnalazione al gruppo "Villa Favorita, Resina", si sono subito attivati insieme a un mio amico, Antonio Irlanda, il quale è da sempre parte attiva di villa Favorita. L'interesse di quest'uomo fu tale da scriverci un libro. "noi, oratoriani di Resina 1953 - 1966", all'interno del quale ricorda gli anni in cui i Salesiani ospitarono gli orfani di guerra all'interno di villa Favorita, i quali ancora oggi sono legati a questo luogo e in primis hanno abbracciato questa giusta causa speranzosi, come me, di poter tornare a visitare questo luogo a noi tanto caro e trovarlo finalmente dignitosamente in piedi e con le porte aperte a tutti coloro che sentono il bisogno di un abbraccio nella storia. Fu mio interesse anche contattare il presidente della Proloco di Ercolano Luca Coppola per spronarli a raccogliere voti, inoltre mi misi in contatto con il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto affinché spronasse i cittadini a votare a favore della causa.
Da quel momento diedi il via alla creazione di pagine e gruppi Facebook per portare a conoscenza e coinvolgere più persone possibili, così da poter raccogliere voti. Utilizzando il mio gruppo, di precedente creazione "Storia di Ercolano e Resina" ho aperto una campagna di sensibilizzazione sull'importanza della Villa e del voto ho diffuso con costanza e tenacia il logo nelle chat WhatsApp, nelle bacheche Facebook, su Instagram, Twitter, per email, per Messenger e ho usato anche il passa parola in famiglia, amici e quant'altri, inoltre ho creato sia una pagina Facebook sia una pagina Instagram e Twitter al fine di raggiungere più piattaforme social, il nome di queste pagine è "Insieme per Villa Favorita" e grazie a loro spero di fare arrivare il messaggio a quante più persone possibili, il messaggio deve essere quello di votare, perché anche un solo voto può fare la differenza.
I sogni si avverano, devi solo crederci e sostenerli.
P.S. Il censimento fu chiuso il 15 dicembre 2020, la classifica definitiva venne pubblicata a febbraio 2021. I luoghi partecipanti furono 39.562 e Villa Favorita si classificò al 97° posto con 4.090 voti.
Anno 2023 In gennaio il sindaco Ciro Buonajuto ha comunicato che quest'anno saranno avviati i lavori alla villa.
In marzo il nuovo presidente dell'ente Ville Vesuviane Gennaro Miranda dopo un sopralluogo in villa Favorita con colleghi, ha comunicato che quanto prima la villa sarà restaurata.
Restiamo in attesa.
Lina Luna
Marco De Gregorio e la Scuola di Resina
Marco De Gregorio e la Scuola di Resina
Nel lontano 1863 un gruppo di artisti campani e di altre regioni d'Italia si staccano dalla Scuola di Posillipo e danno vita ad una importante e originale corrente artistica sul tema del Verismo nella ridente città di Resina, una cittadina radicata alle pendici del Vesuvio che affaccia sul mare laddove si specchiano Capri, Ischia, Procida, la penisola sorrentina e, a pochi passi, Napoli, capoluogo partenopeo. I protagonisti di questa storia, rifacendosi ai macchiaioli di Firenze, "ripudiano" il disegno preparatorio introducendo il concetto di dipingere da vero quanto li circonda, dal paesaggio al figurativo, al ritratto. Dalla cittadina natale di Marco De Gregorio, il capostipite della nuova corrente, nasce la famosa "Scuola di Resina", i cui protagonisti, attraverso paesaggi rurali e altro, restituiscono quasi delle immagini fotografiche della realtà dell'epoca. Domenico Morelli, della "Scuola di Posillipo", definì la "Scuola di Resina", composta dai fuoriusciti, come la Repubblica di Portici, affermazione che recenti studi sembrano sostenere essere mai stata pronunciata.
Purtroppo L'espressione sarcastica attribuita al Morelli troverà una sorte di compiacimento editoriale in Franco Girosi, che la utilizzerà per il titolo della sua pubblicazione sul gruppo porticese e che sarà riportata pedissequamente nelle numerose e successive pubblicazioni d'arte.
E mò ti conto, (e adesso ti racconto).
Marco De Gregorio nasce a Resina (l'odierna Ercolano) il 12 marzo del 1829, figlio di Francesco Di Gregorio, sarto e di Elisabetta Beato cucitrice. Marco ha sempre firmato le sue opere con il cognome De Gregorio senza mai ufficializzare questa variazione. Frequentò l'Istituto di Belle Arti di Napoli seguendo i corsi del maestro Camillo Guerra. Esordisce con un quadro a soggetto biblico: Mosè. Nel 1859 espone alcune delle sue opere alla mostra borbonica, per questa mostra fu premiato anni dopo, il 31 maggio 1863, con una medaglia d'argento.
Repubblicano radicale in politica, nel 1860 si unì ai garibaldini e combatté sul Volturno. Dopo l'impresa dei mille tornò al paese natio ed è qui che nel 1863, insieme a Giuseppe De Nittis, Federico Rossano e al toscano Adriano Cecioni, danno inizio alla "Scuola di Resina" su un programma dichiaratamente antiaccademico, orientato verso lo studio del vero e la diretta osservazione della natura. Numerosi gli artisti che avrebbero fatto parte ad esempio: Raffaele Belliazzi, Michele Tedesco, Camillo Amato, Eduardo Dalbono e altri che si rifanno alla corrente dei Macchiaioli. L'amicizia con il toscano Cecioni conduce M. de Gregorio nell'ambiente fiorentino, presenta le sue opere all'Esposizione nazionale del 1861, insieme all'amico Rossano.
Tra le sue celebri opere si possono annoverare: Veduta di Porta Grande e Veduta Di Casacalenda, entrambe esposte al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli, Mercato Arabo della Galleria dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, Capri della Galleria d'Arte Moderna di Firenze.
L'interesse culturale, spirituale e il fascino dell'Oriente portò Marco De Gregorio alla decisione di partire per l'Egitto; ivi si fermò dal 1869 al 1871. Fu ospite del Viceré Ismail Pascià, uomo di potere a sua volta affascinato dalla cultura europea: per sua volontà fu commissionato il nuovo teatro del Cairo all'architetto Pietro Avoscani, per celebrare l'apertura del canale di Suez; nell'occasione fu messa in scena L'Aida, opera commissionata a Giuseppe Verdi.
Da Francesco Nesti apprendiamo che fu proprio Marco De Gregorio a dipingere il sipario per il suddetto teatro; in seguito rifiutò l'incarico propostogli dal Kedivè in persona di rimanere in Egitto quale direttore della scenografia della neonata opera. Al suo ritorno in Campania egli porta con sé materiali sufficienti a dedicarsi ancora un p al filone orientalista senza alcuna concessione alle fantasie esotiste tanto in voga al tempo. Del viaggio in Egitto dell'autore si conservano; il Mercato Arabo (Accademia di Belle Arti), Fumatori d'oppio (Collezione privata), Ragazzi Egiziani (Museo di San Martino), "Tipi Arabi", Conversazione nella moschea e Arabo che prega nella moschea.
Accade che dopo circa 8 anni dal rientro di De Gregorio il viceré veniva esiliato proprio a Resina nel paese natio dell'artista. Ospitato nell'imponente perla vesuviana, la "Real villa Favorita" dove si percepisce ancora la presenza del Kedivè Ismail Pascià; un'epigrafe in marmo posta sulla facciata della stessa ricorda che nel 1879 l'esiliato fu ospite con la sua corte per nove anni.
M. De Gregorio nel 1873 partecipò all'Esposizione di Vienna con: Mercato arabo, Strada di Resina, La Favorita di Resina, Zappatore e Contadino di Somma. Nello stesso anno con gli altri pittori di Resina, collabora con "Il Giornale artistico" fondato da Cecioni. Dal 1861 alla sua morte - tranne che dal 1868 al 1871 il De Gregorio partecipò a quasi tutte le esposizioni della Promotrice di belle arti di Napoli. Gran parte della produzione di Marco De Gregorio è andata dispersa. Oltre ai dipinti già citati ricordiamo: Ischia (già Anacapri), Festa del villaggio, La Favorita di Portici (errore di attribuzione), Ritorno dai campi, Casa Rosa a Portici (Collezione privata, Milano), Paesaggio di Avellino (Collezione privata, Milano), Paesaggio di Avellino (Collezione privata, Bologna, Nella Villa (Amministrazione Provinciale, Napoli), La strada di Resina (Collezione privata, Milano), I racconti del nonno (Collezione privata, Bologna), Tempi grami, Il viaggio a Lacco Ameno (Galleria Vittoria Colonna, Napoli), Nel bosco di Portici (Amministrazione Provinciale, Napoli), Passeggiata del prete (Museo di San Martino, Napoli), Il rimprovero in canonica (Collezione privata), Ritorno dai campi (Collezione privata), Studio per il ritorno dai campi. (N. d. R: Laddove non citato deve intendersi Collezione privata, Napoli).
Marco De Gregorio si è spento all'età di 46 anni a Resina il 16 febbraio 1876 dopo una lunga malattia, nella stessa casa dove era nato, al civico 37 di Via Cecere (oggi Via Roma), consunto da una grave forma di tisi tracheale, da disturbi cardiaci, da una misera vita di stenti è deceduto tra le braccia amiche dello scultore Raffaele Belliazzi e dal pittore Alceste Campiani.
E' impressionante la semplicità con cui De Nittis rievoca il periodo della Scuola di Resina: Ogni mattina, prima dell'alba uscivo di casa e correvo a cercare i miei compagni pittori, molto più grandi di me, Rossano e Marco De Gregorio.
Partivamo tutti insieme, con pochi soldi ma tanta libertà, tante corse senza fine, il mare, il gran cielo e i vasto orizzonti. Lontano le isole di Ischia e di Procida; Sorrento e Castellammare in una nebbia rosea che, a poco a poco, veniva dissolta dal sole. A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l'atmosfera io la conosco bene, e l'ho dipinta tante volte e con il cielo raffiguro i paesi ove sono vissuto: Napoli, Parigi, Londra.
Li ho amati tutti. Amo la vita, amo la pittura. Amo tutto ciò che ho dipinto.
Il profilo che ne tracciò il Netti, tutt'altro che indulgente, rimane ancora oggi un punto di partenza nella valutazione della sua personalità: "non era un grande artista, neppure bravissimo pittore nel senso tecnico della parola. Ma la sua pittura aveva tutte le qualità dell'uomo, E l'uomo era brusco, senza reticenze, senza tolleranze, tenace in una discussione, ma di una lealtà rara, di una onestà rigida ed inalterabile, di un cuore buono, aperto e ingenuo ... Anche la sua pittura è così: la crudeltà tradotta; senza grazie, ma fedele e sincera. Prima di dire una menzogna volontaria in pittura, si sarebbe lasciato tagliare le mani". Due frammenti di alcune superbe pagine che il Netti scrisse per la morte del pittore Marco De Gregorio: Egli abitava (il De Gregorio) a Resina dove era nato il 19 marzo 1829 e dove lo rividi morto. Era steso su due materassi in una camera nuda, con le braccia stese lungo il corpo. Non era cambiato; aveva una fisionomia più seria del solito e gli occhi grigi così aperti che in quel silenzio e in quella solitudine parevano la sola cosa viva.
Nella camera antecedente c'era lo scrittore Belliazzi, pallido e malato, che l'aveva assistito come un fratello; non dormiva da più notti e parlava a segni. Giù in giardino, una folla di compagni e l'ultima bambina del povero Marco, la quale scherzava al sole di una bella giornata, che è la cosa più lugubre il giorno dei funerali di una persona cara>>. E più oltre: Se fosse vissuto, sarebbe egli giunto ad un gran risultato? Chi lo può asserire? E' certo intanto che se egli fosse riuscito nei suoi tentativi e lo meritava, perché era un lavoratore e perché ciò che sapeva fare l'aveva acquisito a furia di coraggio, se fosse riuscito, il suo nome sarebbe adesso su tutte le labbra; si parlerebbe con ammirazione della sua vita di privazioni, della sua pertinacia, della sua brusca maniera di vedere; si cercherebbero le sue opere; e i giornali racconterebbero gli aneddoti sul suo conto. Sarebbe stato un uomo che aveva ragione.
Invece, in quella lotta continua di ogni ora e di ogni momento conto le difficoltà dell'arte, contro la malattia, egli ha perduto, ed è stato un uomo che aveva torto. Si parla dell'onnipotenza della volontà, ed è buona cosa, perché non bisogna scoraggiare la gente; ma ve lo domando all'orecchio: credete voi che tanta volontà che si sono spezzate contro gli angoli della vita e gli ostacoli del proprio indegno, fossero state meno tenaci di quelle che si sono salvate ed han raggiunto il loro scopo? Gli amici di De Gregorio lo hanno compreso, e metteranno sul cimitero il suo busto con questa legenda: - Qui giace Marco De Gregorio, pittore che fu vittima del lavora e della povertà. É una proposta, come vedete, ma che importa? Fra qualche anno gli amici lo dimenticheranno; le sue opere disperse ed ignorate, il tempo passerà la sua spugna sul suo nome solitario, e non si parlerà più. Guai ai vinti.
Questi due frammenti valgano a dare un'idea della potenza ed efficacia del Netti prosatore, Questa dura descrizione non sminuisce il valore dell'artista, le cui opere sono in collezioni private e di enti pubblici. Dopo la morte di De Gregorio, per Rossano una scelta non facile, dovette prendere atto del progressivo sfaldamento della scuola di Resina, impotente, accettò l'invito dell'amico De Nittis trasferendosi definitivamente a Parigi, anni che gli permisero di coniugare il proprio estro artistico e una discreta soddisfazione economica.
Nel 1963, in occasione del primo centenario dell'inizio dell'attività della Scuola di Resina, fu allestita a Napoli, Villa Comunale, Padiglione pompeiano, una Mostra di Giuseppe De Nittis e dei pittori della " Scuola di Resina", Società promotrice di Belle Arti Salvator Rosa. Tra i tanti dipinti esposti molti erano di Marco De Gregorio, come risulta dal Catalogo pubblicato nell'occasione a cura di L. Autiello contesti di E. Piceni e di P. Ricci. I dipinti della "Scuola di Resina" esposti al Pio Monte della Misericordia in Napoli, dal 19 dicembre 2012 al 30 giugno 2013 videro Marco De Gregorio protagonista. In quella occasione fu pubblicato il catalogo della mostra dal titolo "la scuola di resina nella collezione d'arte della provincia di Napoli e da raccolte private". Ercolano lo ha ricordato intitolando al suo nome dapprima una scuola e poi il piazzale lungo il corso Resina, tratto Miglio d'Oro, in prossimità di villa Aprile.
Lina Luna
Funiculì Funiculà
Funiculì Funiculà
A Ercolano molti cittadini rivogliono la funicolare al Vesuvio, tanti la ricordano, altri no, perché erano troppo giovani, oppure nati in epoca successiva. Ecco, qui cerco in breve di riportare la storia. Con l'avvento della funicolare si chiuse l'epoca delle ascensioni a piedi, a dorso di mulo, e del trasporto in portantina per le signore. Il banchiere inglese Oblieght concepì nel 1878 la necessità di rendere più comodo l'accesso al Vesuvio con una funicolare a vapore progettata e redatta dall'ing. Emilio Olivieri. L'opera fu inaugurata il 6 giugno 1880. Fu un avvenimento che destò un grande interesse in tutto il mondo. Per questo evento il giornalista Peppino Turco scrisse dei versi, che furono poi musicati da Luigi Denza, Direttore del Conservatorio di Londra, così nacque la canzone che divenne: Funiculì Funiculà. Poi vendette l'opera a una società per azioni francese, che fallì per lo scarso movimento turistico. Infine la funicolare fu acquistata all'asta dalla celebre Ditta Thomas Cook di Londra.
Questi stabilirono una rappresentanza in Piazza Vittoria a Napoli. Da qui partivano con carrozze i viaggiatori, desiderosi di visitare il Vesuvio. In quattro cinque ore giungevano alla stazione inferiore della funicolare che si trovava a 794 metri sul livello del mare, mentre la stazione superiore era situata a una quota 1180 m. Nel 1902 fu aggiunta la Ferrovia del Vesuvio, che partiva allora dalla Fermata degli Ulivi, a monte del Santuario di Pugliano. Nel 1905 la Società della Circumvesuviana alla linea a vapore Napoli - Ottaviano - Poggiomarino ne aggiunge una seconda che, parte da Barra, raggiunge Torre del Greco e Poggiomarino passando per Pugliano. Perciò la Cook a ragion veduta costruì la ferrovia Pugliano - Osservatorio - Stazione Inferiore sul progetto degli ingegneri Strub e Treilber. La nuova stazione del Vesuvio, completata nel 1913, veniva così a congiungersi con la ferrovia Circumvesuviana, per cui i loro binari correvano per un certo tratto paralleli. Il percorso della stazione di Pugliano della funicolare fino al Vesuvio era misto: il primo tratto della linea era a semplice aderenza, raggiungeva la Centrale elettrica da una distanza di quattro km.
Il secondo tratto di 1600 metri reso percorribile da un'aggiunta di una motrice a terza rotaia dentata (o ruota cremagliera), che guadagna, il dislivello di 345 metri per raggiungere l'Osservatorio, dall'Eremo la linea proseguiva di nuova a semplice aderenza e raggiungeva la stazione inferiore della funicolare. Sul piazzale avveniva il trasporto dei passeggeri e del personale sulle piccole carrozze della funicolare, che raggiungevano la stazione superiore. Il guidatore segnalava il suo arrivo al cratere con un corno. Purtroppo l'eruzione del Vesuvio del 1944 seppellì e distrusse gli impianti della funicolare e fine al 1953 le gite al cratere tornarono a essere effettuate a piedi da quota mille in su.
Nel 1951 la società autolinee Vesuviane subentrò alla vecchia Cook e iniziò la costruzione della seggiovia che fu inaugurata nel 1953, primo impianto biposto in Italia. Nel 1984 la seggiovia fu fermata per sempre.
Della bella époque della funicolare rimase solo la stazione di Pugliano, che fu però abbattuta verso la fine degli anni ottanta.
Un pezzo di storia distrutto.
Lina Luna
Ritorno alle origini
PANORAMICA SCAVI DI ERCOLANO
Ritorno alle origini.
Abbiamo pensato, deciso e progettato di ritornare a visitare il Parco Archeologico di Ercolano ed eccoci qui. Dopo la biglietteria ci accingiamo ad entrare a visitare il P. A. E., che dal 1997 è entrato a far parte della lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco. Pochi passi e ci imbattiamo esterrefatti in una favolosa vista panoramica, ai nostri piedi la città sepolta, la città risorta, che bella emozione e pensare che fu ritrovata casualmente a seguito degli scavi per la realizzazione di un pozzo nel 1709. Al suo vedere in primis gli occhi si appoggiano ad ammirare la terrazza meridionale che si affaccia sul fronte marino, qui dodici fornici che venivano utilizzati come ricovero per barche da pesca dove, nella primavera del 1980 furono ritrovati durante gli scavi condotti dal prof. Giuseppe Maggi, allora direttore dei scavi, circa trecento scheletri di persone che cercarono una via di scampo durante l'eruzione del Vesuvio nel 79 a. C. I corpi erano di donne, uomini e bambini, oggi qui si possono ammirare i calchi degli scheletri ritrovati. Il 3 agosto 1982, grazie sempre all'intuito ed ai lavori condotti dal prof. Maggi, in questa zona marina, emerse una barca rovesciata, lunga oltre 9 metri. Oggi dopo un attento e lungo restauro effettuato da un’equipe specializzata è possibile ammirarla nell'apposito padiglione allestito all'interno del Parco Archeologico di Ercolano, il luogo garantisce la conservazione e la fruizione ai visitatori che giungono da ogni nazione. Sulla terrazza si affacciano le Terme Suburbane con ambienti termali che presentavano volte a botte, scanalature nel gesso del tetto che evitavano lo sgocciolamento formato dalla condensa del vapore. Questo luogo offriva agli ospiti stanze molto curate, pareti decorate con bassorilievi in stucco, pavimenti e zoccolatura in marmi pregiati. Grazie alla solidificazione della colata vulcanica, si sono conservati elementi in legno, ma purtroppo ha reso ancora oggi incompiuto lo scavo che affrontò dal 1927 a l961 l'archeologo Amedeo Maiuri.
Accanto al complesso delle terme suburbane si erge la statua e l'altare funebre del proconsole Marco Nonio Balbo, uno dei più illustri cittadini di Ercolano di origine Nocerino, grande benefattore. A lui si deve il restauro delle mura, l'apertura di nuove porte e l'edificazione della Basilica civile di Ercolano, sede del tribunale municipale di giustizia, chiamata Basilica Noniana, eretta a nordovest del Collegio degli Augustali. Alla sua morte gli ercolanesi manifestarono la loro gratitudine, facendo erigere statue e incisioni in suo onore e dei suoi familiari. La parte occidentale della terrazza è un'area sacra legata all'antica cultura sannitica, con un tempio conosciuto come il Sacello di Venere, l'altro il Sacello dei Quattro dei; sono rilievi in marmo che rappresentano Minerva, Nettuno, Mercurio, Vulcano, divinità protettrici delle attività commerciali e artigianali.
Dopo questa grande, splendida panoramica, ci accingiamo ad entrare in questo percorso di storia, che ogni volta regala meravigliosi emozioni che solo qui puoi provare.
Lina Luna
Un Harem a Resina
Un Harem a Resina
C'era una volta Resina, un piccolo paese dell'Italia meridionale, nato sulla lava del vulcano Vesuvio, accarezzato dalle onde del mar mediterraneo ove tuttora si affaccia. Proprio qui avvenne che un Casino di delizie divenne il Real Palazzo Favorita, passarono personaggi illustri, duchi, principi reali e un giorno si trovò ad ospitare un viceré esiliato. Era il 1879 quando approdò, con la Fajun nel porto di Napoli; il Kedivè Ismail Pascià con seguito di mogli, figli, servitù, soldati e un harem di concubine e odalische, guardate da eunuchi.
Il Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli, statista lombardo, offrì la splendida Villa Favorita a Ismail Pascià con l'intento di poter avere notevole influenza sugli affari dell'Egitto. Il Kedivè accettò.
Re Umberto I concesse il diritto di extraterritorialità. In paese cominciarono a girare delle voci, dicono: sta arrivando un viceré da lontano assai, da dove? Da dove? Dall'Egitto! Dall'Egitto? Si! Grande fu lo stupore che quando gli ospiti arrivarono in paese i resinari e altri dai paesi limitrofi, incuriositi, accorsero nei pressi della Favorita a vedere arrivare il corteo di carrozze, carico di bauli e passeggeri che si dirigeva proprio verso la Real Villa.
Furono attratti dai lussuosi abiti orientali, dal fascino delle giovani odalische, le quali erano gelosamente protette, infatti furono subito accompagnate alle loro stanze e chiusero in fretta il portone principale. In paese presto girarono voci e pettegolezzi sul loro arrivo e sulle giovani bellissime fanciulle, coperte solo da leggiadri veli. Da lì a poco i giovani del paese cominciarono a gironzolare intorno alla villa, sperando di poter intravedere le belle fanciulle dell'harem arrivate da lontano. Si soffermano sotto i balconi dove a volte sentivano arrivare armoniose musiche arabe. Due giovani odalische stanche di essere sempre rinchiuse trovano sfogo sulla terrazza della villa, lo splendido spettacolo è incomparabile, nel mare si specchiano Sorrento, Capri, Capo Miseno e si diffonde aria salubre dal mare e dal Vesuvio. Accade che iniziano a perdersi in dolci languidi sguardi, sorrisi, saluti e infine a scambiarsi biglietti che (l'interprete del viceré li aiutava a tradurre) con due giovani dirimpettai. Avevano perso la testa, i loro occhi si illuminarono, i loro cuori innamorati. Non si accontentavano più di questo amore platonico, iniziavano a desiderare, e progettare come fare per incontrarsi, ma la reggia era ben piantonata dagli uomini, del viceré Ismail Pascià. Alle fanciulle non era concesso uscire. La sera mentre gli altri si ritiravano nelle loro stanze per dormire, loro si recavano furtivamente alla terrazza, illuminate dalla luna e le stelle per scambiarsi sguardi amorevoli con i due giovani, ma guai se le avessero beccate le guardie, il viceré Ismail era molto geloso delle donne dell'harem, le avrebbe punite pesantemente ma si sa nei giovani prevale l'intraprendenza, l'incoscienza, l'amore. Ormai il desiderio delle ragazze divenne unico e ossessivo, scappare da quella gabbia d'oro per unirsi ai loro amati. Vengono a conoscenza che si darà una gran festa in villa e percepiscono che questa è l'occasione da cogliere per scappare. Ormai certe di avere catturato il cuore e i sentimenti dei giovani inviano un biglietto dove comunicano il piano di fuga. La sera della festa mentre tutto il palazzo era illuminato a festa, tutte le porte erano aperte, e centinaia di invitati raggiungevano le sfarzose sale, accompagnati da dolci note musicali, capirono che era giunta l'occasione di fuga, si travestirono da guardie, ma mentre uscivano furono riconosciute, scattò subito l'allarme tra le guardie. Purtroppo Severnisìa fu trattenuta dalle guardie, mentre Misak riuscì a scappare e a rifugiarsi presso il giovane innamorato. Il ragazzo era Pasquale Follari, un trentenne nato a Napoli, residente a Resina. Alla coppia non fu facile sposarsi, la ragazza era straniera e senza documenti.
Misak sapeva solo di essere una circassa, ignorava i genitori, di lei si conosce solo il luogo nel quale fu tratta schiava, ed ove fece lungo soggiorno. Alle basi di queste considerazioni, si ritiene che dalle varie disposizioni delle leggi civili e dalle massime del diritto internazionale, è ammesso che le persone le quali non possono offrire la prova del luogo di loro nascita, pel fatto della loro costante dimora acquistano la cittadinanza nel luogo ove hanno avuto il domicilio o il soggiorno. Siccome che Nasik Misak, libera o schiava, è stata lungamente in Egitto, occorre una dichiarazione del console egiziano sullo stato civile e la capacità della sposa, bisogna attestare che secondo le leggi del proprio paese nulla osti al matrimonio da contrarsi in Italia.
L'egregio cavaliere Rossi sindaco di Resina, uomo tenace, fermo, intelligente e devoto alla famiglia, si mise in testa di aiutare i giovani. Il 30 giugno 1881 giunse a unire in matrimonio civile: Nasik Misak di anni ventitré e il possidente Follari Pasquale di anni trentadue residente a Resina, nato a Napoli
(Quartiere San Ferdinando) nell'anno 1849.
In seguito per contrarre il matrimonio religioso, la donna abbandonò la religione musulmana, dietro preparazione ecclesiastica, fu battezzata con il nome di Margherita, dopodiché furono uniti in matrimonio religioso.
Follari la rese moglie e madre felice.
Dell'amica e del suo destino non si ebbero più notizie.
Lina Luna
Ricordi del Mercato di Resina
Ricordi del Mercato di Resina
I ricordi sono come la musica, solo l'amore ti fa suonare bene.
Solo con amore si può danzare su note di ricordi dettati dal cuore.
Io, resinese nata a via Pugliano nel cuore del mercato r’'e pezze americane (il mercato degli stracci americani) vi racconto ciò che ho visto, ascoltato e letto. Tutto iniziava 'a pprimma matina (all'alba), mentre dormivo nel mio lettino mi arrivavano dalla strada le voci, i rumori dei mercanti mi svegliavano, mi alzavo e così iniziava la mia giornata; andavo fuori al balcone, mi piaceva vedere come questa strada prendeva vita. Dai vicoli uscivano i resinesi improvvisati venditori con colmi carrettini o mappate a mano e stendevano a terra sui marciapiedi indumenti americani per uomo, donna, bambini, i capi migliori li appendevano alle mura o a stendini per prendere qualche lira in più; grosse balle arrivavano a bordo dei tre ruote (Ape) ho portate sui carrocci. Tutti i padri di famiglia al mattino uscivano per la campata, la disoccupazione era tanta e ci stava la fame, a miseria e questo mercato diede la possibilità di mettere un piatto caldo sulle tavole dei resinesi e non solo.
Questa attività iniziò molto prima della mia nascita. Papà era poco più di un bambino aveva 13 anni quando nel 1944, in piena guerra giunsero camion dell’esercito americano, nostri alleati, che salivano lungo via Pugliano, carichi di indumenti e materiali vari, durante la sosta al passaggio a livello della ferrovia Circumvesuviana che si trovava alla fine della suddetta via, spesso accadeva che gli abitanti del posto riuscivano a trafugare beni di vestiario, ma anche paracaduti, all’epoca realizzati in seta, che venivano trasformati dalle sapienti ricamatrici di Resìna in biancheria intima. Ci stava la miseria, ‘a famme, (mamma per rendermi l'idea di cosa hanno vissuto mi diceva che mangiavano le bucce delle patate lesse). Quando poi le truppe alleate dovettero lasciare Napoli e svuotare in fretta i loro magazzini, misero tutto in vendita, visto l'interesse che i cittadini avevano mostrato per la merce. Fu così che comparvero lungo via Pugliano le prime improvvisate bancarelle, ‘e puoste (locazioni sui basoli dei marciapiedi), dove si aprivano le balle, a mano a mano che tiravano fuori i capi li buttavano a terra, solo alcuni avevano banchetti, si vendeva un po’ di tutto, dalle divise fino ai primissimi jeans. Li chiamavano stracci, i capi che giungevano dall'America e non solo.
L'acquisto delle balle era sempre al buio ed è per questo che quando era il momento di aprirle c'erano una serie di emozioni, preoccupazione, gli occhi attenti a guardare di passare i capi ad uno ad uno, con in cuore la speranza che i capi fossero buoni così da poter incassare qualche lira in più, ogni capo era una sorpresa, si controllava lo stato di ogni pezzo e si infilava la mano nelle tasche di pantaloni, giacché, cappotti, con il bisogno e il desiderio di trovare qualche dollaro dimenticato, accendino, oggetti d'oro, fazzoletti, tutto faceva gola e quando accadeva era motivo di gioia. Ben presto questo mercato divenne famoso, qui arrivavano circa 15mila balle al mese da New York, Los Angeles, Chicago, Inghilterra, Germania, Spagna. I donatori erano negozi d'abbigliamento, grandi magazzini, lavanderie. I compratori venivano da tutta l'Italia, dall'Inghilterra, da Tripoli, dall'Africa.
Il boom avvenne a partire dagli anni 60.
Costumi per cinema e teatro, vestiti di carnevale, tute da neve, abbigliamento sportivo, divise militari e abiti da lavoro, jeans anni Settanta.
Tutto a prezzi stracciatissimi e se siete bravi a mercanteggiare ancora di più! Diversi stilisti famosi venivano e vengono a visitare il mercato di Pugliano per prendere spunto per le loro collezioni.
Comunque oggi è possibile trovare abiti firmati da Gucci, Chanel, Prada, Versace, Moschino, Dolce & Gabbana, Nike, All Stars, Levis, scarpe di Dolce Gabbana, scarpe di Manolo Blanick, pelletteria e pellicce, scarpe di ogni tipo, occhiali da sole, bigiotteria, borse e accessori vari.
Il mercato ha vissuto un forte momento di crisi negli anni post terremoto del 1980; torna negli anni ‘90 ad essere molto popolare per il ritorno di moda degli abiti Vintage, veri capi originali d'epoca.
Costumisti del cinema e del teatro vengono a Resina a rifornirsi, pare che siano stati acquistati qui gli abiti di scena di film come “La meglio gioventù”, “I cento passi”, “Prima dammi un bacio”. Oggi la strada è conosciuta un pó ovunque per il suo celebre mercato dei panni usati, divenuto un business in grande stile, anche se negli ultimi anni pure questo importante settore dell'economia cittadina ha accusato ancora i segni di una certa crisi. Dopo 77 anni questo popolo laborioso coltiva ancora il sogno americano dei resinesi, oggi ercolanesi, che nel secolo scorso a pochi passi dalla Real Villa Favorita e dal Parco Archeologico hanno creato il paradiso dell'usato, capace di richiamare l'attenzione di attori, cantanti, presentatori come Mara Venier e non solo. Lo scrittore e giornalista politico Sergio Zavoli nel 1963 dedicò due documentari RAI con interviste a venditori del settore che tra le tante cose dichiararono che il mercato di Resina era divenuto superiore a quello di Shanghai. Prosegue con un'intervista al sindaco di allora (dott. Salvatore Coppola) che conferma il forte aiuto lavorativo ed economico portato dal mercato ai cittadini. L'autore diede nome ai documentari "La tratta degli stracci".
In epoca più recente, siamo nel 2019, il regista Alessandro di Ronza ha girato un film dal titolo “Il principe delle pezze” dedicato a Catello Russo (RO, CA. GI) che vanta un vasto e variegato deposito di abiti d’epoca molto richiesti per spettacoli teatrali e cinematografici. Il film è stato presentato in anteprima al MAV, Museo Archeologico Virtuale di Ercolano. Tra i film “vestiti” da Catello Russo si citano “Due euro l’ora” del 2017, regista Andrea D’Ambrosio; “L’amica geniale” del 2018 per la regia di Saverio Costanzo e Alice Rohnwacher. Per il teatro “La vita nuda” per la regia di Alfonso Postiglione (2021), “Non è vero, ma ci credo” della filodrammatica dell’Unione Ciechi (UICI) rappresentata al teatro Roma di Portici nel 2019.
Ancora oggi il mercato accoglie acquirenti provenienti da ogni luogo.
Lina Luna
Ricordi Tradizioni e Fede
Ricordi Tradizioni e Fede
La Pasqua arriva con gesti di pace e d'amore Quando si è bambini tutte le feste del calendario le viviamo con gioia perché si resta a casa.
A Natale gli alunni sono tutti felice per i tanti giorni di festa a scuola che permettono di dormire qualche ora in più, avere più tempo per giocare, mangiare il panettone, gli struffoli, più pietanze in tavola, il regalo di babbo Natale, mai avuto, non sapevo che esistesse, ma la calza piena di leccornie alla epifania si e a volte anche un giocattolo.
Dopo si aspettava la Pasqua, altri giorni di festa a scuola, l'uovo Pasquale con la sorpresa, la colomba e tante altre cose buone da mangiare che la mamma e la nonna preparavano laboriosamente in cucina. In particolare ricordo le giornate dedicate agli impasti per i casatielli; sulla grande tavola in cucina si impastava: farina, acqua, lievito, sale, pepe, strutto (o olio); per ripieno salame, pancetta, formaggio romano, uova sode tutto rigorosamente tagliato dadini.
L'impasto era l'attrazione principale per noi bambini, mamma per tenerci buoni ne dava un pezzetto a ciascuno di noi e ci giocavamo come se fosse del pongo. Il giorno dopo era dedicato alla pastiera di grano (pastiera napoletana); che profumo inebriante di fior d'arancio, limoni, frutta candita unita al grano cotto, ricotta, vanillina, latte, burro, uova, zucchero. Il tutto dopo averlo ben amalgamato veniva versato nel ruoto precedentemente imburrato infarinato e ricoperto dalla pasta frolla.
Dopo, con l'impasto che si metteva da parte, si realizzavano sette striscioline per coprire il tutto, prima con quattro striscioline trasversale, poi sopra le altre tre a creare il reticolo e cuocere nel forno preriscaldato a 180° gradi per circa un'ora. Una bontà da servire a temperatura d'ambiente.
Poi cresci il destino, la vita ti porta altrove, lontana dai genitori, parenti, amici, lontani da casa e queste usanze questi profumi li ho portati con me tramandati ai miei figli e alle mie nuore del nord Italia. Le scritte in rosso sul calendario hanno preso un'altra lettura. Oggi da adulta, nel periodo primaverile, penso alla Pasqua che si avvicina e che non ha mai una data fissa; ogni anno si prende il calendario per leggere quando cade. Da piccola la vivevo come un mistero oggi so che per decisione della chiesa cade la domenica successiva alla prima Luna piena dopo l'equinozio di primavera. Quindi la Pasqua dipende dalla Luna può essere fissata tra il mese di marzo o aprile, se cade a marzo o inizio aprile si dice cade in bassa mentre in aprile inoltrato si dice è alta. La Pasqua la vivo come tutti quelli della religione cristiana. Trovo che è la festività più importante in quanto noi fedeli celebriamo la Risurrezione di Gesù Cristo figlio di Dio che ha sconfitto la morte e salvato l'umanità dal peccato.
Alla Pasqua ci si prepara anche spiritualmente, in chiesa si preparano varie funzioni cattoliche nomino in breve: Giovedì Santo: in ricordo dell'Ultima Cena dove Gesù disse ai suoi discepoli che da lì a poco sarebbe stato tradito e ucciso. In questa occasione Gesù lavò i piedi ai suoi Apostoli, in segno di umiltà (atto che il papa celebra con il rito della "Lavanda dei Piedi).
Venerdì Santo: Passione e morte sulla Croce, si ripercorrono le dodici stazioni della Via Crucis, un percorso dove i fedeli rivivono tutti gli episodi avvenuti durante la crocifissione.
Sabato Santo: messe e lutto per la morte di Cristo.
Domenica: la Pasqua con la Santa Messa e i festeggiamenti.
Lunedi: Pasquetta o "Lunedì dell'Angelo" si celebra l'Angelo che davanti al sepolcro annunciò la Resurrezione di Dio. Ricordo che per la Pasquetta si partiva da casa per andare a fare quella che si chiamava la scampagnata oggi picnic. Direzione Vesuvio, si partiva in gruppi familiari e ci si portava da mangiare la pastiera, il casatiello e le fave con il salame. Il pallone non poteva mancare in quanto intratteneva i ragazzi e non solo.
Dopo la grande scorpacciata, chiacchiere, risate e giochi, al favoloso tramonto vesuviano con vista sul golfo di Napoli si tornava a casa belli panciuti.
Il casatiello chiamato anche tòrtano è a forma di ciambella, rappresenta la corona di spine e il ciclo continuo della vita. La pastiera rappresenta la rinascita e l'abbondanza.
Tradizioni, usanze tramandate da una generazione all'altra, testimonianze di cultura tradizionale legata alla natura e alle stagioni, ai cicli della vita e alle devozioni religiose che non dovrebbero mai tramontare.
Lina Luna
Corno e Cornetto
Corno è Cornetto
Avete presente il corno? Il portafortuna più famoso a Napoli, si quello rosso, tuosto (duro), vacante (vuoto), e con la punta storta che ricorda la forma del peperoncino. I superstiziosi l'usano contro il malocchio e come portafortuna, c'è chi lo indossa come ciondolo, chi lo porta nel portafoglio, chi lo espone in casa, in negozio, ecc.
Superstizione vuole che per poter beneficiare in pieno delle capacità benefiche del curniciello bisogna riceverlo in regalo e nel momento in cui si riceve, per attivarlo bisogna farsi pungere con la punta dello stesso il palmo della mano e per allontanare la cattiva sorte ripetere la forma rituale "Aglie e fravaglie fattura ca nun quaglia, uocchie e maluocchio furticielli all'uocchie, sciò sciò ciucciuè".
Il corno risale nientemeno all'epoca preistorica, infatti gli uomini delle caverne usavano appendere avanti al loro rifugio come emblema di potenza, prosperità e fertilità delle corna degli animali a cui davano la caccia.
Da qui si è protratto nei secoli.
In epoca greca troviamo il corno rappresentare il fallo di Priapo, Dio della prosperità che ritenevano protettore della cattiva sorte. In epoca romana attraverso i ritrovamenti agli scavi archeologici di Ercolano e Pompei tra l'arte erotica, il corno è rappresentato sotto forme, ritenuti all'epoca amuleti.
Il corno rosso viene associato anche al dito mignolo della mano destra di San Gennaro, perso in occasione del miracolo svolto per fermare l'eruzione vulcanica del Vesuvio nel 600' per salvare la città di Napoli.
Oggi a Napoli li puoi acquistare ovunque, in particolar modo nella caratteristica via San Gregorio Armeno strada nota in tutto il mondo per l'arte presepiali.
Dal corno (simbolo apotropaico) al cornetto (cono gelato). Accade che nel 1959 a Napoli città dell'amore e della fantasia il gelataio Spica proprietario di una bottega di gelato artigianale in via Gianturco, crea una cialda per gelato a forma di cornetto, che da lì a poco diventa la sua fortuna. nel 1976 la multinazionale anglo-olandese Unilever acquisisce l'azienda italiana Algia specializzata nella produzione di gelati confezionati. In seguito venuti a conoscenza della particolare cialda conica brevettata dal gelataio partenopeo ne acquisiscono il brevetto. La geniale trovata dello Spica consisté nel rivestire la cialda (che al contatto con il gelato si ammorbidiva) con uno strato di cioccolato. La produzione del gelato a forma conica presto ebbe successo. Negli '80 con la pubblicità televisiva "Un cuore di panna e noi" arriva a conoscenza in tutte le case degli italiani. Nel '90 fu l'estate dei mondiali e un nuovo spot televisivo del cornetto Algida al "cuore di panna" arriva non solo nelle case degli italiani, ma nel mondo. Oggi dopo più di 60 anni il cornetto è uno dei gelati più richiesti nel mondo per la sua originale forma e la sua bontà.
Il poliedrico Benedetto Croce, napoletano di adozione, per lo scaramantico simbolo del folklore, usava questa espressione: non è vero, ma ci credo.
Il grande artista Eduardo De Filippo diceva: essere superstiziosi è da ignorante, ma non esserlo porta male.
Lina Luna
Al Giovane Vesuvio
Al Giovane Vesuvio
Che è stato capriccioso, arrogante, violento tanto da guadagnarsi il nome di Sterminator Vesevo.
La tua principale eruzione del 79 d. C., chiamata plenaria, modificò la tua morfologia. Il fuoco, la ferocia ira che hai eruttato in quell'epoca nemmeno 1000 draghi messi assieme ti avrebbero equivalso. Tutto ciò tramutò le città a te vicine in tombe. Quel che è peggio? Questi luoghi erano abitati e tu questo popolo l'hai ingannato, facendoti passare per una montagna con terra fertile e generosa, durante la notte ti sei tramutato in uno sterminatore. Dirai: ma io ho dato avvisaglie giorni prima con scosse di terremoto.
Le persone ti ignoravano, non conoscevano il tuo vero volto, la tua identità, tanto è che ti chiamavano "à muntagna"; quando sentivano la terra tremare pensavano a un normale terremoto, tu li hai sorpresi, spaventati, ammazzati durante la notte del 24 agosto, data indicata in una lettera d i Plinio il giovane a Tacito dove si legge: nove giorni prima delle Calende di settembre. Tuttavia, di recente alcune evidenze archeologiche lasciano supporre che l'eruzione sia avvenuta il 24 ottobre. Fatto sta che non hai dato nessuna via di fuga, qualunque rifugio non fu sicuro, la lava progredì nel mare per quasi mezzo chilometro, tutto e tutti travolti in una immensa bara di pietra.
Dopo il tuo passaggio non restò nessuna forma di vita.
Il tempo ha trasformato la divenuta terra arida in uno scrigno prezioso contenente tesori dal valore archeologico inestimabile. Da allora venti secoli ti sono scivolati addosso, nel corso dei quali hai ancora eruttato con meno violenza e minor danni alle cose, ma hai sparso tanto terrore nelle persone: lentamente hai placato il tuo caliente istinto di vulcano. Sei cresciuto, oggi per noi sei il quiescente nonno Vesuvio.
Da tutti i continenti vengono in tour a fare la scalata al Vesuvio per conoscerti e visitare i luoghi che tu hai sepolto e che l'uomo con grande fatica e sudore ha riportato alla luce, scavando la dura roccia profonda circa 25 metri, formatosi con i tuoi lapilli, ceneri, pomici, bombe e frammenti del condotto vulcanico.
Dalla tua ultima eruzione del 1944 ad oggi sono passati 77 anni.
Sul tuo dorso si è riformata la tipica vegetazione mediterranea, alle tue pendici vigneti, ai tuoi piedi è risorta Herculaneum e nuove città piene di vita. I figli di questa terra oggi vengono chiamati vesuviani e nutrono per te sentimenti contrastanti come la paura, l'amore. Siente a me lasciaci stare, tu dormi quindi riposati che la nostra vita è già piena di affanni. Stai qua con noi, la tua prorompente bella presenza arricchisce il panorama da Napoli a Sorrento, Capri, Ischia, Procida. Sei bello e lo sai, con questa tua bellezza ci fai fessi e sai perché? Davanti a tale visione "je me scorde 'o male che hai fatte e m'annammore e te.
Lina Luna
Pensieri Sciolti liberi di Volare
A te, a noi
Carissimi l'inverno è alle spalle; ecco la primavera con il cinguettio degli uccelli, alberi in fiore, prati verdi con margheritine che ci sorridono. Le giornate ci regalano più luce, il sole dolcemente inizia a baciare i corpi, lasciati baciare, cogli l'attimo, molla la zavorra di questi ultimi anni. Sorridi alla vita come tu sai fare, vai avanti, i tuoi battiti accompagnino i tuoi passi in questo emisfero. Dona un sorriso, è una ricchezza che fa bene al tuo cuore e a quello di cui lo riceve ed è gratis. I tuoi occhi si illuminino di gioia nell'accarezzare lo sguardo di chi incrociano. Le tue parole arrivino dolcemente a consolare i cuori ove ci sia bisogno. Cogli i suoni della vita come quello del canto degli uccelli, le garrule voci dei bambini mentre giocano al parco, le onde del mare che s'infrangono sugli scogli per farne melodie. Abbraccia, abbraccia con amore tutto ciò che arriva, cogli tutto con sapienza. Le tue mani siano delicate, laboriose e tutto ciò che andrai a toccare, a sfiorare, a creare sarà un capolavoro. Ama te e il tuo prossimo dona tutto ciò che di buono è in te, vai incontro alla nuova stagione con spirito ottimistico. Accogliamo l'estate con il caldo clima che fa spogliare e spogliamoci non solo degli abiti pesanti, ma di tutte le cose tristi, negative, che ci hanno accompagnato in quei ultimi anni di pandemia. Lasciamoci abbracciare dall'estate, accogliamo il sole con i giusti tempi, culliamoci al chiaro di Luna sotto le stelle, ascoltiamo la voce del mare che come melodia s'infrange a riva fai trasportare dalle onde i pensieri. Guarda il tuo vicino e tendigli una mano. Se sei lontano dalla tua terra ricordati di fare le valige prendi poche cose e via, vai dove ti porta il cuore. Torna lì dove la tua vita ebbe inizio, dove tutto quello che sei oggi è grazie alle tue radici, mai dimenticate, mai mollate, fiera, felice, come l'eterna bambina che è in te.
Vola, vivi i profumi, gli odori, i luoghi, i sapori, le persone, le tradizioni e guarda solo il bello in tutto ciò che incontri, fatti un over dose d'amore, Vesuvio, mare e vicoli di questa meravigliosa città che sanno di storia, di familiarità, generosità, questi vicoli che hanno visto, vissuto la fame, la guerra, la povertà, la miseria, il dolore, la tristezza, l'abbandono, ma ci sono cose fondamentali che non sono mai mancate e hanno reso ricche queste persone e sono: l'amore, la solidarietà, la condivisione, l'unità della famiglia, ecco di questo bisogna farsi una sbornia: amore, solidarietà, condivisione, famiglia. Carichi di questo si può affrontare qualunque cosa. Buona vita a tutti.
Lina Luna
Re Vittorio Emanuele III
Inaugura i Nuovi Scavi a Cielo Aperto di Ercolano
Re Vittorio Emanuele III Inaugura i Nuovi Scavi a Cielo Aperto di Ercolano
Lunedì 16 maggio 1927, dopo che il grande archeologo Amedeo Maiuri aveva annunciato al mondo l'inizio della nuova campagna scavi di Ercolano, avvenne l'inaugurazione alla presenza di Vittorio Emanuele III, Re d'Italia. Finalmente gli scavi sarebbero avvenuti a cielo aperto e non più per pozzi e cunicoli come era avvenuto ai tempi di Carlo di Borbone.
Resina si preparò per giorni ad allestire le strade e balconi con manifesti, drappi e bandiere. Portici accolse nelle sue acque l'arrivo del re a bordo cacciatorpediniere Confienza, lo accompagnavano gli ammiragli Bernotti e Locatelli. I caccia della squadriglia che erano di scorta al Confienza salutarono con una salva di ventuno colpi lo sbarco del re, tra applausi ed entusiasmo dei marinai e del popolo; tutte le imbarcazioni presenti issavano il gran pavese. Non mancarono le grandi autorità come i ministri Rocco e Fedele, l'alto commissario Castelli, il Regio commissario di Portici, il generale Raimondi e tanti altri.
Il sovrano si diresse subito in auto nella zona degli scavi dove fu accolto con grandi ovazioni. Sotto la direzione dell'archeologo e direttore Amedeo Maiuri e di Ciro Esposito per l'accoglienza furono allestite due tribune, quella che doveva ospitare il re era costituita da un corpo mediano sormontato dallo stemma dall'aquila sabauda con festoni in uso all'epoca. Il re vi prese posto con le maggiori cariche; tra le autorità giunte a Ercolano oltre ai ministri e l'Alto Commissario già citati, si notavano: S. E. Casertano con la rappresentanza della camera, il sen. Melodia, vice presidente del Senato, i senatori Biscaretti, Angiulli, Cito di Filomarino, i generali Albricci, Taranto, Baistrocchi, Ago, Allegretti, Lombardi della M: V: S: N., l'ammiraglio Solari, Ettore Romagnoli, il presidente del C. A. Conti, innumerevoli magistrati, e altre personalità e autorità.
Non appena il Re ebbe preso posto nella tribuna centrale, nel più religioso silenzio il Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, Arduino Colasanti, pronunciò le seguenti parole già ricordate da Maiuri <<Se dovessimo compiere un'esplorazione per cui la città sepolta dovesse morire una seconda volta, meglio sarebbe lasciarla ancora dormire sotto il duro strato di fango, perché dal possesso di poche o di molte statue non verrebbe l'emozione che suscita il mistero dell'antica catastrofe, ne il fascino dell'alto enigma storico di cui la natura si è servita durante i venti secoli per far giungere fino a noi la voce della poesia. Ben diverso e assai più alto e lo spirito che ci anima. Esso ci ammonisce che qui non si tratta tanto di problemi di storia antica o di elucubrazioni archeologiche, quanto alla nostra stessa esigenza di gente latina, e del bisogno irresistibile che in tutte le età i popoli sentono di volgersi indietro per vedersi nello specchio del passato. La questione dunque, non è di scienza, ma di vita e fra questioni che si riferiscono alla vita della nostra stirpe, questa forse è la più ricca di poesia e la più feconda del bene per il nostro avvenire nazionale>> Il discorso fu salutato da vivi applausi. Subito dopo il Re fu accompagnato nel piazzale antistante alla tribuna, il ministro Fedeli diede a Vittorio Emanuele un piccone d'argento appositamente creato su cui era inciso HERCULANEUM EFFONDIENDUM EST (Ercolano deve essere scavata). Il Sovrano vibrò qualche colpo sul breve muretto che si sgretolò. Scoppiò un grande applauso mentre le musiche suonarono l'inno reale.
Tante le autorità intervenute a Resina per l'inaugurazione dei nuovi scavi, tra questi fu notata Matilde Serao una delle scrittrici più produttivi e influenti di fine Ottocento e del primo ventennio del Novecento. Scrisse più di quaranta opere tra romanzi e novelle, collaborò con molte testate giornalistiche fino a divenire lei stessa la fondatrice de "Il Mattino". Intrattenne rapporti epistolari con le personalità letterarie più significative del momento, intervenendo in modo attivo nel dibattito culturale coevo. La famosa scrittrice nel n. 138 de Il Giorno di cui era direttrice, descrisse l'entusiasmo di Resina per la venuta di Vittorio Emanuele III. <<.. e nella chiara mattina di maggio, noi varcammo le tue soglie, o Resina: e tenea preso il nostro spirito il mistero di un'antichissima città su cui era dilagato un fiume di fuoco e il fiume era diventato nera pietra dura e pesante, invisibile invitta, da secoli.
Ma fresca e aprica, Resina bella, Resina nostra, tu levavi sul piccol colle fragrante, fra la vigna folta e la foglia larga del fico, le tue bianche case, e le tue logge ad arco, le candide logge a colonne, che erano adorne dell'odoroso basilico e della pungente ruta, mentre la rosa di maggio, ricca e schiusa, lasciava cadere i suoi petali, a mille a mille, sulle tue siepi, Resina! Cercavamo un paesaggio arido e secco, con le sue pietre scure e polverose, con le sue mura frante, con i suoi monoliti cupi, con la sua terra nera e, invece, in Resina nostra, la primavera aveva coperto di papaveri e di gialle margherite le sue prode erbose e il rosso e il giallo, vivacissimi, adoravano ogni balcone, ogni terrazza, ogni finestra, damaschi broccati e rasi delle coperte dei vostri letti nuziali, care donne di Resina, dalle camicette di un limpido azzurro, dalle camicette rosa, e dagli occhi neri e lunghi, sotto il lucido torrione dei bruni capelli!
Al che, il nostro vecchio cuore di creatura nata sulla ferace terra di Campania, il nostro cuore animato da un sangue di Campania e ancora ricco di succhi della terra, si mise a saltare di gioia, vedendo, rivedendo le coltri nunziali ai balconi, alle logge, alle finestrelle, l'antico costume di festa, con cui, in Campania, si celebrano le grandi giornate, ed era, per te, Resina candida fra il verde cupo e il verde chiaro, per te, Resina linda e serena e gioconda, era una gran giornata, poiché il tuo Re, il nostro Re, varcava e tue fresche e odorose soglie e tutte le coperte all'aria, sotto il sole, le coperte luccicanti di viola, di cilestre, di rosa e tutte le belle resinesi, in gran gala, ai balconi, alle porte, nelle vie, per salutare il Re!
Si è vero, era lontano, un punto grigio. il Sovrano, nell'arido e secco paesaggio antico, fra le mura brune e le pareti aspre, e tutta Resina si tendeva, come un desiderio, dalle viuzze, dai campi, dagli alberi, dai tetti delle case, e anelava verso quel punto grigio che, forse, da un momento all'altro, sarebbe sparito, in un'automobile fuggente ... Ebbene, no: Egli venne a te, Resina, a piedi, calmo, tranquillo, sorridente, salutante, e ascese per sentiero, fra le siepi verdi e rasentò le sue prode fiorite e un delirio corse, per le strette vie, per i campi, fra i cespugli, sugli alberi, sui tetti, ovunque fosse un fanciullo, una donna, un vecchio, cento donne, cento vecchi, di Resina, tutti sollevati in un grido di entusiasmo, spontaneo, alto e roco, emozione, per questo tuo Re, per questo nostro Re, che aveva lasciato il tetro paesaggio ercolanese e si immergeva tra le fragranze della tua incomparabile campagna, Resina perla della città del Vesuvio, perla della magnifica collana, ove ogni città è una gemma".
Lina Luna
La Fontana di Resina
La Fontana di Resina
Svelato il mistero della Fontana di Resina. In piazza Fontana un tempo detta dei Colli Mozzi, per
quattro statue, innalzate su degli archi nel 1715, in seguito ritrovate acefale.
Nel 1790, in occasione dei lavori, per la costruzione della cosiddetta terra santa, accanto alla chiesa
di Pugliano a Resina, fu trovata acqua abbondante nelle fondamenta della costruzione e ciò segnò
l'inizio della fine del porticato. Infatti come informa il Gioacchino Marino, gli eletti dell'Università
di Resina approvarono in quella circostanza il progetto di costruzione di una grande fontana nella
parte bassa del paese, per ottenere la necessaria pressione dell'acqua e a tale scopo si decise
l'abbattimento dell'antico porticato. Il 20 maggio del 1791 l'ingegnere Gennaro De Nardo architetto
dell'università di Resina inviò una nota a Ferdinando IV di Borbone, nella quale chiedeva la
demolizione degli archi. Dopo una prima risposta negativa il re acconsentì alla richiesta, ordinando
che le statue fossero rimosse. Successivamente il sovrano, avendo trovato di suo gradimento il
modello di Creta della Fontana ordinò che si iniziassero i lavori di costruzione della stessa. Senza
altri indugi quindi si diede mano all'esecuzione del progetto e la fontana fu costruita e ultimata
nell'ottobre del 1792, purtroppo dopo il 1860 anche la Fontana venne demolita, ritenuta troppo
ingombrante. Della Fontana resta una lapide in marmo affissa sulla facciata posteriore della Chiesa
di Santa Caterina.
Da incisioni di opere di artisti dell'epoca come Giacinto Gigante, Gonsalvo Carelli, Achille Gigante,
e un autore ignoto della Scuola di Posillipo; è possibile ricostruire l'idea di come fosse la Fontana in quella piazza triangolare dove affaccia il seicentesco palazzo del principe di Capracotta. Si ergeva nel bel mezzo della piazza una grande vasca circolare, al centro uno scoglio di schiuma di lava, sopra troneggiava una grande sirena in marmo, una lastra di marmo con scritte in latino sorretta da putti in marmo e toffee che gettavano acqua.
Opera di Giacinto Gigante da galleria privata. Opera di Gonsalvo Carelli Museo di San Martino
(Na) e Catalogo beni culturali. L'opera di Achille Gigante, la ritroviamo nel libro Viaggio da Napoli
a Castellammare. Da notare che le tre opere hanno la lapide che guarda verso sinistra. Da ritenere
specchiata la Fontana di Resina dove la lapide guarda a destra, attribuita ad Achille Gigante, riportata in alcuni libri e in rete.
Questo è il risultato di una mia accurata ricerca attraverso musei e libri.
Lina Luna
Traduzione dell'epigrafe settecentesca
Qui, o forestiero, dove plachi la tua sete con queste zampillanti acque, gli abitanti dei Colli Mozzi, come il nome che ne è rimasto ci ricorda, avevano collocato quattro statue sottratte fuori dalla sommessa Ercolano che tu calpesti con i tuoi piedi: in seguito, Ferdinando, emulo del suo gran padre, sotto il cui regno furono riposti in onore quei prischi monumenti, essendo state nel Sacrario delle Muse, perché tra i vetusti cimeli occupassero un posto degno, in riconoscimento di quanto era stato encomiabilmente operato, volle che a sollievo degli abitanti del luogo fosse costruita questa fontana, per la quale profuse ventimila sesterzi.
Nell'anno del Signore 1792
Chiesina del S. Salvatore al Vesuvio
Chiesina del S. Salvatore al Vesuvio
La storia, il miracolo di cui racconterò risale al lontano 1656.
Nel 1656 Napoli e altre regioni confinanti furono colpiti dalla peste. Resina, un Casale in
provincia di Napoli, fu tra i più colpiti. Il territorio di Resina si sviluppa dal mare e si inerpica
sulla roccia lavica del Vesuvio, un vulcano che nel 79 d. C. portò morte e distruzione nei
paesi che lo circondavano. I resinesi, per scampare all'epidemia, ed alla morte,
abbandonarono il Casale e si rifugiarono sul Vesuvio, presso un piccolo Eremo luogo di
orazioni e penitenze di anziani eremiti, e qui, tra fede e aria salubre, il 14 agosto del 1656
furono colpiti da una torrenziale pioggia purificatrice, dopodiché, i decessi cessarono, era
la fine della peste, I poveri resinesi si sentirono miracolati, increduli, stupiti, gioiosi dello
scampato pericolo e, per fede e gratitudine decisero di costruire con obolo personale, una
chiesina dedicata al Salvatore (Gesù Cristo). Con impegno, e costanza, riuscirono a
costruire la chiesina a quota 610, completa di dimora per il sacerdote officiante.
Nella notte del 31 dicembre 1899, il cardinale Achille Ratti, futuro Papa Pio XI, compì la
salita al Vesuvio, e lungo il percorso, si fermò, nella chiesina del Salvatore, dove, celebrò,
una messa di ringraziamento. A testimonianza di ciò, sulle pareti laterali, furono affisse,
due formelle di pietra lavica, in una è impressa lo stemma papale, e l'altra ricorda, con
data e nome la visita, di sua Santità.
Sul pavimento, al centro della navata, vi è una lapide, a ricordo che la chiesa è un dono
degli scampati dalla peste bubbonica, e che lì, il rettore Monsignore Borrelli, raccolse le
ossa, degli appestati che persero la vita.
Dall'ultima eruzione del 1944, sono avvenute varie eruzioni del Vesuvio e la lava scorre senza mai sfiorarla. Sull’architrave dell’ingresso è riportato il motto “IN MEDIO
IGNIS NON SUM AESTUATA” (In mezzo al fuoco non sono bruciata).
Lina Luna
Una delegazione Phoenix a Ercolano
Una delegazione Phoenix a Ercolano
Una parte delle mie vacanze la trascorro sempre ad Ercolano, direte: e si, è la tua città natale, hai i tuoi familiari, ricordi d'infanzia. Si, vero, ma sappiate che ho anche altri semplici motivi. Volete sapere quali? All'alba vado in terrazza ho il buongiorno che mi arriva dal sole che sorge dietro il Vesuvio, un meraviglioso spettacolo di luci e colori. Il profumo del caffè e dei cornetti caldi, che arriva dal bar sotto casa, basta quello per inebriarti. Dal mare il panorama del golfo di Napoli. A pochi passi il parco archeologico a cielo aperto, patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Da quindici anni vantiamo della presenza del MAV museo archeologico virtuale, dove puoi provare l'emozione di un tuffo nel passato attraverso un'esperienza multisensoriale.
La chiesa di Pugliano è Basica Pontificia dal 1574. Il coloratissimo mercato Vintage primo al mondo lo si trova nella zona di Pugliano. E di sicuro resterai anche tu estasiato alla vista del Vesuvio, camminerai sulla roccia vulcanica, affonderai i piedi nella sabbia nera e, una volta in alto, potrai ammirare un panorama mozzafiato, città, paesi, isole, e il mare. Tutto ai tuoi piedi. Ercolano è una città che vanta ville del 600 - 700- 800, belle al punto da far acquisire il nome di Miglio d'Oro al tratto di strada dove sono state edificate. Tanto altro è, e tanto altro da. Amo, adoro la storia della mia città, al punto di sentire il bisogno di diffonderla. Riguardo a questo vi racconto di una giornata speciale: Ercolano 28 giugno 2023, giornata di incontri importanti che si sono presentati uno dopo l'altro. Ore 10 del mattino nel verde del Parco Inferiore di Villa Favorita tra macchie di ombre e sole, bambini che giocano con i genitori, incontro il caro amico Antonio Irlanda, insieme attendiamo l'arrivo del presidente Pino D'Alessandro in rappresentanza dell'Associazione Phoenix. Pochi minuti ed ecco arrivare l'auto del presidente, con al seguito, il vice presidente Francesco Ciaraldi e quella dell'ex allievo Antonio Mollo. Dopo cordiali saluti ci indirizziamo verso l'ufficio Tecnico dell'Ente Ville Vesuviane.
Dove ci attendono e siamo accolti con cortesia e gentilezza, invitati ad accomodarci agli uffici, al piano superiore dall'architetto Marco Zagaria e dall'architetto Matafora, i quali ci fanno accomodare attorno ad un grande tavolo, lì era ben disteso e visibile la pianta completa della Real Villa Favorita, dai tecnici si apprende dell'importante finanziamento ministeriale di 32 milioni di euro del PNRR a cui si aggiungono ulteriori 12 milioni dell'Agenzia del Demanio, per un totale di 44 milioni di euro. L'importante cifra permette che i lavori di restauro siano stesi all'intera proprietà. Avranno inizio dalla Casina Zezza, abbraccia l'intero Parco Inferiore, a seguire il Parco Superiore, i vari Tempietti come fiore all'occhiello il palazzo principale, con palazzo Bianchi. Un lavoro enorme e accurato, sarà realizzato nella durata di alcuni anni. Poi la loro richiesta di una fattiva collaborazione da parte della Associazione Phoenix per tutto quanto possa servire (foto, riprese, disegni ecc..) per ripristinare stato e luoghi originali allo stabile. Il presidente Pino D'Alessandro si è reso disponibile a fornire quanto richiesto, dopodichè ha presentato il programma dell'incontro dei favoritini che avverrà a Ercolano nelle date 28 - 29 - 30 - settembre in occasione del 70° anniversario e di come a meglio realizzarlo. Come si supponeva gli interni della villa non sono in sicurezza, quindi è vietato l'ingresso, ma si sono ottenute degli accordi: foto ricordo sullo scalone, alza bandiera, rinfresco al nuovo bar di Villa Favorita; è stata valutata anche l'alternativa saranno allestiti di gazebo nel Parco Inferiore della Stessa. Tutto è stato pensato e organizzato in sicurezza e in base ad ogni evenienza. Dopo la riunione un giro nel parco per individuale l'eventuale location dei gazebo, e una foto di gruppo. Ci concediamo con una stretta di mano. Avviandoci verso le auto rimembro che nel pomeriggio avrò il piacere d'incontrare il presidente dell'Ente Ville Vesuviane Gennaro Miranda, mi si accende una lampadina e mi dico perché non estendere l'invito anche agli amici presenti che hanno affrontato un viaggio per amore e a ricordo della villa, così condivido il mio pensiero, ne sono più che lieti ma non essendo io la padrona di casa mi accingo a telefonare al signor presidente che tra i tanti impegni trova il tempo di rispondermi ed accettare l'incontro circolare e con sogni e aspettative, ci presentiamo intorno alle ore 16 agli uffici della Fondazione Ente Ville Vesuviane, nella bella villa Campolieto, come concordato telefonicamente. Siamo stati accolti dal presidente in una sala, con calda accoglienza, disponibilità. Il tema dell'incontro il restauro di Villa Favorita. Il presidente è determinato, si adopera con idee, progetti, pronto a concretizzare, si avverte chiaramente che ha a cuore il luogo per come si è rapportato con il presidente Pino D'Alessandro, tra loro armonia e sintonia un unico obiettivo villa Favorita. Tra l'altro il presidente Miranda ci annuncia l'anteprima di un importante appuntamento, e stupisce, invita e informa i presenti che il 7 luglio 2023 il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sarà a Ercolano. Alle ore 16 sarà in villa Favorita dove avverrà l'illustrazione del progetto di restauro, dopodiché sarà accolto in villa Campolieto con il saluto della Fanfara dell'Aereonautica, ci sarà un incontro stampa con il Ministro. Al termine è previsto l'esibizione della Fanfara del Comando Scuole dell'Aereonautica Militare; a seguito l'inaugurazione della XXXIV edizione del Festival Delle Ville Vesuviane. Un'importante programma con la presenza di rappresentanti delle istituzioni, dove sicuramente non mancherà la Rappresentanza dell'Associazione ex Allievi di Villa Favorita così afferma il Presidente D'Alessandro. Ci concediamo dal Presidente Miranda lasciandolo ai suoi numerosi impegni.
Una giornata ricca di concretezze.
Le mie ferie sono terminate, devo rientrare per motivi lavorativi, ma lascio un grande in bocca al lupo a tutti. Ringrazio il mio compagno di vita che anche durante le ferie ha saputo attendere i miei tempi.
Lina Luna
Fiocco azzurro a Villa Favorita
Fiocco azzurro
Si potrebbe iniziare con c'era una volta ma questa non è una fiaba, ma storia vera, accaduta nella stagione dei fiori, la primavera del 1880. Il fatto è questo: il viceré Ismail Pascià soprannominato il Magnifico, era ospite in Villa Favorita a Resina, perché esiliato dall'Egitto per bancarotta. Una delle mogli completava in quel periodo i nove mesi di gestazione, aveva iniziato la giornata con le doglie. Negli ultimi mesi alla villa erano stati convocati due medici, uno da Napoli e l'altro da Torre del Greco, ambedue avevano consigliato al Kedivè la necessità di far dormire a Palazzo Favorita una levatrice, fu consigliata la “levatrice”, Giannone Marianna, una diplomata di Torre del Greco. Convocata a palazzo, con la sua borsa piena di ferri del mestiere, entrò, e restò affascinata dai grandi saloni, da lampadari immensi, attraversò la grandiosa sala ovale, e venne fatta accomodare nell’anticamera della stanza da letto di Ismail. Un signore dai lunghi baffi, vestito di tutto punto e con un bastoncino di bambù, le si avvicinò e con un inchino sussurrò alla levatrice: “Sono l’interprete dottoressa, tra poco entriamo." La levatrice torrese emozionata rispose: avevo proprio bisogno di capire questo, signore, mi chiedevo venendo qui in che lingua avrei potuto esprimermi, conoscendo, per studi fatti, esclusivamente l’italiano e un po’ di francese. Grazie mille. Trascorse l'intera giornata e la notte, assistendo la gestante che si lamentava e urlava a momenti. Nelle prime ore del mattino, iniziò a tuonare da Sorrento e in meno di un’ora un nuvolone nero arrivò sul Palazzo, rovesciando sui tetti un fiume d’acqua. Tra pioggia, lampi e tuoni intorno alle 7 di quel mattino la giovane donna diede alla luce un bel maschietto dalla pelle scura e da splendidi occhi chiari. Ismail all’età di 51 anni era diventato nuovamente padre, ma questa volta sotto il celo di Partenope.
Il parto andò a buon fine, il bambino era forte e bello, la mamma stava bene seppur stanca.
La Giovannina (l'ostetrica), ricevette la sua ricompensa e mentre raccoglieva le sue cose per tornarsene a casa, fuori continuava una pioggia imperterrita.
L'interprete gli consigliò di attendere che smettesse il temporale, e che dopo l'avrebbe riaccompagnata a casa in carrozza, Ismail non era d'accordo che se ne andasse e la invitò a restare ancora, in modo che potesse prendersi ancora cura della puerpera che sembrava provata dal parto, egli accettò. Gli fu messa a disposizione una delle più belle camere con vista sul mare. All’alba del terzo giorno la levatrice decide di tornarsene a casa, ma nei corridoi incontra la servitù che la invitano a restare, affinché aiutasse la giovane mamma all'usanza araba: <<fare al terzo giorno dalla nascita, il bagno al nascituro nel latte di mucca e di capre>>, si lascia convincere, e resta. Era la prima volta nella sua vita, assistere, al primo bagno di un re.
Entrano nella camera, la puerpera e Ismail erano già pronti per l’antico rito. La giovane mamma prese il bambino cantando una nenia, lo immerse nella vasca colma di latte precedentemente riscaldato, in contemporanea il papà apre un bauletto, ed estrae gioielli e monete d’oro che immerge nel bagno di latte, per buono auspicio.
Passarono anni e Giovannina quella dolce scena, quella esperienza, non la dimenticò mai.
Due di quelle monete d’oro, a ricordo di quanto accaduto, le restarono tra le mani.
Le ereditò la figlia Giuditta Mazza.
Storia di Ercolano e Resina
Favoriti Forever
Favoriti Forever
Non ho mai nascosto che fin da bambina sono stata affascinata da villa Favorita, ed ho sempre sperato di poter entrare, non intrufolarmi come tanti, volevo, desideravo un'occasione speciale, un invito importante è il momento mi si è presentato a giugno quando il presidente dell'Ente Ville Vesuviane Gennaro Miranda ci ha invitato per il 7 luglio data della visita del Ministro dei Beni Culturali Gennaro Sangiuliano che arriverà a Ercolano; al centro della sua visita il progetto di restauro di villa Favorita, finanziato con 32 milioni di euro dai fondi del PNRR e 12 dell'Agenzia del Demanio per in totale di 44 milioni di euro. Purtroppo gli impegni di lavoro non hanno assolutamente permesso di essere presenti. Fortunatamente avevo ricevuto un invito per il 30 settembre da Pino D'Alessandro presidente dell'O.N.A.O.M.C.E. Ex Allievi di Villa Favorita al 7° anniversario degli stessi, certo anche qui si sono presentati degli intoppi lavorativi che fino all'ultimo sembrava non potersene liberare ma alla fine ci siamo riusciti.
Nell'entrare in villa ho provato gioia e soddisfazione. Siamo stati accolti con affetto e cordialità da tutti i presenti. Ringrazio il presidente Pino D'Alessandro per l'invito e la splendida accoglienza.
Saluto il presidente Gennaro Miranda il quale si è dimostrato accogliente e ha speso delle splendide parole su di me, per il lavoro che svolgo, ci tengo nuovamente a ringraziare, grazie.
Sono stati mesi di attesa, colmati e ottimizzati dal capo organizzatore Pino D'Alessandro con responsabilità, ideazioni, progettazioni, pianificazioni. Ha provveduto, curato, disposto egregiamente un impegno non facile. Ricordo all'evento con quanta cordialità ha accolto tutti i presenti. Ad accogliere e presenziare vi era anche Gennaro Miranda presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane e la sua equipe che hanno provveduto a rendere tutto possibile, dai vari permessi, alla cura del suolo. La disponibilità, l'egregia intesa collaborativa era in perfetta sintonia con Pino D'Alessandro, questo ha reso la visita e la manifestazione in villa perfetta. Facevano da cornice allo scalone le bandiere italiane a esse al centro era stampato in grande e in sequenza l'anno, gli anni in cui l'Istituto è rimasto attivo in villa dal 1953 al 1966. L'Ente Ville Vesuviane ha messo a disposizione e posizionato l'amplificatore, casse acustiche, microfono. uno speaker ha veicolato tutti i messaggi e annunciato l'inno Nazionale Italiano (Fratelli d'Italia, scritto da Goffredo Mameli nel 1847). Nel piazzale vi era il pennone alto circa tre metri con le funi per issare la bandiera italiana.
Protagonista il monumentale scalone che quante volte l'ho immaginato, visto attraverso foto, filmati, adesso era lì davanti a me in tutta la sua bellezza e maestosità nonostante i suoi anni, mi ha trasmesso soggezione, allora ho preso coraggio e sono salita fino in cima. Una volta in cima mi sono chiesta: sogno o son desta? Si sono in villa, si è realizzato il mio grande desiderio di sempre, ed ero gioiosa.
Raggiungo tutti i presenti a metà scalone. Inizia la cerimonia solenne dell'alzabandiera preceduta dalla tromba che richiama l'attenzione all'Inno Nazionale, dopodiché è stata posta dagli Ex Allievi una grande ghirlanda con coccarda tricolore, al termine foto ricordo sullo scalone. Poi mi ha assalito una tristezza, il mio pensiero è volato all'amico fraterno Antonio Irlanda venuto a mancare improvvisamente in agosto, un favoritino doc. Un'assenza che anche altre persone presenti hanno percepito. Antonio è stato uno degli assi principali di questa grande macchina organizzativa.
I favoritini da sempre legati a lui da affetto e stima, in questa occasione l'hanno voluto ricordare, donando al figlio Gianfranco una targa a memoria del caro estinto.
La cerimonia ha avuto seguito al Parco Inferiore di Villa Favorita con aperitivo, per poi concludersi con pranzo nelle sale dell'Albergo Poseidon di Torre del Greco. Ringrazio tutti i favoritini arrivati da ogni parte d'Italia, per l'amore, la fede che hanno dimostrato per questo luogo storico della nostra amata città, Ercolano.
Lina Luna
Li Colli Mozzi
Li Colli Mozzi
La piazza di Resina, era in un luogo detto li Colli Mozzi. E qui per piacere a chi ha autorità di comandarmi, devo dare una breve notizia di questi Colli Mozzi. Dunque nell'anno 1715, avendo Ambrogio Nocerino di Resina cavato un pozzo nel cortile di sua casa dietro la Cappella di S. Giacomo, ivi ritrovò alcuni marmi, e capitelli di colonne antiche. Abitava nell'istesso tempo nel Palazzo di S. Buono l'Eccelentiss. D. Emmanuele Mauricio di Lorena Principe di Elbous. Giunto la notizia di costei quel che erasi ritrovato, vi andò di persona, e facendo fare alcune grotte laterali in detto pozzo, vi ritrovò molti marmi, vasi, pezzi di bronzo, ed inserzione in una Fabbrica magnifica, e fra le altre cose, vi ritrovò molte Statue di marmo, che poste in cascie di legno le mandò fuori Regno. Fra queste statue ritrovate ve ne furono due senza testa, perché rotte nel cadere a terra, ed altronde trasportate dall'alluvione di terra infocata, o perché recise dai Romani prima di fuggire, come si argomenta da molti, per la gran mancanza di teste negli scavi. Erano più di cento anni, che quattro statue togate con i loro Capi, ritrovate già sotterra nel Cortile di Decio Spinetta, nel Vicolo di Mare di Resina, si erano dal Pubblico situate sopra tre archi di fabbrica nella pubblica Piazza di Resina con la spesa di cento ducati presi all'imprenditore dagli Governadori del Pubblico e dalli Signori di Lega. Or vedendo il mentorato Signor Principe di Elbous, nel 1715 che a due sue statue ritrovate, come dicemmo, mancavano le teste, saputo e permesso da alcuni Cittadini di Resina, fece di nottetempo recidere due teste le migliori, dalle quattro Statue piantate dal Pubblico né cennati archi, per adattarle sopra i due suoi busti. I Cittadini, per timore, e che non fosse accaduto l'istesso all'altre due Statue, fecero loro stessi recidere le due altre teste, e così restarono tutte e quattro decapitate le statue, come oggi si vedono, e perciò diconsi da' Paesani oggi si conservano nel Teforo, sotto al Campanile di S. Maria a Pugliano, cioè l'una situata nel muro sopra la porta di detto Teforo, e l'altra sta a terra sotto uno di quei Armari. Quanto fin ora detto intorno i Colli Mozzi, l'ho preso da un antico manoscritto di un Sacerdote di Resina, contemporaneo al fatto, che da me si conserva con altre antiche scritture. Del resto so che alcuni Autori hanno scritto che quelle quattro statue erano della villa, che aveva in Resina Antonio Panormita Familiare di Alfonso primo di Aragona, e famoso letterario, ma senza fondamento, tanto più che quelle statue totale son opera degli antichi romani, nè in Resina vi è vestigia e memoria alcuna dalla Villa del Panormita, che fiorì circa soli tre secoli.
Tratto dal libro La Real Villa di Portici illustrata dal Reverendo D. Nicola Nocerino parroco di Essa.
In Napoli MDCCLXXXVII Presso i Fratelli Raimondi Con Licenza di Superiori
Cosa visitare a Ercolano:
Le Ville del Miglio d'Oro -
Villa Campolieto -
Parco Inferiore di Villa Favorita -
Molo Borbonico -
La Basilica Santa Maria a Pugliano -
Chiese e Cappelle -
Parco Archeologico Hercvlanevm -
MAV Museo Archeologico Virtuale -
Mercato Vintage di Pugliano
Parco Nazionale del Vesuvio -
Il cratere -