Premessa

L'area storica nota come Miglio d'Oro:
                 il tratto di strada che dalla Reggia di Portici conduce al Palazzo Vallelonga di Torre del greco. Un tempo Via Reggio delle Calabrie, poi Corso Ercolano, oggi Corso Resina.
Definito d'oro per i giardini ricchi di pometi, aranci, limoni e mandarini, delle sue ville Settecentesche.

 La definizione precisa di Miglio d'Oro si tende a estenderla, al fine di ottenere promozione turistica e sviluppo territoriale dei paesi vicini. Il concetto di Miglio d'Oro, che originariamente denotava il tratto ercolanese della via Regia delle Calabrie e il primo tratto nel comune di Torre del Greco, è stato esteso anche ai comuni di Portici e di San Giorgio a Cremano. Sul territorio dei quattro Comuni cosiddetti "del Miglio d'Oro", oltre che su quello dei quartieri napoletani di Barra e San Giovanni a Teduccio, abbracciano le 121 ville vesuviane del XVIII secolo censite dall'Ente Ville Vesuviane. 



   
Le splendide Ville Vesuviane che si affacciano sul Miglio d'Oro

Indice

              
 Villa De Liguoro - Villa Paolo Signorini II - Palazzo Municipale di Ercolano -
    Palazzo Tarascona - Palazzo Correale - Villa de Bisogno di Casaluce - Villa Aprile -  
Villa Durante - Villa Tosti di Valminuta - Villa Arena -  
Villa Campolieto - Real Villa Favorita - Palazzo Principe Di Migliano -  
Villa Vargas Macchucca - Villa Manes Rossi - Villa Lucia -     


Altre ville Vesuviane del Settecento del territorio ercolanese sono:
                     Villa Passaro - Villa Consiglio - Villa Signorini I - Palazzo Capracotta -                                       Villa Giulio De La Ville - Villa Ruggiero - Palazzo Arcucci - 
      

Straordinarie significative presenze, meritevoli di citazione le trovi sempre qui ad Ercolano, seguono:

 
Villa Annunziata - Villa  Battista - Villa Cacciottoli - Villa Cagliozzi - Villa Cantani - Villa Caramiello - 
 Villa Coppola - Villa Cua - Villa D'Amelio - Villa Falco - Villa Faraone - Palazzo Ettore Filotico - Villa Piro Gattini - Villa Irene - Villa Jodice - Villa Maiuri - Villa Matarazzo - Villa  Strigari - Villa Raja -  
Villa Rivellini - Villa Rossano - Palazzo Marchese Santangelo - Villa Semmola - Villa Sorge - 
Villa Ummarino -
 
                                                                                                                                      


Il Miglio d'Oro e oltre ↓ 

Villa De Liguoro

Villa De Liguoro

 
Villa De Liguoro (oggi Ummarino) sita al corso Resina, n. 1 - 9 ad Ercolano. 

L'edificio indicato col nome di villa Russo nella pianta di Francesco Geri ( stesa in occasione della costruzione della Reggia di Portici ), compare anche nella mappa del Duca di Noja e ciò conferma l'antichità della sua origine.
L'edificio presenta un impianto planimetrico a doppia L
Oggi la fabbrica appare molto alterata dagli interventi che si sono succeduti nel tempo.
 Ai lati della facciata sono due portali  con lesene in piperno ed archi in stucco; notevole anche la lunga successione di balconi con sporti sagomati di gusto settecentesco. 
L'ampio cortile fa da ingresso al livello più basso del giardino.
 Un modesto giardino con due terrazze. 
Da ricordare che nel cortile, nei primi decenni del '900, funzionarono impianti per bagni di acqua dolce.
IL palazzo appartenne alla famiglia del santo vescovo Alfonso Maria de' Liguori.

3 agosto 1928: l'avv. Enrico Mastellone a Villa Liguoro.
27 settembre 1918: Rina Talamo presso la cugina Ester De Liguori di Presicce, villa omonima.


  
Storia di Ercolano e Resina

Villa Signorini II già Granito Di Belmonte

 

Villa di Paolo Signorini già granito di Belmonte, Corso Resina, n. 11

Edificio del 700 realizzato per i principi Granito di Belmonte all'incrocio tra la Via Regia delle Calabrie (oggi Corso Resina) e la Via Cecere (oggi via Roma).
L'impianto architettonico è articolato con due grossi blocchi che si uniscono all'incrocio delle attuali strade via Roma e corso Resina. Dall'androne, coperto a volta, si accede nel primo cortile chiuso su tre lati, che si collega sul fondo ad un secondo cortile, oltre lo scenografo corpo scala. Questo elemento costituisce la parte più interessante di tutto il fabbricato: un grande loggiato aperto con archi rampanti che lasciano scorgere il panorama del giardino e del golfo assolvendo, oltre la consueta funzione di collegamento, quella di loggia belvedere aperta sul panorama con le arcate rivolte verso il giardino retrostante dove trovasi una cappellina. Al piano terra due rampe simmetriche, coperte da volte ribassate, si raccordano per giungere al primo livello, secondo una scenografia tipicamente settecentesca che ricorda, nello stile e nei motivi decorativi, alcuni esempi realizzati dal Vaccaro e altre ville vesuviane come la villa Meola nel centro storico di Portici. La facciata sulla strada, lascia percepire attraverso alcuni elementi come i timpani spezzati, sovrastanti le cornici sui balconi del piano nobile, e quelle marcapiano con motivi di volute in stucco, l'importanza della nobile dimora. Il portale, che richiama nelle forme e nell'apparato decorativo gli elementi barocchi, inquadra, come in una scenografia teatrale, ciò che si preannuncia al visitatore che lo varca, i due cortili, la scala aperta, ed il giardino a cui si accede attraverso una gradinata semicircolare in piperno, a doppia rampa. Nell'Ottocento, oltre alla soprelevazione di un secondo piano come avvenuto per quasi tutte le ville del Settecento, è stata ampliata l'ala su via Roma, fino a coprire un lato della scala memorabile. 
La villa nel 1911 fu venduta da Gioacchino di Belmonte a Paolo Signorini, proprietario della Cirio, che l'acquistò insieme ad un'altra villa poco distante sulla destra di via Roma e che ancora oggi porta il suo nome, per questo ancora oggi è nota come Signorini II o di sopra ... 
L'opera da alcuni è attribuita al Vaccaro.


                                
  Storia di Ercolano e Resina


Palazzo Municipale

 Palazzo Municipale già Passaro, corso Resina, n. 39

Palazzo Settecentesco, con un giardino a parterres, coltivato ad agrumi, come si rileva dalla Mappa del Duca di Noja; di proprietà della famiglia Passaro, passò nel 1845 al comune di Ercolano, con il vincolo che il parco fosse a disposizione del pubblico. Nel 1887 si trasferì dal Palazzo Capracotta.
In quel tempo il nuovo municipio era un'elegante villa neo - classica già presente nella mappa del Duca di Noja, era composto da piano terra e primo piano.
Il piano terreno è ornato a bugne in stucco con finestre architrave e portale centrale, seguendo una composizione rigidamente simmetrica. Al piano superiore le finestre hanno timpani circolari ad eccezione di quella del balcone centrale sormontato da un timpano triangolare. Sulla destra del profondo androne coperto da volta a botte a cassettoni si apre l'ingresso allo scalone, formato da un primo rampante che si sdoppia in due simmetrici che raggiungono, al primo piano, l'appartamento nobile. Qui un grande ambiente di gusto neoclassico con colonne doriche ed eleganti motivi decorativi di ispirazione pompeiana, preannuncia la grande sala oggi destinata alle riunioni del Consiglio comunale. Il fronte posteriore si apre al parco attraverso il grande arco dell'androne e quattro portefinestre che catturano la luce e lo spazio circostante. Il giardino rivolto verso il mare, ricco di aiuole con fiori, vasche e sedili conserva alcune antiche alberature.

I lavori per la trasformazione della vecchia costruzione nella nuova e più accogliente casa comunale furono diretti nell'Ottocento da quell'insigne prof. dott. Emilio Mayer, dopo che l'architetto Ignazio Rispoli aveva provveduto a progettare l'impresa. Fu approntata una bellissima sala consiliare, di stile pompeiano, ornata nella volta da affreschi con decorazioni neoclassiche; si trasformò il parco in Villa comunale, che fu inaugurata il 24 luglio 1887 alla presenza di tutto il popolo festante.
Il secondo piano, specie quella porzione del fabbricato che guarda a mezzogiorno e che affaccia nell'atrio del palazzo, fu aggiunto all'epoca del Podestà Alfredo Bossa, nel 1933.    
Il giardino ancora oggi è destinato a Villa Comunale.
 

                                                  
Storia di Ercolano e Resina


Palazzo Tarascone

Palazzo Tarascone al n. 68 di Corso Resina

L'edificio viene citato dal Troyli tra le più belle ville settecentesche sorte nei pressi della Reggia di Portici. Nella mappa del Duca di Noja appare già chiaramente delineata la sua planimetria irregolare, tutta incassata tra la vecchia strada borbonica e via Cuparella, una stradina che costeggia il bosco superiore (parte integrante della ricordata Reggia di portici).

Il Palazzo Tarascone appartenuto al duca di Acerra Raffaele Tarascone dei Tarascona di Francia, che lo costruì su quanto rimaneva di un'opera seicentesca che era stata di un tale Aniello Jacumino. Ad un primo cortiletto piuttosto angusto segue un secondo di forma ottagonale di classica linea  

 che molti studiosi hanno attribuito alla mano del Sanfelice; 

 presenta delicate finestre con timpani delle quali alcune sono tampagnate altre sbarrate. Agli angoli, un mascherone in stucco assolveva ad un tempo funzione di capitello è di gocciolatoio. 

 . Segue poi un altro cortile, che immetteva nel giardino nel quale vi è a destra la scuderia con pilastri di piperno. Vi è inoltre una cappella oggi scomparsa. Nel secolo XIX all'edificio è stato aggiunto un piano che ne appesantisce la delicata facciata, sfigurata anche dalla mancanza di una delle colonne del portale. che fu danneggiata dal bombardamento aereo del 14 settembre 1943.

La fabbrica oggi appare alquanto rimaneggiata per le successive aggiunte di nuovi corpi di fabbrica, costruiti nell'unica direzione di espansione possibile e cioè verso il giardino. La facciata è in pessimo stato di conservazione.  
Da ricordare che villa T. ospitò negli anni compresi tra il 1920 e il 1930, un Liceo-Ginnasio, l'unico che la nostra città abbia avuto in tutta la sua storia.
9 luglio 1921: il prefetto Pesce inaugura il Liceo-ginnasio, che avrà purtroppo vita breve, nel palazzo Tarascone. Presenti, tra gli altri, l'on. Porzio, l'on. Beneduce il provveditore agli studi Cotronei.


Storia di Ercolano e Resina


Palazzo Correale

Palazzo Correale al n. 61 del Corso Resina

Risale al '700, il disegno del portale e dell'ornato dei balconi ricorda la villa Signorini (già, Granito di Belmonte). Appartenuto alla nobile famiglia dei patrizi di Sorrento, della quale ricorderemo il contestabile Pietro Paolo del Seggio di Porta. L'opera è interessante per il suo disegno. Dice Paolo di Monda: <<Sia nel portale che nell'ornato dei balconi; qui però la cornice inferiore del timpano spezzato si incurva verso l'alto per lasciar posto ad un lieve disegno di cartigli mentre i balconi centrali dei tre piani sono sormontati da una coppia di mensole. L'androne inquadra un cortile di forma allungata, con ai lati le scuderie e sul fondo un cancello che conduce al giardino, cosparso dei resti di sedili e busti marmorei >>. La villa era costituita originariamente da un piano terra e un primo piano. Il secondo e terzo piano fu aggiunto nella seconda metà dell'Ottocento. Nel cortile si può ammirare l'esedra che dà l'accesso al parco. Le condizioni statiche sono attive. 
Sito al corso Resina (già corso Ercolano) n. 61

Palazzo Correale fu abitato dal generale Correale messo lì da Napoleone a supervisione del golfo di Napoli. 


Alfonso Correale, esponente di una famiglia facoltosa e possidenti. Eletto sindaco di Resina il 6-9-1860. Tra i problemi che la sua amministrazione dovette affrontare fu, preliminarmente, quello di trovare una decorosa casa municipale, per sistemarvi gli uffici fino a quel momento ospitati in locali di fortuna. 
Eletto sindaco per una seconda volta il 5- 6-1866, il Correale si trovò ad occupare l'importante carica in un periodo in cui il nuovo governo nazionale concesse al sopraintendente Giuseppe Fiorilli l'autorizzazione a procedere ai nuovi scavi nell'area archeologica di Ercolano.
Altri meriti della civica azienda furono: l'acquisto (deliberazione consiliare del 16-2- 1870) di parte del Demanio (nella proprietà una volta dei Barnabiti) per alloccarvi gli uffici municipali; la sistemazione della via Savastano e Panto; la ricostruzione di via Trentola e della via Mare; la deliberazione (5-8-1870) di un regolamento di guide e i facchini del Vesuvio, il primo di una serie che prefetti e sindaci adotteranno negli anni a venire per tutelare i diritti e precisarne i doveri. 


Storia di Ercolano e Resina

Villa De Bisogno Di Casaluce 

Villa De' Bisogno di Casaluce

Sita al corso Resina n. 189, Ercolano 

Qui ha inizio il cosiddetto Miglio d'Oro, e cioè quel tratto di strada borbonica che congiunge Resina con Torre del Greco e che così fu chiamato per le vantaggiose visuali del Vesuvio e del mare ... la villa e tra le poche che appartiene ancora alla famiglia che la costruì così scriveva Roberto Pane nel 1959.
Questa grande dimora settecentesca, mostra una interessante facciata dove i tre livelli, definiti di apertura di finestre e balconi, sono legati tra loro da un motivo decorativo di riquadrature a stucco che, senza soluzione di continuità, attraversano l'intera superficie.
 L'androne è caratterizzato da una volta lunettata, con un affresco di gusto settecentesco che ingloba lo stemma della famiglia e richiama, nei colori e nelle forme, i caratteri tipici degli affreschi vesuviani. Un'ampia sorte, un tempo collegata a un giardino, conclude lo spazio della villa.
Accanto all'ingresso del palazzo a tre piani, che è decentrato sul lato destro, si trovava una stanza che fin dal 1705 il diacono Carlo De Bisogno e i suoi fratelli progettarono di trasformare in cappella. 
Nel 1930, all'altezza della Villa De Bisogno, fu inaugurato il nuovo ingresso degli scavi di Ercolano, evento destinato ad incrementare notevolmente l'afflusso di turisti e visitatori nella nostra città.
Da citare, che la masseria della villa, coltivata a vigneto e orto, persisteva sull'area cunicoli borbonici (la scoperta di uno dei quali fu occasione dell'inizio dei primi scavi all'aperto ad Ercolano nel 1828).
 

11 agosto 1898: a Villa De Bisogno: il marchese Vincenzo De Bisogno e famiglia, il marchese Marino Brancaccio, il barone Del Pezzo e famiglia.
13 agosto 1924: l'avv. Nicola del Plato a Villa De Bisogno.




                                                                      Storia di Ercolano e Resina

Villa Aprile

 Villa Aprile già Villa Riario dei marchesi di Corleto

La bella Villa Aprile appartenne in passato alla nobilissima famiglia napoletana dei duchi Riario Sforza, marchesi di Corleto, principi di Ardore, duchi di Santo Paolo, marchesi di San Giorgio e Polistena e baroni di Montepeloso.  Costruita nella prima metà del Settecento, può chiamarsi la regina delle ville non solo di questi luoghi, ma di tutta Napoli, di quelle, 'a privati appartengono, niuna essendovene che la eguagli in magnificenza, buon gusto e splendidezza. 
Un ampio e ben architettato Palazzo forma il suo ingresso, la cui scala è tutta sparsa di mezzi busti in marmo. A fronte dell'ampio cortile, salendo più gradini si ha l'ingresso alla nobile villa, il cui primo aspetto mostra à Riguardanti un piano, nel cui centro vi è una peschiera tutta vagamente adorna di chiocciole marine, ed altri lavori, che formano una sorprendente veduta. Sul mezzo della peschiera vi è una bella statua colossale di marmo, rappresentante Prometeo, scolpita maestrevolmente in Massa Carrara, la quale certamente non si lascia avanzare da qualunque moderno scalpello. Né quattro angeli del piano della peschiera vi sono altre quattro statue di marmo, rappresentanti Apollo, Pomona, e altre deità co' loro simboli, che le distinguono, e tutto il recinto che è tra le statue, e la peschiera è sparsa di bei giuochi di mortelle, e di bosco, ce le accrescono vaghezza. A fianco di questa magnifica peschiera vi sono due tempietti, uno dedicato alla Felicità, l'altro all'Amicizia, come additano le iscrizioni Felicitati Amicitiae.
Ereditata nel 1818, da Giovanna (detta Giovannina) figlia di Raffaele Riario Sforza e nipote di Nicola Riario Sforza.
Donna Giovannina sposò il conte Nugent, ed ereditò la villa dopo che ebbe pagato alcuni debiti del padre e degli zii Sforza, Giovanni e cardinal Tommaso, quest'ultimo maestro di camera di papa Pio VII. Soddisfatti i creditori di questi parenti i Riario Nugent entrarono in possesso di questa magnifica villa nel 1818 e nell'atto notarile che sancì il passaggio di proprietà si legge che <<si sono perciò contentati di ricevere per la somma di ducati undicimila la villa sita a Resina con tutte le sue adiacenze, Casino e quanto altro vi si trova, compresa la più piccola masseria posta di rimpetto al Casino medesimo col carico di soddisfare i canoni infissi sul detto stabile, uno cioè di annui ducali 10 e grana cinquanta, dovuto alla chiesa di S. Maria a Pugliano..>>.
Questa donna, amante della mondanità e con uno spiccato gusto per l'arte, andata in sposa al conte Nugent, la trasformò completamente secondo il gusto neoclassico dell'epoca. Del primitivo aspetto non resta traccia. I lavori alla villa e al parco furono realizzati a partire dal 1832 e continuarono fino al 1860, anno in cui morì Giovanna Riario. Nel 1864 la villa fu venduta a Giovanni Apreno Galante e nel 1879 alla famiglia Aprile. Questa importante famiglia di Ercolano diede un rinnovato impulso alla vita mondana con continui ricevimenti, feste e banchetti e destinò alcuni ambienti ad uso albergo, per ospitare illustri famiglie, che giunte ad Ercolano, volevano godere della salubrità dell'aria e del clima mite durante il loro soggiorno.

 11 agosto 1898: a Villa Aprile: il comm. Pasquale Aprile e famiglia, il duca e la duchessa di Casamassima, il principe e la principessa di Bisignano.
3 settembre 1900: a Villa Aprile il barone Degni e consorte.
1 luglio 1906: a Villa Aprile il conte Francesco Solimena.
17 settembre 1907: a Villa Aprile, per l'onomastico di Maria Salvia Carabelli, festoso convegno.

15 agosto 1908: a Villa Aprile, con parco, giardini inglesi, aria saluberrima, asciuttissima, dieci minuti dal bagno di mare, affittasi piccoli, grandi appartamenti, completamente mobiliati: massimo confort, fermata obbligatoria tramway davanti alla villa, acqua di Serino (da "Il Mattino").

Antonio Salandra (Troia (FG) 13 agosto 1853 Roma 9 dicembre1931) politico italiano, Primo Ministro del Regno d'Italia dal 1914 al 1916, ospite abituale in villa Aprile.
12 luglio 1915: l'avv. Carlo D'Aquino a villa Aprile.
22 luglio 1915: F. W. Fuchs con la signora Giulia a villa Aprile.
15 agosto 1915: a Villa Aprile il comm. Pasquale Aprile e famiglia, il conte e la contessa Giusso Imperiali, l'Avv. Carlo D'Aquino, l'avv. Borselli, l'on. prof. Longo, la signora De Zerbi Watteville ed altri ancora.
3 agosto 1919: a villa Aprile il duca e la duchessa Morbilli con i figliuoli.
12 ottobre 1918: a villa Aprile. a favore delle cucine gratuite per i poveri.
Carlo Sforza (Lucca, 23 settembre 1872 - Roma, 4 settembre 1952), diplomatico, Ministro degli Esteri, ospite abituale in villa Aprile.


Villa Aprile 
Corso Resina 296
Comune Ercolano
Proprietà Anna, Elisa, Riccardo Aprile; Tecla Kulne; Vincenzo Gravino; Enrichetta Paschoud; Società << Hotel Villa Riario Sforza>>; Società Ca. Di. Pa.
Documento notifica 2. 11. 1969; notifica 12. 8. 1970.




                                                                      Storia di Ercolano e Resina

Villa Durante

 Villa Durante, già villa Mirelli, dei principi di Teora, corso Resina n. 308 - 310

La villa Durante appartenne ai principi Mirelli di Teora, è attribuita a Ferdinando Sanfelice. Scrive il De Dominici: <<nella regal villa vi ha disegnato (Sanfelice). 
Nella mappa settecentesca del Duca di Noja questa proprietà è indicata come <<podere e casino del principe di Teora>>, una famiglia oriunda genovese trasferitasi nel regno di Napoli al seguito di Carlo I d'Angiò: furono patrizi di Positano e di Benevento, eredi di casa Cordova e Grandi di Spagna. Nel 1689 divennero principi di Teora e per successione dei Carafa ebbero il marchesato di Calitri, i ducati di Sant'Andrea e S. Menna, la contea di Conza e innumerevoli feudi e signorie.
Successivamente passò al generale Durante, antica famiglia locale, che nell'Ottocento la ampliarono con un secondo livello e aggiunsero nuovi ambienti e decorazioni.
La cortina continua lungo il Corso Resina presenta nella decorazione dei balconi del primo livello un alternarsi di timpani triangolari e semicircolari, rispettivamente con conchiglie e festoni di alloro; al centro vi è lo stemma di famiglia con la scritta DURANTE DEO DOMUS EST e resti di una statuina di S. Michele Arcangelo che ricorda nella decorazione plastica quella di Domenico Antonio Vaccaro della chiesa napoletana intitolata allo stesso Santo.
Ad una quasi perfetta distribuzione simmetrica della facciata non corrisponde lo sviluppo planimetrico interno determinato dalla necessità di adattare il corpo di fabbrica alla forma dell'isolato, limitato dalle tre strade adiacenti.
La villa si apre sulla strada con due portali delimitati unicamente da una liscia cornice in piperno attraverso i quali si accede in due atrii, con le volte riccamente affrescate di putti, ghirlande e festoni, che immettono nei cortili. Il primo di piccole dimensioni probabilmente era destinato al ricovero di attrezzi, l'altro, quello principale, contrariamente alla consuetudine delle villa vesuviane che presentano in asse il viale di collegamento al giardino e la vista all'infinito del panorama, ha come sfondo il ricco e bel portale della cappella di famiglia con la statua di San Gennaro che domina lo spazio scenografico.
Dal lato opposto della strada vi era un bellissimo giardino "bizzarramente costruito in forma sferica, con i spalliere di agrumi e in mezzo ad essi dei mezzi busti di marmo, ricca di piante nobili, e con un magnifico palazzo che la corona".  Al giardino segue villa Tosti di Valminuta, una piccola fabbrica all’incrocio tra il Miglio d’Oro e via Quattro Orologi dove, sul lato opposto, si trova villa Arena.
La villa ospitò per lunghi anni l'abate Maccarone, antico certosino, grande meccanico ed inventore di strani congegni. "Avea costruito una carrozza-automobile ed un presepe con pastori movibili, fontane zampillanti ed altre meraviglie".
Il giardino fece parte della villa Teora fino al 1878 anno in cui, con sentenza del 20 marzo, passò a far parte della proprietà di Salvatore Barbaro, oggi villa Tosti di Valminuta.

Villa Mirella Durante 
Corso Resina 
Comune Ercolano
Proprietà: Rosa Gaudino; M. Rosaria, Rosa, Clara Ferrara; Carmen, Espedito, Giuseppe, Franco, Zeffiro, Ciro Iovino; Giuseppe, Elisa Gaglione; Guglielmo, Giovanna, Mario, Marianna Arcucci. 
Documento notifica 22. 3. 1961
4 agosto 1928: Raimondo Grimaldi a Villa Durante.

   

                                                                        Storia di Ercolano e Resina

Villa Tosti Di Valminuta 

Villa Tosti di Valminuta, Corso Resina, n. 257

L'edificio si trova all'incrocio tra la vecchia strada borbonica e Via Quattro Orologi, in un angolo di grande interesse storico e artistico.
Notevole il magnifico portale, che introduce il giardino che un tempo era parte integrante di Villa Mirella (o Durante).

Della settecentesca costruzione non è rimasto molto la struttura originale della Villa Tosti per le considerevoli trasformazioni operate nel XIX secolo, hanno lasciato inalterate solo un'ala della costruzione ed il cortile. Sull'impianto a "L" una scala unica fa da cerniera ai tre piani nei quali i cambiamenti strutturali hanno alterato sia i volumi che i solai.

Quello che era il giardino ora è occupato da un vivaio e la villa tutta si presenta in discreto stato di conservazione. Di modesto valore estetico e formale, la Villa Tosti è abitata da condomini. 

27 luglio 1897: a Villa Tosti di Valminuta la duchessa di Valminuta e le figliuole.
11 agosto 1898: il Miglio d'Oro furoreggia quest'anno. A villa Tosti: la duchessa Tosti Forcella, la signorina Margherita Tosti, il duca Silvio Tosti, la duchessa di Nardo.    
16 luglio 1901: a Villa Valminuta, la contessa Pinzauti.
18 luglio 1901: il duca Luigi Tosti di Valminuta, brillante ufficiale dei cavalleggeri, nominato ufficiale di ordinanza del generale Rovani. Questo assicura la permanenza a Napoli del duca Tosti e della consorte, duchessa Giovanna tosti Forcella dei marchesi di Pietralunga.
10 luglio 1910: il cav. Michele Mauro a Villa Valminuta.
24 luglio 1924: il duca Gennaro Caputo di Ferrarese a Villa Tosti di Valminuta.

Villa Tosti Di Valminuta
Comune Ercolano
Proprietà Giovannina Di Dato
Documento notifica 10. 10. 1979
 

                                                                       Storia di Ercolano e Resina

Villa Arena

Villa Arena, (Villa Cuocolo) Corso Resina n. 318

É questa villa, una delle più nobili del Miglio d'Oro, già presente sulla pianta Carafa, come Casino del Marchese Arena. La pianta attuale si discosta poco da quella Settecentesca ma l'aspetto della facciata sulla strada e i motivi decorativi degli ambienti a piano terra prefigurano un rifacimento nell'Ottocento, quando il cambiamento del gusto imponeva radicali trasformazioni degli apparati decorativi. 
Dal portale di ingresso definito da singolare piedritti architravati in pietra vesuviana, si accede nell'ampio androne caratterizzato da una successione di ambienti coperti da volte a botte con lacunari esagonali. Sul lato si apre la scala ad un rampante con una ringhiera sagomata in ferro, con gradini in piperno, coperta di volte a botte e a crociera e rosoni posti all'intradosso delle volte. La corte di forma rettangolare è delimitata sui lati dalle ampie terrazze del piano nobile protese verso il panorama del vulcano e sul fondo da un muro in pietra vesuviana e lascia libero lo sguardo verso la facciata posteriore, delineata da lunghe balconate che attraversano tutto il fronte a guisa di ballatoi esterni. Attraverso una scalinata in piperno si giunge al giardino retrostante, sopraelevato per seguire l'andamento del terreno con giganteschi pini sotto i quali il re Ferdinando IV dei Borboni amava trastullarsi e che diedero nome alla suggestiva via dei Pini d'Arena, oggi via A. Rossi.
La villa, un tempo costruita da un piano terra e due piani superiori coperti a tetto, nella seconda metà del Novecento fu sopraelevata di un piano ma conserva ancora il parco.

11 agosto 1898: a Villa Cuocolo: il barone Giuseppe Calcagno e la baronessa Concettina Calcagno Tosti, la baronessa De Giudice Santasilia, il conte e la contessa Panzuti.      

Villa Arena 
Corso Resina 318
Comune Ercolano
Proprietà Luisa Finizio; Gennaro Masciello; Antonio Fanarolo; Biagio Piscopo; Giuseppe Gallo; Leone Favarolo; Anna Sepe; Pasquale Morelli
Documento notifica 28. 10. 1976


                                                                      Storia di Ercolano e Resina


Villa Campolieto

Villa Campolieto, de' Sangro di Casacalenda, Corso Resina, 283

 Sul corso resina troveremo ben presto la Villa Campolieto che fu iniziata da Mario Gioffredo nel 1755 per desiderio del Duca di Casacalenda don Luzio di Sangro. Questa famiglia ducale risiedeva nei mesi invernali nel magnifico Palazzo, chiamato appunto Casacalenda, tuttora esistente in Piazza San Domenico Maggiore, all'angolo con via Mezzocannone, di fronte alla scalea ingressi  ed all'ingresso di San Michele Arcangelo a Morfisa.
Il Celano nella sua opera citata così parla di questa villa vesuviana: <<La Villa Sangro, che gli è a fianco dalla parte orientale, si distingue per un superbo palazzo, e proprio sul sito, che tramezza colla Villa Mirella, vi è un ampio giardino intrecciato con giuochi di mortelle, piante di bosso, che lo rendono vistosissimo; ampi stradoni per lo passeggio, e un delizioso boschetto, che rende tutta la villa per ogni parte osservabile>>. Egli aggiunse che :<< Vicino  al Palazzo di questa Villa, viè una Osteria, forse appartenente allo stesso Padrone, sulla porta  della quale vi sono scritti questi versi un lingua nostrale:  

" 'Nfaccia si vuò ngrassare asciutta Vutte;
Ca l'Ommo tanto è Ommo quanto sciacqua
Ver'è ca Nuje ngrassamm a botte d'acqua
Ma la Patrone ce mantiene asciutte.

Questo illustre monumento, indicato nella mappa del duca di Noja come "Casino e Podere" del duca di Campolieto, è stato acquistato dall'Ente per le Ville Vesuviane e sotto la direzione dell'architetto Paolo Romanello, direttore dell'Ente, è stato restaurato totalmente. Questa villa è stata considerata dall'Ente Ville Vesuviane la più degna di essere salvata, e l'assoluta priorità data al suo restauro sta a testimoniare del suo valore architettonico a parte questo, l'edificio sorge nel sito più bello della fascia costiera, a Valle della strada borbonica che conduceva alle Calabrie, nei pressi dei Palazzo Reale è vicino alla Villa Favorita. In quell'opera Marco Gioffredo diede il meglio di sé stesso ma quando stava per concludere il suo lavoro, intorno al 1760, sorsero dei contrasti con i duchi di Casacalenda a causa della residenza invernale della famiglia, il palazzo in Piazza San Domenico Maggiore. L'architetto fu quindi sostituito prima da Michelangelo Giustiniani e poi da Luigi Vanvitelli per circa 10 anni e cioè sino al 1773, anno della sua morte; i lavori furono poi completati nel 1775 da Carlo Vanvitelli. Mentre il Giustiniani si limitò a proseguire l'opera iniziata dal Gioffredo, Luigi Vanvitelli apportò al progetto alcune trasformazioni decisive. Egli trasformò lo Scalone principale, il disegno della rotonda: interrompendone il perimetro in corrispondenza degli esterni della facciata posteriore, lungo la quale aveva dipinto un portico rettilineo è, divaricando le testate così ottenute mutò in forma ellittica lo spazio originariamente circolare. Paolo Romanello, che così si esprime, aggiunse che: <<realizzò ancora importanti modifiche agli spazi interni sovrintendendo, successivamente, a tutti i lavori di decorazione>>. La facciata più importante di questa villa non è quella principale, ma quella sul retro, esposta verso il giardino ed il mare, perciò con maggiori possibilità di movimento. Il vestibolo, molto ampio, offre nello sfarzo luminoso un interessante insieme di archi e di colonne, dato da un portico a cerchio coperta da una terrazza. 
 Bellissima la Scalea vanvitelliana che, come dice il Pane, ricorda tanto <quella di Caserta per il suo ingresso ad Arco>>. Essa fu un unico rampante al centro ed altri due laterali e termina al primo piano in un atrio a cupola con quattro aperture ovali con decorazioni joniche. Vi sono di portate le seguenti iscrizioni:

<<QUA CERERIS FLAVAS AESTU TERET AREA FRUGES - NON ALLA MELIUS PARTE
LATERE QUEAS>>, <<HEIC UBI ODORATO CHLORIS PROCEDET AMICTU - MOLLIA JUCUNDE
TEMPORA PUERIS AGAS>> <<FRIGIDUS HIBERNA LICET INSTET AQUARIUS URNA -
QUID BOREA HEIC METUAS QUID MALA DAMNA NIVIS>>, <<HAS POMONA COLIT SEDES
ET LIBER AN USQUAM - POSSE PER AUTUMNEM LAETIOR ESSE PUTES>>.

 Fino al 1805 la villa visse in pieno fulgore, ma dopo la morte di Scipione de Sangro, il primogenito di Luzio, fu suddivisa tra gli eredi e man mano, con dice ancora in Romanello, si avviò il processo di degrado dell'antica dimora patrizia trasformata in un'abitazione di condominio. 
Soltanto qualche anno fa questa magnifica residenza estiva del duca de Sangro non era che un edificio fatiscente è degradato occupato da famiglie che ne ignoravano l'importanza. Va quindi riconosciuto all'Ente delle Ville Vesuviane diretto dall'architetto Paolo Romaniello, il merito di avere iniziato a ben lavorare mettendo in dovuto a luce i pregi artistici e architettonici di quest'opera. Il restauro ha portato alla resurrezione di una delle più belle ville vesuviane, che si riteneva ormai perduta per sempre: l'Ente assicurandosene la proprietà vi ha impegnato la cifra di oltre un miliardo che pur essendo considerevole e ben poca cosa se si considera il risultato a cui si tende. I lavori sono stati condotti, oltre che con perizia, con passione profonda. 
L'azione di recupero e di salvataggio, voluta e animata da Pietro Lezzi, sagace presidente dell'Ente, ha contribuito senz'altro ad appassionare tutti i cultori della storia e dell'arte per aver ridato all'artistica e storica fascia Vesuviana questo imponente esemplare del patrimonio artistico ancora esistente in questo "Miglio d'Oro". Che questa villa sia diventata sede di concerti, di seminari di studi di mostre, di congressi e di quelle importanti manifestazioni artistiche come il Festival delle Ville Vesuviane, costituisce senz'altro un'immensa soddisfazione, ma il principale obiettivo è quello di ave ridato la fiducia che è possibile, se si vuole, conservare questo patrimonio artistico vesuviano e valorizzare al massimo quanto è stato restituito all'ammirazione di tutti. 
Una tra le più belle se non la più bella in assoluto di quelle che furono costruite nei pressi del palazzo reale di Portici in epoca Carolina è stata restituita agli amanti dell'arte in tutto il suo splendore il 1° giugno del 1984. Era la Villa Campolieto ridotta quasi a un rudere, come si poteva verificare dalla interessante mostra fotografica del restauro organizzata in occasione dell'inaugurazione. Risultato di tanta tenacia e tanto spirito di collaborazione tra il direttore dell'Ente, architetto Paolo Romanello, del suo presidente On. Pietro Lezzi e dell'assessore regionale On. Amelia Cortese Ardias, ora la villa rappresenta il fiore all'occhiello dell'Ente e lo è stato per tutta la cultura napoletana dal 1984 ad oggi, in questi otto anni vi si sono succedute e vi si succedono numerosissime manifestazioni artistiche e culturali. 
Franco Scandone in un suo scritto apparso lo stesso giorno dell'inaugurazione sul nostro quotidiano Il Mattino, riconobbe a Paolo Romanello <<il merito di aver tradotto all'impronta di filosofia degli indirizzi, diradando l'orizzonte di quel disegno di legge liberale con la proposta al governo di estendere i benefici non solo al perimetro del Miglio d'Oro al corretto riuso abitativo con aree di parcheggi, ad un controllo più vigile e partecipe nella tutela ambientale, nelle pieghe degli stessi piani urbanistici>>. La documentazione fotografica del restauro, opera di Felice Biasco e Paolo Romanello che fu esposta in mostra il giorno dell'inaugurazione fu poi racchiuso in un interessante libro catalogo insieme ad antichi documenti che corroboravano l'importanza della realizzazione.
 Al termine dell'inaugurazione nella cornice fantasmagorica a cielo aperto della bellissima esedra ebbe luogo un concerto dell'orchestra Scarlatti. Seguì, in collaborazione con il Teatro di San Carlo, un ciclo di concerti Estivi a Villa Campolieto. Con la sistemazione di mille posti a sedere nell'esedra della villa si ebbe una indimenticabile edizione della messa di gloria di Giacomo Puccini, ed il giorno successivo un concerto dell'orchestra del nostro Massimo diretta da Daniel Oren.
Dal 1985 si cominciò a parlare dell'approdo borbonico di Ercolano per un possibile accesso alla villa via Mare. Il Banco di Napoli nel giugno di quell'anno si impegnò ad attuare un collegamento della Villa dall'approdo attraverso l'attiguo parco della Favorita è se si riuscirà a realizzarlo, questa idea indubbiamente sarà una significativa tappa per il rilancio culturale della zona di Ercolano e delle ville Vesuviane.  Il Festival delle Ville Vesuviane e riproposto ad ogni estate ed in quella in cui scriviamo (1992) è giunto alla sua settima edizione affermandosi come una delle più importanti è meglio riuscite fra le manifestazioni culturali organizzate nella nostra provincia. I repertori che vengono scelti e decisi dal presidente e dal direttore dell'Ente con l'ausilio del direttore artistico Luca De Fusco, nonostante la scarsezza delle risorse economiche, mantengono un livello di grande respiro artistico, ciò insieme alla straordinaria bellezza della cornice architettonica e naturale in cui si svolge, fa sì che questo festival sia contornato da un grande concorso di pubblico se si pensa che nel 1991 si è avuto la presenza di ben 25.000 spettatori. 
 

                                                                        Storia di Ercolano e Resina


Real Villa Favorita

Villa Favorita, Corso Resina, n. 291 

LA STORIA DI VILLA FAVORITA 
 In origine la villa fu costruita per la famiglia Berretta (oggi estinta), che avevano titoli di Duca di Simari e Marchese di Mesagne (fonti storiche fanno pensare ai Barretta dei Gonzaga).
Fu venduta successivamente, a Stefano Gravina, Principe D'Aci e di Campofiorito, Capitano Generale delle Armi alla fine del Regno di Carlo III re di Spagna e padre di Ferdinando IV di Borbone. Questi affidò restauro e ricostruzione ad uno dei più celebri architetti del tempo: Ferdinando Fuga, autore di altri pregevoli costruzioni (la facciate di Santa Maria Maggiore, La Palazzina attuale dimora del presidente della Repubblica a Roma, e L'albergo dei poveri a Napoli).
I predetti lavori furono ultimati nel 1768, anno in cui, nella villa furono celebrati i festeggiamenti per le nozze di Ferdinando IV con Maria Carolina D'Austria, sorella di Maria Antonietta di Francia, moglie di Luigi XVI re di Francia. Alle nozze parteciparono tutta la Corte di Napoli e il Gran Duca e la Gran Duchessa di Toscana Leopoldo e Maria Luisa di Borbone, divenuti poi Imperatore ed Imperatrice d'Austria.
Il Principe D'Aci successivamente ne fece dono grazioso al re Ferdinando che la chiamò "Reale Favorita" in onore della Regina, sua sposa a cui la Villa ricordava la residenza austriaca di Schonbrunn.
Il Re ivi trasferì l'Accademia degli Ufficiali di Marina fondata dall'ammiraglio Acton e, per onorare gli ufficiali dell'Accademia, chiamò a corte il pittore Jackob Philipp Hackert che affrescò l'entrata della villa con dodici tele rappresentanti tutti i porti italiani che erano in quel tempo sotto il dominio borbonico. L'Accademia occupò la Villa fino al 1799. In seguito, Re Ferdinando dovette rifugiarsi in Sicilia in quanto Napoli fu invasa dalle truppe Napoleoniche guidate dal Generale Championnet e per un breve periodo si ebbe la Repubblica partenopea.
Richiamato in patria il generale e grazie anche alla ribellione in Calabria di contadini organizzata dal Cardinale Ruffo, i Borboni ritornarono a Napoli. Re Ferdinando IV, attraccò nel suo ritorno a Napoli il 27 Giugno del 1802 proprio alla rada della Villa favorita. La Villa quindi divenne Regia dimora, fu ampliata nei giardini e nei boschetti verso il mare e furono acquistati la casina ed il podere dal Barone Zezza che la collegava direttamente sul mare.
Stimati artisti del tempo la abbellirono e la adornarono con specchi boemi, stoffe di S. Leucio, piante statue e busti di marmo, un ombroso laghetto e cacce nei boschetti. La villa si presentava con due ingressi alle due ali dell'edificio, che uscivano in due cortili circolari, pei quali si entrava nel giardino. Il primo piano era addobbato per balli e feste. Al centro poi v'era la grande sala centrale. Era ornata di busti e da sedici medaglioni, che ritraevano le dame di compagnia della sovrana M. Carolina. Inoltre specchi e stucchi che rappresentavano le danzatrici (stucchi) del Maldarelli. V'era, secondo un testimone dell'epoca, anche un lampadario di cristallo di rocca, sospeso da ghirlande di fiori. Da questa stanza si accedeva ad un'altra "salotto delle chinoiseries" o sala cinese chiamata così per le decorazioni murali di personaggi ad altezza naturale che ricordavano la Cina. La stanza centrale era ellittica e aveva il pavimento in marmo "recuperato" dalla Villa di Tiberio a Capri. Da questa sala si degradava verso il cortile prospiciente il bosco, grazie ad una spaziosa e maestosa gradinata semi-circolare.
Nel 1806, Re Ferdinando fu di nuovo costretto a rifugiarsi in Sicilia, sotto il protettorato inglese, causa l'avvento delle truppe Napoleoniche a cui il Re si era opposto con una alleanza a Lui contraria. Maria Carolina in occasione di questa seconda fuga, portò a Palermo tante suppellettili della villa.
Intanto il regno di Napoli veniva assegnato a Giuseppe Bonaparte fratello di Napoleone, che in seguito divenne reggente di Spagna, per cui gli successe Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Gioacchino Murat e consorte usarono la villa per le loro feste e per le cerimonie importanti. Il diario di Gioacchino annovera la Sua presenza nella villa, in occasione della vigilia del suo onomastico (19 Agosto 1814) e la permanenza della Sua Consorte Carolina (il 10 di Giugno dello stesso anno) di ritorno dall'Isola d'Elba dove aveva fatto visita al fratello Napoleone prigioniero nell'isola.
Con il congresso di Vienna e la caduta di Napoleone i territori dell'ex regno di Napoli rimasero ancora sotto Gioacchino Murat, ma gli vennero tolti dopo il periodo dei cento giorni di Napoleone, quando Gioacchino si alleò in maniera palese con suo cognato Napoleone.
La Villa ritornò di nuovo sotto i Borboni (20 Maggio 1815). Ferdinando IV divenuto dopo il suo ritorno Ferdinando I, lasciò Villa Favorita a Leopoldo II Principe di Salerno, secondogenito di Ferdinando. Costui fece costruire dal cav. Bianchi il secondo palazzo per la dimora del seguito accanto alla parte nord della Villa. Da alcune stampe d'epoca sono rilevanti i numerosi giuochi nei giardini e i tanti accorgimenti decorativi dei parchi. Inoltre ogni 3 di Novembre il Principe organizzava una memorabile giornata di caccia (si lavorava per questa evenienza un anno intero) a cui tutta la Corte partecipava. Venivano uccisi migliaia di animali di ogni genere, animali tenuti, volutamente in gabbie e pronti per tale evento. Cronache giornalistiche del tempo davano ampio risalto a tale ricorrenza.
Nel 1823 la villa fu aperta al pubblico e tutto il circondario ne trasse beneficio. Si narra che il 4 di Ottobre 1849, la villa fu visitata dal Papa Pio IX, che, per motivi politici, si era trasferito nel palazzo reale di Portici. Il papa ospitato dal Principe di Salerno Leopoldo, si intratteneva nella Villa passeggiando pei i viali del suo parco fino all'Ave Maria.
Nel 1851, morto Leopoldo, la villa ebbe un primo periodo di abbandono e fino a quando venne rioccupata da Ferdinando II nel 1854, che la restaurò per soggiornarvi, riportandola al suo "uso antico". Affidò i lavori di restauro all'architetto Enrico Alvino per una spesa complessiva di 80 mila Ducati. In quel periodo fu dipinta la scena di pesca nell'affresco della volta della stanza in cima alla gradinata. Sembra inoltre che nel 1863 (dati rilevabili da registri della giunta comunale) la villa ospitò anche S.A.R. Duchessa di Genova e il Principe Ottone.
Durante il regno italico (1861) cominciò un periodo di decadimento. I nuovi regnanti (I Savoia) avevano ereditato un grosso patrimonio di ville e la manutenzione richiedeva oneri e sacrifici pecuniari rilevanti quindi il Demanio dello stato cominciò a vendere parte della villa quale la casina dei mosaici a mare con le attigue porzioni di giardino. I quadri di Hackert furono portati alla Reggia di Caserta, il pavimento romano a Capodimonte i medaglioni delle dame di Carolina (secondo una intervista fatta durante l'esilio a Umberto di Savoia) in una stanza del Quirinale a Roma.
Tutto questo fino a quando nel 1879, Villa Favorita divenne la dimora di un nobile egiziano in esilio: il Kedivè d'Egitto ISMAIL Pascià, viceré egiziano famoso per l'apertura del canale di Suez. L'invito ad occupare la villa fu fatto direttamente dal primo ministro del governo regio del periodo Benedetto Cairoli, a cui interessava mantenere, soprattutto, buoni rapporti per i conseguenti benefici che tale venuta poteva apportare avendo le chiavi per tutti gli scambi politici e commerciali con l'Egitto.
ISMAIL Pascià portò con sé tutto il suo seguito: tre principesse, le rispettive dame di compagnia e delle schiave. La villa fu oggetto di lavori voluti dal sovrano (i lavori furono diretti dall' Ing. Ernesto Ferraro) che tentò di darle uno stile orientale intervenendo in più parti con stucchi e pitture, creò uccellerie, stalle per cavalli e soprattutto provvide a riacquistare la casina che collegava la Villa al mare. In un certo senso, la villa riacquistò il suo vecchio splendore.
Nel 1885 ISMAIL Pascià ritornò (perdonato) in patria, di lui ancora oggi rimane una lapide nella parte esterna del fabbricato della villa sulla quale si fa menzione del suo dorato soggiorno.
  Andato via il sultano egizio la villa piombò di nuovo in diversi anni di abbandono. Il Demanio dello Stato rivendette ai vecchi proprietari la casina sul mare e nel 1889 fu acquistata dal Principe Santobuono, svanita la vendita all'asta che doveva portare ospiti gli Educandati del Regno Regio (cosa non gradita dalla cittadinanza napoletana).
I Santobuono restaurarono la villa, riaprirono al culto la cappella (soppressa dal Principe egiziano) e installarono un teatro (il Principe era appassionato di arte drammatica) ove recitarono oltre al principe anche valenti attori dell'epoca.
Invecchiando il principe furono venduti alcuni terreni prospicienti e sembrerebbe che la villa passasse a facoltosi commercianti, (forse Famiglia Anatra nel 1936) che la impreziosirono ancora una volta con tante stoffe, vetri colorati ecc ... Poi alcuni lavori alla linea ferroviaria limitarono l'accesso della villa al mare.
 
La Favorita, successivamente, passò sotto l'insediamento del Ministero della difesa che nel 1953 con un decreto firmò il passaggio della Villa sotto L'O.N.A.O.M.C.E.
E da qui ebbe inizio la nostra storia...

Tratta dal sito ex allievi di villa Favorita. 
P. s.: La cronistoria è stata creata grazie a documenti vari del tempo e ,soprattutto, ai reperti originali raccolti nel libro "Noi Oratoriani di Resina" di Antonio Irlanda 


Palazzo Principe Di Migliano 

Palazzo principe di Migliano, Corso Resina, n. 297

L'edificio del principe di Migliano, sita in Corso Resina 297, era costituito nel '700 da due piani, ma in epoca successiva ha subito una soprelevazione. La facciata è in pessime condizioni perché danneggiata probabilmente a causa di due sismi e da trascuratezza, ha degli interessanti stucchi. Presenta una bella scala che si apre verso il mare ove godere un bellissimo panorama sul golfo. La villa si collega al parco tramite un androne settecentesco ed un cortile in cui vi è lo stemma gentilizio. Nel cortile era visibile, fino a qualche anno fa, uno stemma che portava la scritta: NUDUS ERAM ET COOPERUISTI ME.


                                                                     Storia di Ercolano e Resina

Villa Vargas Macchucca 

Villa Vargas Macchucca

La settecentesca Villa Vargas Macchucca, al Corso Resina n. 364, alterata da un piano aggiunto, non c'è traccia alcuna del giardino e dei busti di marmo che erano ai lati di un cancello anch'esso scomparso. Attualmente ha una facciata trasformata in stile neoclassico secondo i tecnici <<poco leggibile>>; il Celano nella sua già citata opera ce la descrive com'era ai suoi tempi: <<La villa Vargas, antica di questa nobilissima famiglia, ora posseduta dal gentilissimo Marchese Tommaso Vargas, che in età assai tenera, anzi infantile meritò di essere Giudice della G. C. ed ora, benché il più giovane di tutti i suoi colleghi degnamente n'è il primo Caporuota è figlio del rinomato Francesco Marchese di Vatolla, che tante cariche si toga, luminosamente sostenne. La villa però è situata di rimpetto quasi alla Stefaniana, e per conseguenza non ha l'uscita al mare.  Vi è un pulitissimo Oratorio, a fianco al Magnifico Palazzo ultimamente ristorato dal predetto Marchese Tommaso Vargas, il quale sull'ingresso dalla parte interiore dell'Oratorio né due lati di esso vi ha fatto apporre le due seguenti iscrizioni:
                                                                                 I                                                  
           SACRAS HASCE AEDES
           QUATE  MAJORES SUUM IN USUM 
            ADDIXERANTTEMPORIS DIUTURNITATE COLLAPSS
            NE SACRUM DEINDE PROFANUM EXADERET 
            THOMAS VARGAS MACCIUCCA
            MARCHIO VATOLAE EQUES HIEROSOLYMITANUS 
            PATRICIUS ARAGONENSIS CASTELLAE ET LEGIONIS
            INDEX MC. IN CIVILIBUS 
            REPARARI ET IN ELEGANTIOREM FORMAM 
            REDIGI CURAVIT

Nel vestibolo è affrescato nella volta lo stemma gentilizio. A questa illustre famiglia spagnola, il cui ramo primogenito sono i duchi di Vargas Machuca, signori di Varguillas, marchesi di San Vincenzo e di Vatolla, conti di Urgel e del Porto, apparteneva anche la linea dei principi di Casapesenna e dei principi di Migliano e di Ischitella. Agli inizi del nostro secolo vi fu aggiunta al fabbricato una soprelevazione. Quattro scale dall'androne conducono agli appartamenti.
Pessime le condizioni statiche dell'edificio. 

27 luglio 1897: a Villa Vargas la contessa De Cillis La Grecia.
8 agosto 1924: onomastico, a villa Vargas, di Bianca Giusso Del Galdo, principessa di Casapesenna.


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Villa Manes Rossi

Villa Manes Rossi 

Al civico 321 di Corso Resina, addossata alla Cappella settecentesca di S. Maria del Pilar è questa villa neo-classica, che si segnala per la presenza di un giardino retrostante ben conservato. La zoccolatura della facciata ha decorazioni di gusto pompeiano. Si articola su un solo piano; il portale, che si è affiancato a una coppia di finestre per parte, immette in un lungo androne in fondo al quale è un cortile ad esedra aperto sul giardino. La villa è affiancata sul lato destro dalla Cappella di Santa Maria del Pilar, splendido esempio di barocco napoletano.


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Villa Lucia

Villa Lucia

Villa Lucia con la sua eleganza architettonica si erge sul Corso Resina 390, ha subito nel tempo evidenti trasformazioni. Costruita nel 1799, come indicava una mattonella; appartenne alla famiglia Summonte. La sua facciata è lineare e dei timpani sorreggono le aperture. Nel cortile ad esedra si ammira il Vesuvio con le sue propaggini. La villa è divisa dal giardino da un lungo viale che porta ad una nicchia con timpano triangolare sormontata da una statua di San Gennaro e due angeli. Diffusi dissesti ne compromettono le condizioni. 

Villa Lucia
Corso Ercolano 390
Comune Ercolano 
Proprietà Rosario, Rita Summonte.
Documento notifica 27. 10. 1969

                                
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Villa Passaro

Villa Passaro

via A. Consiglio n. 28, Ercolano.

Era nella mappa del Carafa Duca, di Noja ma indicata come <<casino del Cecere>>, il proprietario del tempo era all'angolo tra via Consiglio e via Roma. Dice Paolo Di Monda: <<Qui l'elemento di maggior rilievo è offerto dalla parte centrale del prospetto, che si compone di una facciata verticale in bugnato, racchiudente il portale a tutto sesto e due balconi al primo e secondo piano>>.
La villa passò ad un sacerdote di nome Pasquale Passaro che aveva fatto costruire una piccola chiesa dedicata alla Vergine Immacolata. Costruita in pieno '700 la facciata è molto interessante per il suo impianto planimetrico. Al centro vi è una fascia di bugnato con il portale a tutto sesto e delle grandi mensole a sostegno del piano nobile, l'edificio a due piani oltre al piano terra, ha subito varie manomissioni. Da un vestibolo si accede al giardino con 

porticato. Dal cortile grande parte una scala ellittica a doppia rampa.
Il giardino esiste ma è piantato a garofani.
I Passero avevano anche un palazzo Settecentesco al Corso Resina che passò al comune di Ercolano e divenne  Palazzo Municipale. Ha un bel giardino che risale al tempo della costruzione. Interessante il timpano triangolare del balcone nobile.

24 settembre 1918: Angelo Pompameo a villa Passaro.

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                                                      Villa Consiglio

Villa Consiglio

Già indicata nella pianta del Duca di Noja (1775) come << Casino del Renna >>, questo grosso edificio in via Marittima (oggi via Consiglio) era un tempo isolato nel verde. Attraverso un vestibolo si accedeva ad un cortile di forma rettangolare che si apriva su un giardino con vista da un lato sulla spiaggia, dall'altro verso il fortino del Granatello.
Molto simile alla configurazione originaria e il cortile, oggi non più rettangolare ma quadrato, sul cui fondo si aprono tre arcate che danno su un'ampia terrazza. Scrive il De Seta: << L'intento paesistico di una tale sistemazione è evidente: quasi quinte scenografiche per inserire la veduta del mare e del paesaggio in un telaio prospettico. I temi scenografico e paesistico si direbbero una trasposizione in termini architettonici di apparati per le feste. Gli archi laterali, a sesto ribassato e illeggiadriti da volute, conservano ancora i caratteri originari negli spicchi settecenteschi: il greve arco centrale, inserrato tra paraste e sorretto da un architrave su cui grava un dado con vaso, e certamente un goffo rimaneggiamento ottocentesco. In tale contesto, così com'era consuetudine in quei tempi, non poteva mancare una cappella.

Villa Consiglio
via A. Consiglio 7 - 11
Comune Ercolano
Proprietà Banca d'Italia
Documento declaratoria 21. 7. 1984


                                                                  
Storia di Ercolano e Resina

Villa Signorini

Villa Signorini, via Roma, n. 43

Al confine tra Portici ed Ercolano, lungo l'antica via Cecere che collega la strada regia con quella di mare, si delinea la composta facciata di questa dimora vesuviana, che nella ricca ornamentazione ricorda le architetture di Domenico Antonio Vaccaro.

La villa, originariamente proprietà di D. Andres Alfano, fu fino al 1829 di G. B. Cirella poi di Luigi Gaetani dell'Aquila d'Aragona fino al 1884 e da questo passò a Carlo Brancia, principe d'Apricina, nel 1911 fu venduta a Paolo Signorini che la lasciò ai suoi eredi e, dopo il sisma del 1980, fu acquistata da privati e restaurata. Il corpo di fabbrica sulla strada è raccordato al lungo muro di cinta dove due portali minori danno accesso al giardino. Qui belle aiuole contornate da vasi in terracotta, copie ed originali nel Settecento dall'antica fabbrica del Granatello ed essenze di agrumi e fiori fanno da cornici alla composizione architettonica. All'incrocio dei viali, posta in asse con l'ingresso, è la fontana in piperno con statua della Leda, copia dell'originale ercolanese conservata al Museo Archeologico Nazionale. 

                                                   Palazzo Capracotta

Palazzo Capracotta

Via Pugliano n. 11

Il più antico di via Pugliano già sede della Curia, nonché Palazzo della famiglia Capece Piscicelli Duchi di Capracotta, poi è stato prigione borbonica fine ad essere sede del municipio di Resina. Tipicamente barocco, costituito da tre piani fuori terra con preesistenze testimoniate dalla presenza, nel cortile, di mensoloni sagomati. Un delizioso giardino con pozzo. Il maggior interesse della fabbrica è da attribuire all'inconsueta facciata non complanare che si apre "a libro aperto" formando un angolo ottuso, caratterizzata da finestre decorate in stucco e da balconi in ringhiere di ferro bombato. Il palazzo, attualmente abitato solo in parte, ha subito un progressivo depauperamento generale sia per mancanza assoluta di opere di manutenzione sia per le alterazioni delle aperture al piano terra e parzialmente delle scoperture al tetto. Nel lato sinistro i solai sono crollati; da anni la facciata e sostenuta da un articolato ponteggio. L'edificio si affaccia su Piazza Fontana restaurata in tempi recenti e impreziosita sul lato sinistro da una artistica, moderna fontana a ricordo di quella originaria, storica, disegnata da Achille Gigante. La famiglia Capece Piscitelli, proprietari del palazzo, erano duchi di Capracotta, (omonima cittadina con circa 800 abitanti in provincia di Isernia Molise) i quali si estinsero nel 1859 con la morte di Beatrice Capece Piscicelli. A partire da quell'anno il titolo passò al nipote Giovanni Piromallo.



                                                                     
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Villa Giulio De La Ville

Villa Giulio De La Ville

É una delle 21 ville vesuviane del ‘700 che insistono nel territorio di Ercolano. Lo storico edificio è ubicato in Via Alessandro Rossi (attuale civico 38); il suo parco confina con Via Doglie e con Villa Ruggiero. Posizionata in una zona alle pendici del Vesuvio, la villa ha subito negli anni grandi alterazioni. La primitiva configurazione planimetrica prevedeva l'organizzazione degli spazi intorno ad un'esedra secondo una successione simmetrica dei corpi di fabbrica, rispetto all'asse passante per l'ingresso, per il cortile e per il viale dell'originario parco. Al fianco sinistro dell'edificio principale, sorgeva una piccola cappella coeva, alla quale si poteva accedere dalla strada. Nelle successive manomissioni, alla cappella, è stato addossato un altro corpo di due piani, mentre altre costruzioni, che davano sul giardino, sono state abbattute. Le condizioni della villa risentono delle incurie del tempo; nel 1980 fu interessata dal terremoto del 23 novembre con epicentro in Irpinia. Successivamente fu sottoposta a lavori di consolidamento, ma finiti i fondi i lavori sono stati interrotti. Sulla facciata principale il portone d’ingresso e le finestre del piano terra sono tamponate da mattoni per evitare l’accesso; quelle del primo piano sono prive degli infissi. Nella parte centrale della facciata, sulla strada, si può notare ancora la presenza di stucchi settecenteschi. La villa è riportata su una pianta del 1822 con l’indicazione Villa Petitti; un membro della famiglia è stato Sindaco di Resina. In seguito fu acquisita dalla famiglia Dell’Aquila ed infine da Giulio de la Ville, con il cui nome è stata censita dall’Ente Ville Vesuviane. Attualmente risulta di proprietà della famiglia Monica del defunto professor Mario. 
Nel 2012 la villa è stata oggetto di un progetto promosso dalla professoressa Emma Buondonno della Facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli che ha portato alla pubblicazione di un libro dal titolo “La Città dei bambini e delle bambine in Villa Giulio de la Ville in Ercolano” edito da Doppia Voce nell’ambito della collana Ricerche e Progetti di Architettura e di Urbanistica. 

Villa dei conti De La Ville 
via A. Rossi, 38 
Comune Ercolano
Proprietà Giulio de la Ville sur Illon
Documento notifica 27. 10. 1969



                                                              

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Villa Ruggiero

Villa Ruggiero, già Petti, via A. Rossi, n. 40

In corso Resina seguendo l'angolo di villa Durante si può risalire via Alessandro Rossi. Qui vi è Villa Ruggiero che fu costruita verso la metà del 700 per desiderio del barone Petti alla cui famiglia appartenne fino al 1863, divenne quindi proprietà della famiglia Ruggiero. Dal momento in cui fu costruita questa villa ebbe una risonanza europea e fino al termine del secolo XIX la visitavano tutti coloro che erano interessati alla visita delle ville vesuviane. Acquistata dall'Ente nel 1987, è stata completamente restaurata e inaugurata ufficialmente nel 1991. Il complesso ha un'area di circa 7000 mq. La costruzione è costituita da un corpo molto semplice dal lato strutturale con una pianta che potremmo definire ad "U". Una bellissima esedra porticata con terrazza collega le ali laterali determinando un cortile semiellittico. La terrazza sul portico e collegata al piano nobile mediante un'elegante scala a doppia rampa. Molto più interessante di quella della strada è quindi la facciata postica che insieme al cortile ed all'esedra   

con terrazza che guarda verso il Vesuvio, con il suo decoro in stucco offre un aspetto tipicamente rococò. Delle lesene lisce fungono da cornici ai tre archi del porticato. Più semplice è la facciata sulla strada: ha un bel portale in piperno a tutto sesto con lesene bugnate che sono sormontate da capitelli in marmo ma la sua armonia è stata leggermente alterata da un piano soprelevato sugli originari due e cioè il piano terra e un primo. Una scala porta al piano superiore e delle rampe in piperno raggiungono il salone centrale decorato con motivi esotici ed uccelli dai vivaci colori. Gli affreschi e le decorazioni sono opere del Fischetti e del Cestaro. Questa villa rappresenta ora un punto di supporto per tutte le manifestazioni culturali che gravavano esclusivamente su villa Campolieto. 
20 luglio 1905 l'ing. Martinez e la signora D'Amelio a Villa Ruggiero.

Villa Ruggiero Petti
via A. Rossi 40
Comune Ercolano
Proprietà: Giovanni, Rachele, Michele, Isabella, Margherita Ruggiero; Ente Ville Vesuviane.
Documento notifica 27. 10. 1969



                                                              
Storia di Ercolano e Resina



Palazzo Arcucci

Palazzo Arcucci


Il settecentesco palazzo Arcucci ubicato in via Marittima compare già nelle mappe del Duca di Noja del 1775. Il palazzo in un primo periodo storico fu sede distaccamento della guarnigione del Fortino Borbonico del Granatello, per essere successivamente adibito e ampliato anche a carcere.  
Diventa sede vescovile nel 1830. Vi dimorò la principessa di Teora. 
Diventa proprietà Arcucci nel 1861 come da iscrizione nel pavimento della chiesa. La scala principale è Vanvitelliana.  Possiede dei cortili a forma di ferro di cavallo. La volta d'ingresso è lunga come quella di Villa Campolieto avendo sempre come riferimento progetto Vanvitelli. 
Ha un accesso privato a mare e il palazzo non ha subito molti mutamenti strutturali. Conserva macine e campane, oggetti di ogni giorno dell'epoca (poderi settecenteschi).
Dal 1861 al 1954 fu destinato alla produzione di oggetti di pellame vario tra cui coccodrillo, fibbie per trazione e pellicce che venivano esportante in Olanda, Belgio e Inghilterra. Il tutto testimoniato da bolle di accompagnamento e da cambiali dell’epoca (sia precedenti che successive alla formazione del Regno d’Italia). 

Gennaro Arcucci, industriale, ingegnere, cavaliere della Corona d’Italia, colonnello di Cavalleria, tesoriere della Camera di Commercio ed Arti di Napoli (1862 / 1920).
“Se avessi due vite le donerei entrambe all’Italia.”
Sposò nel 1884 la marchesa Amalia De Bisogno con la quale ebbe 5 figli Ferdinando, Carlo, Guglielmo, Maria, Sofia. 
Dalla pagina web: Palazzo Arcucci 

30 luglio 1915: il prof. Michele Ferrari a villa Arcucci.

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Altre straordinarie significative presenze, non settecentesche, meritevoli di citazione le trovi sempre qui ad Ercolano, seguono:



Villa Annunziata -  
Villa Battista -  
Villa Betocchi -
Villa Bevilacqua -
Villa Cacciottoli -  
Villa Cagliozzi -   
 Villa Cantani -  
Villa Caramiello -  
Villa Coppola -  
Villa Cua -  
Villa D'Amelio -  
Villa De Luise -
Villa De Vita -
Villa Falco -  
Villa Faraone -
Palazzo Ettore Filotico -  
Villa Pino Gattini - 
Villa Guadagno - 
Villa Irene -  
Villa Jodice -  
Villa Leopoldina -
Villa Maiuri - 
Villa Matarazzo - 
Villa Migliano -
Villa Migliorini -
Villa Pandolfo -  
 Villa Raja -  
Villa Rivellini -  
Villa Rossano - 
Villa Strigari .
Palazzo Santangelo -
 Villa Semmola -  
Villa Sorge -
Villa Ummarino -


Villa Annunziata

Villa Annunziata

Al n. 31 di via Roma vi è la Villa Annunziata con graziosi stucchi ed annessa cappellina del 1932 dedicata al Sacro Cuore, 


                                                      Villa Battista

Villa Battista, Corso Resina, n. 326  

Costruita nel 1912 per volere del farmacista Onorato Battista e di cui prese nome; medico farmacista insignito con medaglia d'oro a Londra nel 1904, per aver sviluppato l'Ischirogeno.
L'edificio si estende su quattro piani, incluso un solarium coperto e un magnifico terrazzo. 

La facciata principale, in alto è predisposta per due torrette agli estremi ma in effetti ne fu costruita una dell'altra c'è solo la base, il perché non fu completata possiamo supporre che fu per mancanza di fondi o perché scoppiò la guerra. Sulla torretta esistente una volta cera un parafulmine con una grossa palla alla base. 

Il cortile interno è pavimentato in pietra lavica, marmo e una vasca ornamentale. La scala interna in marmo è di forma semicircolare.  La parte posteriore dell'edificio guarda verso il Vesuvio, vi è un gran bel giardino di frutteto e delizie.  

Oltre ad essere un luogo abitato è stato ed è un luogo di soggiorno. 

La villa è sul corso Resina, (Miglio d'Oro) e dirimpetto ha la Favolosa Real Villa Favorita e la bella Villa Campolieto. Presenta uno stile che unisce elementi rococò e del liberty napoletano. 
 
15 agosto 1915: il prof. Alfredo Minozzi con la signora Lucia Minozzi Arlotta. la signorina Alma e l'avv. Marino Minozzi, a villa Battista. 

3 agosto 1928: La signora Bice Biondi De Rosa a Villa Battista.
27 luglio 1902: la signora Cira Amabile col genero, il valoroso chimico Onorato Battista, al Miglio d'Oro.





Villa Betocchi 

25 luglio 1900: a Pugliano, Villa Betocchi, l'avv. Ignazio Carabelli con la famiglia. 
Il 20 luglio 1905 sono arrivati in villeggiatura il barone De Grazia e famiglia.
Il 7 luglio 1910: Cesare Betocchi e la consorte, Cristina Manzi, nella loro villa a Pugliano.

Villa Bevilacqua

5 luglio 1901 a Villa Bevilacqua, Pini d'Arena, la contessa Clotilde Tixon de Vidanne col consorte e i suoi figlioletti.
20 luglio 1901 la signora Adinolfi La Mola con la figliuola Beatrice a Villa Bevilacqua, dove già da alcuni giorni trovasi la marchesa Verusio.
28 luglio 1905 il marchese Verrusio, il signor Bevilacqua e l'avvocato Alberto Cuomo a Villa Bevilacqua.



Villa Cacciottoli

Villa Cacciottoli Corso Resina n. 87; prende nome dal proprietario Andrea Cacciottoli uomo politico, avvocato, sindaco di Resina dal 11 novembre del 1884. Un' importante protagonista della vita cittadina, dovette fronteggiare non pochi problemi di ordine sociale. 
Il Cacciottoli nacque a Resina nel 1846 + Resina 1913.





 

Villa Cagliozzi

Via Trentola 222/228 Ercolano.
Finalità di utilizzo; Sede Istituzionale del Settore Finanze e Controllo della Scuola Media Statale "R. Scotellaro"



Villa Cantani

Villa Cantani

Villa Cantani risale al 1891 prende nome da Arnaldo Cantani, medico e scienziato di fama internazionale. Nato a Kainspach nel 1837
Prese dimora a Resina in via G. Semmola 17, luogo che egli predilesse per la sua incantevole posizione e dove attese ad importanti studi climatologici; i risultati di queste ricerche furono poi pubblicati in un opuscolo, La solubritè de Naples (1887). Morì a Napoli nel 1893. Villa Cantani è villa Sellitti epoca fine Ottocento.
Il 20 luglio 1905 è arrivato in villeggiatura Antonio Texeira, console del Portogallo


Villa Caramiello

In via Alessandro Rossi di seguito a Villa Gattini la semplice ma graziosa facciata della Villa Caramiello, abitata dalla famiglia Caramiello imparentati con la famiglia Matarazzo.

28 luglio 1910: il comm. Giovanni Caramiello a Villa Caramiello.
30 luglio 1915: Giovanni Caramiello con la figlia Carolina a villa Caramiello. 

 


Villa Coppola

Villa Coppola già Formisano

Come ebbe modo di osservare Carlo Del Balzo nel 1884 dormiva beatamente <<tra alberi di sambuco, biancheggianti, odorosi, coi loro fiorellini nivei; tra ombre spesse di ficaie dalle foglie scabrose e forti, tra macchie di fichi d'India, che si aggrappano, qua e là, ai muriccioli>> sacrificata sull'altare della speculazione (la vicenda è finita nelle aule giudiziarie), anch'essa, al pari di orti e giardini, appartiene ai ricordi del tempo che fu.
Il 20 luglio 1905 sono arrivati in villeggiatura, l'ing. Moser, miss Elena Kirmes, l'ing. Reale.
13 agosto 1924: la signora Livia Roberti Nicolò, la contessa Caracciolo Di Sarno, la contessa Bice Caracciolo della Scala a Villa Coppola.






Villa Cua

Villa Cua 

Residenza storica dell'Ottocento sita in Corso Resina n. 213 realizzata dall'ingegnere Antonio Cua da cui prende nome, egli era plurilaureato prese da prima la laurea in matematica e poi conseguì quella in ingegneria. Situata a Ercolano a meno di 300 metri dagli Scavi Archeologici e a 10 km dalla vetta del Vesuvio.
Antonio Cua è nato a Saucci di Taverna (Catanzaro) il 4 agosto 1819, ed è deceduto il 1° settembre 1899 a Resina (oggi Ercolano).


Villa D'Amelio

Un'altra villa dell'ottocento, è famosa per aver ospitato Gabriele D'Annunzio che trascorreva le sue vacanze estive in questa località. Egli era venuto a Napoli nel 1891 come collaboratore del giornale Il Mattino. 
28 luglio 1905 la signora Clausetti e l'avv. D'Aniello.



Villa De Luise 

20 luglio 1905 sono arrivati in villeggiatura, il dott. Donadoni.

Villa De Vita

Villa De Vita 20 luglio 1905 sono arrivati in villeggiatura, il maggiore Romano, la contessa Soderini, il cav. De Vita, il signor Buonomo e figlie.
 

Villa Falco

Villa Falco già villa Betocchi, palazzo ottocentesco situato in via Giuseppe Semmola, Resina oggi Ercolano. Circondato da un enorme giardino costituito da grandi alberi secolari appartenente ai nobili Falco. Alle spalle della casa la cappella privata, ruderi di un teatro, le scuderie, la selleria e due serre in vetro. 

Ospite il 25 luglio 1900 a Pugliano, in Villa Betocchi, l'avv. Ignazio Carabelli con la famiglia.

7 agosto 1928: Riccardo Cucciolla a villa Falco.
15 luglio 1917: Salvatore Cosenza a villa Falco.





Villa Faraone

Villa Faraone, trovasi in via Roma (già Cecere) n. 47 confinante con villa Signorini. 
Il 13 giugno 1889 vi nacque Amedeo Bordiga, uomo politico, giornalista, fondatore e primo segretario del Partito Comunista Italiano.

23 luglio 1901: a Villa Faraone, il signor Giulio De Palma.

Palazzo Ettore Filotico

Palazzo Ettore Filotico 

Corso Resina, civico 185 Ercolano, subito dopo l'ingresso degli scavi di Ercolano troviamo Palazzo Filotico, Costruzione del 1899. 
Al primo piano il grande medico e sportivo Alfonso Negro aveva lo studio.
 A pochi passi un monumento che fu eretto per celebrare l'avvenuta Unità d'Italia, a volerlo e a realizzarlo fu l'architetto Leonardo Filotico sindaco della città di Resina nel 1861.

3 settembre 1901: a villa Filotico, l'avv. Alfonso Romano.
1 luglio 1906 a Villa Filotico il barone Luigi Raia.


Villa Piro Gattini

Di fronte a villa Ruggiero troviamo villa Gattini, oggi disabitata, nel 1950 vi è nato Antonio Caracciolo, lo stesso che ha frequentato l'oratorio in villa Favorita




Villa Guadagno 

20 luglio 1905 arriva l'ammiraglio Micheli.

Villa Irene già Palazzo Piccolonimi

Villa Irene Galante

Antico Palazzo Piccolomini poi Villa Irene sita in Via Trentola 232; zona anticamente chiamata Contrada dei Gelsi.
Il 20 luglio 1905 sono arrivati in villeggiatura la signora Galante Rossi e famiglia.
15 agosto 1915: a villa Irene: Irene Galante.

 


Villa Ida Iodice

Villa Ida Jodice

Al n. 44 di via Alessandro Rossi vi è l'ottocentesca Villa Jodice, oggi residenza per anziani. 
Il magistrato Antonio Iodice fu un resinese di adozione.

 Villa Isabella 

 Nel dicembre 1892, Gabriele D'Annunzio si trasferiva a Resina, nella più tranquilla Villa Isabella al n. 124 del corso Ercolano, messa a disposizione dalla futura madrina Maria Teresa Dei Medici.

Ospiti il
27 luglio 1897: a Villa Isabella la marchesa Cito di Torrecuso
11 agosto 1898: a Villa Isabella: il principe di Casapesenne, il marchese Giuseppe Vargas.
27 luglio 1900: donna Francesca Persico d'Alessandro e il barone e la baronessa di Galleri Capece Minutolo di Collereale a Villa Isabella.
1 luglio 1906 a Villa Isabella il principe di Casapesenna e la Marchese Morena.

 




Villa Leopoldina

2 agosto 1910: Nicola Corsi a Villa Leopoldina. 
15 agosto 1915: a villa Leopoldina il barone De Meis.

Villa Maiuri  

Villa Maiuri già Villa Ravone, poi d'Alessio 

Villa Maiuri già Villa Ravone, si trova in Via Gennaro Niglio già Via Quattro Orologi.
Espressione del Liberty napoletano villa Ravone poi Maiuri, fu scelta come sede dell'Ente Provinciale per il Turismo Napoli e Centro Internazionale di Studi Archeologici Amedeo Maiuri fino al 1980. Oggi la villa prende nome dall'archeologo Maiuri, che ha riportato alla luce la maggior parte degli scavi dell'Antica città di Ercolano, dal 1927 fino agli anni sessanta. Ricevette la cittadinanza onoraria nel 1952, e una targa d'oro con la figura di una sirena, simbolo del Comune di Resina (attuale Ercolano) fino al 1969. 
La chiesa annessa è dedicata a Santa Rita.
La villa è location di incontri, esibizioni musicali, mostre, oltre ad essere sede per la celebrazione di matrimoni civili. 
Al piano terra vi sono vari ambienti, quattro dei quali presentano delle volte affrescate dal pittore Aneri, motivi ornamentali caratterizzano la sala giochi, il salone delle feste, salone delle danze. Superato l'atrio un bellissimo scalone in marmo che conduce al piano superiore dove ci sono varie stanze. Sull'attico della villa troviamo una grande terrazza con uno stupendo panorama e una torre merlata. Restaurata nel 2009.

Gustavo IV Adolfo di Svezia, Re di Svezia dal 1950 al 1953, appassionato di archeologia, frequentatore abituale degli Scavi di Ercolano, ospite in Villa Maiuri.
 



Storia di Ercolano e Resina

VILLA MATARAZZO (già Calcagno)

Villa Matarazzo (già Calcagno)

Una delle più deliziose del <<Miglio d'Oro>> è sita agli estremi confini con Torre del Greco. dove il Corso Ercolano si trasforma in Corso Vittorio Emanuele. Proprietà dei conti Matarazzo, industriali del caffè in Sudamerica.  Si distingue per il colore delle facciate, per la torre, per il bellissimo parco dove insiste una enorme peschiera tra gli alberi di alto fusto, per il pregevole cancello di ferro battuto incastonato tra due torrette di guardia. 

 La villa è preceduta da un lungo viale e al centro di un vasto parco, nella palazzina di detta villa, a pianterreno, vi era un'accogliente cappella col relativo altare. 

Residenza nobiliare meta ambita dai più bei nomi della nobiltà italiana, tra cui la principessa dei Medici d'Ottajano e il futuro Vittorio Emanuele III, allora principe di Napoli, fu quella del senatore Giuseppe Cumbo Calcagno, nato a Milazzo (Messina) nel 1818. Giovane, avvocato valoroso, il Calcagno era venuto a Napoli prima del 1848, svolgendovi un ruolo di primo piano nella diffusione degli ideali di libertà. Poco dopo il 1860 venne eletto deputato del suo paese, che rappresentò in ben cinque legislature consecutive. Nel 1881 indossò il laticlavio senatoriale. Dedicò l'ultima parte della sua vita all'educazione del nipote, barone Giuseppe, da poco sposato con la nobildonna Maria Concetta Tosti dei duchi di Valminuta. A Resina si spense il 18 novembre 1903, lasciando larga eredità di affetti e unanime rimpianto. A tenere alto il prestigio del casato provvide Diego Calcagno, nato nel 1901, giornalista, scrittore e poeta. Famosi furono i suoi <<mosconi>>, poi raccolti in un volume dal titolo <<Tempo di valzer>>, noto quotidiano romano fondato da Renato Angiolillo. Altrettanto noti, i suoi testi teatrali e radiofonici riscossero i favori della critica e del pubblico. Morì a Grottaferrata (Roma) il 10 agosto 
del 1979.

27 luglio 1897: a Villa Calcagno la baronessa d' Aspermont Caravita di Sirignano, la signora Del Giudice Santasilia.
27 luglio 1898: a Villa Calcagno: il senatore Calcagno, il barone e la baronessa di Flugy.
6 luglio 1901: come di consueto. il barone Aspermont e la baronessa di Aspermont Caravita di Sirignano, a Villa Calcagno. 
31 luglio 1919: si celebra a San Paolo del Brasile il matrimonio tra Ida Matarazzo, figlia del conte Francesco, con Davide Mele, gentiluomo napoletano. L'eco dell'avvenimento giunge anche a Resina, dove il conte Matarazzo ha acquistato da qualche anno la villa che fu del senatore Calcagno.





Villa Migliano 

11 agosto 1898: il principe e la principessa Dentice. 
11 luglio 1901: sono a Resina in villeggiatura, il signor Armentone e la signora Elvira Armentone Ria a Villa Migliano. 





Villa Migliorini

7 agosto 1902: l'avv. Enrico Trifiletti a Villa Migliorini. 
1° luglio 1906: a Villa Migliorini il duca Dentice d'Accadia. 


 



Villa Pandolfo

20 luglio 1905 Carlo De Vivo ed Emilia De Martino a Villa Pandolfo, Resina.

 

Villa Raja

In via G. Semmola Villa Raja, là dove comincia la pittoresca via dell'Osservatorio; posizione paradisiaca, servizio perfetto, chioschi elegantissimi: un vero eden per gli amatori di gioconde scampagnate.
Nel cui giardino una lapide ricorda la data della costruzione, 1850, opera  realizzata in un trionfo di <<carrubi, aranci, olivi, vigneti, rose ed artificiosi rivi>>.

Il 20 luglio 1905 sono arrivati in villeggiatura il signor Gennaro Ravone.
20 settembre 1900: auguri, a villa Raja, all'ing. Heinrich Dreiber, direttore della ferrovia funicolare del Vesuvio.




 

Villa Rivellini

Villa Rivellini (già Donnaperna) via Giuseppe Semmola n.32. Suddivisa in 5 appartamenti ha una doppia esposizione panoramica Vesuvio e golfo. A sinistra della foto villa Rivellini. Epoca fine Settecento.
Il 20 luglio 1905 sono arrivati, il consigliere provinciale Ravone, il dottor Salvatore Buongiorno, il signor Raffaele Ravone.




Villa Rossano

Villa Rossano

Villa Rossano, Via Giuseppe Semmola n. 53 fabbricato articolato su tre livelli, confina con Via Panoramica e Villa Raia. Allo stato attuale il fabbricato si trova in stato di abbandono e di degrado. Proprietà da prima del Dott. Aniello Rossano medico oculista, ereditato dai figli: Dottore Massimo Rossano oculista e ambientalista e dalla Dottoressa Francesca, oculista. 

 9 agosto 1925: signora Rosa della Noce Ferrante col marito, capit. Edmondo della Noce, a villa Rossano.
21 agosto 1935: la signora Rosa Della Noce Ferrante e la figlia Antonietta a Villa Rossano.






Palazzo Santangelo

Palazzo Marchese Santangelo

Marchese Francesco Santangelo, Ministro di Ferdinando IV uomo potente 1850.


La marchesa Teresa Santangelo De Santis a villa Santangelo 14 luglio 1921.
Palazzo sito a Ercolano (già Resina) in via Generale Gennaro Niglio già via quattro Orologi.
Appesantito da sopraelevazione. 
27 agosto 1908: battesimo a Villa Santangelo.
7 agosto 1910: il marchese Francesco Girace a Villa Santangelo.
26 agosto 1920: il marchese Santangelo nella sua villa di via Quattro Orologi.
14 luglio 1921: la marchesa Santangelo De Santis a villa Santangelo.


VILLA STRIGARI

Villa Strigari

 Sulla via tironi di Moccia in quella zona di Ercolano chiamata un tempo Torrioni di Moccia, come apprendiamo dalla topografia annessa al Dissertatio Isagogico del Rosini vi è la simpatica Villa Strigari che appartiene all'omonima famiglia sin dal 1849, anno della sua costruzione, data scolpita su una pietra centrale del selciato del cortile. La graziosa facciata a due piani, che offre elementi architettonici in pietra vesuviana, e notevoli ringhiere in ferro, nel 1911 è stata arricchita da ulteriori elementi in bugnato e stucchi. Nella Villa è inserito un Oratorio con un sagrato antistante, il cui indulto fu concesso da papa Gregorio XVI con breve del 16 settembre del 1842. 
 Armoniosamente incorporata nella parte di sinistra della facciata si trova la cappella nota come Cappella Strigari, dedicata a S. Francesco di Paola. 

 Retrostante la dimora c'è un giardino di essenze pregiate e di alberi tipici della zona che si estende fino a via Panoramica.

Negli anni '70 la marchesa Strigari, testimone oculare ti tanti disagi nella sua cappella, con caritatevole devozione offrì la disponibilità per la concessione di una parte del suolo del suo podere posta frontalmente a via Panoramica affinché costruissero l'attuale chiesa del Salvatore. All'inizio degli anni '90 del secolo scorso la signora Strigari concesse un altro suolo per la costruzione di un retro chiesa.

L'opera appartiene alla marchesa Michela Martucci Strigari, madre del marchese Arturo Martucci di Scarfizzi, Vice Procuratore Generale della Corte dei Conti.


24 luglio 1910: il comm. Vincenzo Strigari a villa propria.



Storia di Ercolano e Resina

Villa Semmola

Villa Semmola (poi Faucher) in via G. Semmola n. 32 sulla facciata della proprietà della signora Teresa Faucher vi è murata una lapide sulla quale si legge: Vincenzo Semmola giureconsulto comprava nel 1839 dalla Real Casa Di Borbone questo fondo la Fagianeria che egli accrebbe e migliorò e dove ricreandosi nello studio della natura attese ad importanti lavori di agronomia 
nella quale scienza divenne eccellente. I figli riverenti ricordano 23 febb. 1882.
20 luglio 1905 arrivano in villa il prof. Giuseppe Semmola e signora, l'avv. Carlo Semmola.






Villa Sorge

Della Villa Sorge è rimasta soltanto la cappellina costruita 
nel 1752 e dedicata a Santa Maria del Pilar, estremamente interessante perché, come dice Paolo Di Monda: << costituisce uno tra gli esempi più cospicui del rococò napoletano per la ricchezza ed il gusto degli stucchi, sebbene l'angusto spazio della lunga navata induca a pensare che preesistesse, l'attuale veste settecentesca, una cappella più antica >>.



Villa Ummarino

19 luglio 1904: anche a Resina un Eden-teatro, fatto sorgere dai fratelli Ummarino nel loro stabilimento balneare, alla confluenza tra il Corso Ercolano e Via Cecere.
9 settembre 1904: Piedigrotta a Villa Ummarino.
13 agosto 1924: l'ing. Maurizio Creton a Villa Ummarino.

 

Villa Margherita proprietà De Falco, Resina anno 1769


Bibliografie di riferimento

   Carotenuto M., Ercolano attraverso i secoli 
  "         " Da Resina ad Ercolano 
 Gaudio M., Ercolano e il Vesuvio            
       Irlanda A., noi, oratoriani di Resina Volume 1°
Parisi C., Chiese e Cappelle di Ercolano 
Ciro Parisi, Ercolano Profili e Figure
Vittorio Gleijeses, Le Regali Delizie In Terra Vesuviana