NOI OROTORIANI DI RESINA -
1° volume - anno 2002 di Antonio Irlanda
Indice
Giochi
A' Nquattarella (A Nascondino) - Moscacieca - Uno, Monta la Luna - Carruocciolo -
Capocartone - Cerchio da Lancio - Le Piste - Giochi da Casa -
IL Sott' 'A 'Mmuro e lo Sbatte 'A 'Mmuro - Il gioco del calcio - Le due torri -
Segue: Personaggi Resinesi, da ricerche di Lina Luna
Pasquale Acampora - Raffaele Atticciati - Ugo Barbato - Amedeo Bordiga - Luisa Bossa - Camillo Bosso - Andrea Cacciottoli - Diego Calcagno - Giuseppe Calcagno - Gaetano Cappiello -
Marino III Caracciolo V principe di Avellino - Aniello Carotenuto -
Carlo Ciliberto - Pasquale Contile - Mario Coppola - Ugo Coppola - Ines Cordua - Agostino Cozzolino - Benedetto Cozzolino - Antonio Cua - Ciro Cuciniello - Domenico Cuciniello - Raffaele Cuneo - Andrea Antonio Dalia - Marco De Gregorio - Nicola De Martino - Ciro De Simone - Antonio Di Donna - Giovanni Battista Filosa - Biagio Focone - Francesco Giampaglia - Vincent Gardenia - Ettore Iaccarino - Dante Iovino - Roberto Minervini - Alessandro Paderni - Ciro Pezzella - Don Saverio Pignone Carretta - Don Ettore Pignone Carretto - Guglielmo Roehrssen di Cammarata - Fausto Rossano - Pasquale Ruggero - Francesco Scognamiglio - Maddalena Serra - Alfonso Stocchetti - Raffaello Tancredi - Adriano Tilgher - VittoriaTosti di Valminuta -
Michele Vargas Machucca - Ciro Vigorito - Oreste Vigorito -
A' NQUATTARELLA OVVERO A NASCONDINO
Era un gioco di gruppo molto in voga tra i ragazzi dei Quattro Orologi che lo praticavano prevalentemente nei cortili delle ville circostanti che offrivano molteplici e fantasiose possibilità di "acquattarsi" cioè accovacciarsi per nascondersi. Posizione ed azione svolta da colui che si nascondeva e spiava le mosse di colui che era "sotto" e che contava fino a trenta con la testa appoggiata sull'avambraccio, a sua volta appoggiato ad un cantone di muro, in modo da non vedere dove i suoi compagni-avversari si nascondessero. Il gioco, con le sue regole, si svolgeva mettendo a frutto strategie che sarebbero servite nella vita anche se allora non lo sapevamo, ma che oggi sono facilmente riscontrabili nei giochi degli animali studiati dagli etologi e continuamente trasmessi nei programmi televisivi. Chi contava doveva cercare di trovare, stanare quelli nascosti e, nello stesso tempo tenere d'occhio la postazione di "conta" che assumeva l'importanza di una fortificazione da difendere o da conquistare, a seconda delle posizioni assunte nel gioco. Colui che era sotto, funzione ritenuta meno prestigiosa nei confronti di chi si nascondeva e che veniva sancita dal "tocco" tra i partecipanti e successiva conta, doveva mettere a frutto tutta la sua abilità per scovare e riconoscere chi era nascosto. Egli era, infatti, il "guardiano" della postazione mentre gli altri erano liberi di cercare, nel tempo della conta, le posizioni migliori, scrutare le mosse dell'avversario e mettere in atto le strategie più appropriate per vincere la contesa. Quando qualcuno nascosto veniva scovato e riconosciuto scattava il rituale di battere la mano sul muro di conta per sancire che l'altro era "fatto", termine che non aveva il significato dei nostri giorni nel mondo dei drogati. Al contrario, chi era nascosto doveva sviare l'attenzione di chi era sotto, coglierlo lontano dal muro e, contando sulla sorpresa e sulla velocità delle proprie gambe, cercare di arrivare per primo al muro per battervi la mano sul muro di conta per sancire che l'altro era "fatto", termine che non aveva il significato dei nostri giorni nel mondo dei drogati. Al contrario, chi era nascosto doveva sviare l'attenzione di chi era sotto, coglierlo lontano dal muro e, contando sulla sorpresa e sulla velocità delle proprie gambe, cercare di arrivare per primo al muro per battervi la mano e proclamarsi "salvo". Il gioco terminava quando tutti erano stati scovati o si erano salvati; il primo scovato prendeva il posto di chi era sotto tranne che nella variante con "il salva tutti" che l'ultimo della serie poteva effettuare condannando ad un altro giro colui che aveva già contato.
Foto: Affresco da Ercolano I sec. d. C. (Museo Archeologico di Napoli)
Moscacieca
vedeva impegnati un personaggio bendato, opportunamente fatto ruotare per fargli perdere l'orientamento e gli avversari che gli giravano attorno, lo toccavano o lo chiamavano stando ben attenti a non farsi toccare, altrimenti avrebbero preso il suo posto.
Uno, monta la luna
Uno, monta la luna era la variante più complessa del salto sulla schiena di un avversario piegato, primo versetto di una filastrocca composta da undici versi che il saltatore doveva ripetere nel mentre saltava, integrata da azioni che richiedevano un corretto coordinamento nell'esecuzione. Un esempio di azione coordinata era quella di dare un calcetto nel sedere di quello piegato mentre si era al culmine del salto, nell'atto di lasciare l'appoggio delle mani sulla schiena dopo aver ottenuto la necessaria spinta. I versetti li avevo in parte dimenticati, ma li ho ricomposti parlandone con Mario Carotenuto che mi ricordava di averli citati in suo libro, eccoli:
Uno, monta la luna Due, monta il bue Tre, 'a figlia d''o re Quatt', 'a culacchia Cinq', 'a cucchiara Sei, 'a siggiara Sette, 'o vuò 'o spighetto Otto, o paccotto Nove, 'e cannole Dieci, 'e cannele Undici, 'e surice 'e Girella
I giochi appena accennati mettevano a confronto avversari di diversa stazza e peso con le difficoltà che tutti possono immaginare quando si trovavano di fronte due opposti; ricordo un Angelo Favarolo grosso e pesante ed un Ciro Scognamiglio piccolo e leggero. Se stava sotto Angelo risultava difficile per Ciro scavalcarlo; nel caso contrario c'era il rischio che Ciro si piegasse sotto il peso di Angelo che saltava, a volte senza farcela con avversari più alti e quindi li travolgeva al termine della rincorsa. Una variante simpatica del gioco del salto era quella di tipo sequenziale, laddove, dopo il primo giocatore piegato in due, di traverso a chi saltava, con le braccia tese e le mani ben saldate sopra le ginocchia, il secondo lo superava e si piazzava, nella stessa posizione qualche metro più avanti e così di seguito. L'ultimo aveva il compito più gravoso dovendo saltare più volte, ma se l'operazione era ciclica ciascuno aveva le stesse difficoltà potenziali. I più bravi erano capaci di saltare sulla "cavia" di turno che coraggiosamente posizionava in piedi, di spalle a colui che avrebbe saltato, con il capo reclinato in avanti. Il saltatore prendeva la rincorsa e, appoggiate le mani sulle spalle dell'altro, si dava la spinta saltando al di là dell'ostacolo. Gli allenamenti li facevamo sulle colonne in piperno sistemate ai lati dei portoni delle ville vesuviane di Campolieto, dove erano più alte e di diametro maggiore e di villa Durante. I migliori, tra cui modestamente mi annovero, saltavano senza poggiare le mani e, per darvi l'idea della pericolosità del salto, riporto che sulla sommità di una delle colonne di villa Campolieto era infisso un anello in ferro del diametro di circa dieci centimetri dove venivano legati i cavalli. Immaginate solo per un istante cosa sarebbe successo se, dopo la rincorsa, il salto non era alto abbastanza da far schivare i genitali dall'impatto con l'anello!
Carruocciolo
Tipica dell'epoca la costruzione del carruocciolo,
cioè del carroccio, un mezzo di locomozione a spinta o da discesa costituito da una tavola larga 30-50 cm e lunga circa un metro, alle cui estremità corte si applicavano due assi. L'asse posteriore era inchiodato e fisso, quello anteriore era imperniato all'anteriore rastremato della tavola e, corredato di un tratto di corda a guisa di briglia, surrogava un ipotetico volante per le manovre di sterzata. Le estremità dei due assi erano opportunamente arrotondate per montarvi ruote di fortuna, generalmente di legno e trattenute da chiodi per evitare che si sfilassero durante il rotolamento. Lo sfregamento ruota mozzo era tale da raggiungere temperature elevate con formazione di fumo e bruciatura delle parti in contatto; per evitare l'inconveniente bisognava recuperare del grasso da distribuire sulle superfici soggette a sfregamento. I più fortunati usavano ruote costituite dai cuscinetti a sfere recuperati dai residuati bellici della seconda guerra mondiale; la ralla interna era opportunamente forzata sull'asse e bloccata come per le ruote di legno. Un artificio era quello di montare ruote di piccolo diametro davanti e più grandi dietro. E' facile immaginare quanto rumore facessero questi veicoli sui basoli delle strade cittadine. Ho un ricordo impresso nella mente per la versione con le ruote in legno che pure erano di difficile reperimento; mio padre mi aveva regalato per il mio compleanno un bellissimo cavallo in legno dipinto, semovente su quattro ruote. Nel mentre scorrazzavo sul marciapiede prospiciente la tabaccheria di mio nonno Pasquale Indulgenza, i miei zii mi blandirono con molta astuzia riuscendo a farsi consegnare il cavallo dal quale smontarono le ruote per montarle su un carruocciolo che avevano appena costruito. Mio padre si accorse del cavallo azzoppato, pardon arrotato cioè senza ruote ed andò su tutte le furie nei confronti dei miei zii che avevano carpito la buona fede di un bambino.
A' NQUATTARELLA OVVERO A NASCONDINO
Era un gioco di gruppo molto in voga tra i ragazzi dei Quattro Orologi che lo praticavano prevalentemente nei cortili delle ville circostanti che offrivano molteplici e fantasiose possibilità di "acquattarsi" cioè accovacciarsi per nascondersi. Posizione ed azione svolta da colui che si nascondeva e spiava le mosse di colui che era "sotto" e che contava fino a trenta con la testa appoggiata sull'avambraccio, a sua volta appoggiato ad un cantone di muro, in modo da non vedere dove i suoi compagni-avversari si nascondessero. Il gioco, con le sue regole, si svolgeva mettendo a frutto strategie che sarebbero servite nella vita anche se allora non lo sapevamo, ma che oggi sono facilmente riscontrabili nei giochi degli animali studiati dagli etologi e continuamente trasmessi nei programmi televisivi. Chi contava doveva cercare di trovare, stanare quelli nascosti e, nello stesso tempo tenere d'occhio la postazione di "conta" che assumeva l'importanza di una fortificazione da difendere o da conquistare, a seconda delle posizioni assunte nel gioco. Colui che era sotto, funzione ritenuta meno prestigiosa nei confronti di chi si nascondeva e che veniva sancita dal "tocco" tra i partecipanti e successiva conta, doveva mettere a frutto tutta la sua abilità per scovare e riconoscere chi era nascosto. Egli era, infatti, il "guardiano" della postazione mentre gli altri erano liberi di cercare, nel tempo della conta, le posizioni migliori, scrutare le mosse dell'avversario e mettere in atto le strategie più appropriate per vincere la contesa. Quando qualcuno nascosto veniva scovato e riconosciuto scattava il rituale di battere la mano sul muro di conta per sancire che l'altro era "fatto", termine che non aveva il significato dei nostri giorni nel mondo dei drogati. Al contrario, chi era nascosto doveva sviare l'attenzione di chi era sotto, coglierlo lontano dal muro e, contando sulla sorpresa e sulla velocità delle proprie gambe, cercare di arrivare per primo al muro per battervi la mano sul muro di conta per sancire che l'altro era "fatto", termine che non aveva il significato dei nostri giorni nel mondo dei drogati. Al contrario, chi era nascosto doveva sviare l'attenzione di chi era sotto, coglierlo lontano dal muro e, contando sulla sorpresa e sulla velocità delle proprie gambe, cercare di arrivare per primo al muro per battervi la mano e proclamarsi "salvo". Il gioco terminava quando tutti erano stati scovati o si erano salvati; il primo scovato prendeva il posto di chi era sotto tranne che nella variante con "il salva tutti" che l'ultimo della serie poteva effettuare condannando ad un altro giro colui che aveva già contato.
Foto: Affresco da Ercolano I sec. d. C. (Museo Archeologico di Napoli)
Personaggi Resinesi
Mi sono attivata in questa ricerca perché ritengo doveroso
ravvivarne memoria.
Lina Luna
Pasquale Acampora
Pasquale Acampora
nato a Resina (Napoli).
NELL’ELENCO DEI MILLE DEPORTATI DA GORIZIA IN SLOVENIA NEL 1945: Agenti Pubblica sicurezza
Arrestato dai partigiani jugoslavi a Gorizia il 2 Maggio e deportato in Jugoslavia. Probabilmente morì in prigionia. Il 30 Aprile 1945 con la ritirata tedesca da Gorizia gli agenti di Polizia della Questura di Gorizia, molti dei quali collegati al C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) ed alla Resistenza, si unirono ai Carabinieri, alla Guardia Civica di Gorizia, ai civili ed ai partigiani locali per formare delle squadre armate che avrebbero dovuto prendere il controllo della città in attesa dell’arrivo degli Alleati. Le Guardie di Pubblica Sicurezza della Questura di Gorizia protessero la città quando, in mattinata giunse la milizia jugoslava nazionalista dei cetnici, scontrandosi contro di essa.
Durante i combattimenti gli agenti vennero contattati da un sottufficiale del Regio Esercito Italiano che combatteva con la Resistenza italiana, il quale consigliò loro di abbandonare la città, per evitare problemi con i partigiani jugoslavi, ormai alla periferia di Gorizia. La maggior parte delle Guardie di Pubblica Sicurezza, ritenendo di non avere colpe e di avere compiuto il proprio dovere, decise di restare al proprio posto.
Furono tutti arrestati dai partigiani jugoslavi del IX Corpus nei giorni successivi e deportati.
Morirono quasi tutti in prigionia.
Fonte: “la Pubblica Sicurezza sul Confine Orientale 1938-1945” di Mario De Marco
Ciro Andolfi
Nell'elenco dei caduti italiani in Egeo
Deceduto nel Dodecaneso Andolfi Ciro (aviere) 30/6/1942 - 40 Resina (Napoli)
Raffaele Atticciati
Raffaele Atticciati
Professione: Restauratore di marmi.
Nato a Resina il 01/01/1758 morto a Napoli nella prima metà del XIX secolo.
Esponente di una famiglia di noti scultori e restauratori. Nel 1778 entra nell'officina dei reali restauri di Portici. Nel 1808 viene destinato nel Real museo di Napoli sotto la direzione di M. Arditi.
Ugo Barbato
Ugo Barbato
Medaglia di bronzo. Barbato Ugo fu Stefano e fu Maria Galante, da Resina
(Napoli), capitano reggimento lancieri di Milano. - Coman-
dante di un settore, attaccato da rilevanti forze nemiche sbar-
cate sul litorale, durante otto ore di aspro combattimento,
prodigava la sua azione di comando dove più ferveva la mi-
schia. In successivi contrattacchi, condotti con estrema vio-
1enza, debellava l'avversario, costringendolo alla resa con forti
perdite. -
Costone di Scalo Sajada (fronte greco), 24 novem-
bre 1940-XIX.
Ugo Barbato
Maedaglia d'argento a Barbato Ugo fu Stefano e fu Galante Maria, nato a Resina Napoli il 10 dicembre 1908, tenente in servizio permanente effettivo del II gruppo squadrini cavalleria coloniale.
Antonio Battilo
Antonio Battilo, l'eroe di Palazzo Capracotta
Questa testimonianza ci è stata fornita direttamente dalla voce dell'interessato Antonio Battilo, classe 1939, per il tramite di un nostro lettore del blog, il caro amico Luigi Battilo.
La famiglia Battilo, pescivendoli ambulanti per tradizione familiare al largo Santa Croce a Portici, per generazioni hanno sempre abitato a Palazzo Capracotta, meglio conosciuto come o' palazz0 'e Peppe 'e Catiello, nonno del dott. Saldamarco.
Ricordiamo ai nostri lettori che la struttura attuale con pianta a libro risale più o meno agli inizi del '700. Appartenuto alla famiglia Capece Piscicelli, duchi di Capracotta, ha rivestito nel corso dei secoli varie destinazioni d'uso, prima sede della Curia, poi prigione e poi sede del Municipio in epoca borbonica e post-unitaria.
Vi pubblichiamo anche due mappe, una di fine '700 ed un'altra di fine '800 dove si possono rilevare lo stato del palazzo all'epoca con la presenza del giardino al suo interno.
Ci racconta Antonio che lui e la sua famiglia vivevano al primo piano insieme ad altre famiglie, tra cui quella del dott. Saldamarco. Le condizioni di vita erano al di sotto degli standards attuali ovvero c'erano bagni comuni ma comunque c'erano due fontane e due giardini su due livelli.
Il signor Antonio ha vissuto tutta la sua infanzia e la sua adolescenza fino al matrimonio nel Palazzo e ricorda con viva commozione i vari eventi che si sono succeduti. Ricorda le botteghe storiche che erano presenti sulla facciata del Palazzo, ovvero botteghe di macelleria della famiglia Iodice, detto 'o Signurino, che erano anche proprietari nello stabile. Nel cortile interno c'era la bottega per le tende da paracadutista del sig. Armando Senatore e verso l'angolo della strada la bellissima salumeria dell'avvocato Coppola, con giardino interno, padre del dott. Gabriele Coppola.
Nel Palazzo la famiglia Battilo era molto numerosa e lo stesso Antonio ci raccontava che in una stanza del Palazzo vivevano in nove.
Ma l'episodio più significativo della vita di Antonio avvenne all'incirca in un'estate, forse, del 1962, quando durante la notte sentì un boato tremendo e si accorse che parte del solaio della sua stanza cadde sopra di lui. Non convinto, visto il clamoroso boato, si precipitò al piano di sopra in corrispondenza dell'appartamento della famiglia Iodice constatando che tutti loro erano rimasti sotto una massa di detriti e calcinacci. Nonostante l'oscurità e la polvere sollevatasi riuscì a trarre in salvo i genitori ed i figli che erano rimasti sotto. Intanto gli altri abitanti del Palazzo avevano chiamato i vigili del fuoco ma l'improvviso intervento di Antonio riuscì sicuramente a salvare delle vite umane.
La conseguente inalazione della polvere provocò ad Antonio, una volta giunto sul ballatoio del palazzo, uno svenimento e fu necessario l'intervento di alcuni sanitari giunti sul posto.
L'accaduto fu ricordato su diverse testate giornalistiche nelle cronache locali (speriamo di trovare i giornali dell'epoca) ed Antonio Battilo fu convocato in Comune qualche settimana dopo per ricevere un encomio pubblico ed anche una somma in denaro.
Dopo quest'episodio e visto l'ormai stato di precarietà del Palazzo stesso, tutti gli abitanti furono trasferiti a via Tironi di Moccia.
Quello che resta dell'ormai antico palazzo sta solo nella memoria di Antonio e di chi ci ha abitato o vissuto per un po' della sua vita.
Luigi Cozzolino
Amedeo Bordiga
Amadeo Bordiga
Nacque il 13 giugno del 1889 in villa Faraone, Ercolano. Morì a Formia il 25 luglio del 1970.
Bordiga si laureò in ingegneria al Politecnico di Napoli nel 1912. Aveva già conosciuto il movimento socialista al liceo. Nel giugno del 1918 sposa Ortensia De Meo, militante socialista già presente alla fondazione del Circolo Carlo Marx e dalla quale avrà due figli. Uomo politico, giornalista e rivoluzionario italiano, famoso soprattutto per i suoi contributi alle posizioni ideologiche della sinistra comunista, di cui fu segretario (1921- 1923).
Il padre Oreste (di origini piemontesi), era un insigne docente di agraria a Portici, la madre Zaira Amadei apparteneva a una nobile famiglia romana.
Nel 1921, Bordiga, Togliatti e Gramsci lasciarono il Partito Socialista Italiano e fondarono il Partito Comunista d' Italia. Di cui Bordiga divenne il primo segretario.
Luisa Bossa
(Resina, 11 novembre 1952) è una politica italiana.
Titolo di studi Laurea in Lettere Classiche
È stata Sindaco di Ercolano per due mandati, dal 1995 al 2005, dapprima per il Partito Democratico della Sinistra e poi per i Democratici di Sinistra.
Alle elezioni regionali in Campania del 2005 viene eletta nelle liste dei Democratici di Sinistra, in provincia di Napoli.
Alle elezioni politiche del 2008 è eletta alla Camera dei Deputati, nella Circoscrizione Campania 1, nelle liste del Partito Democratico. Viene riconfermata anche alle successive elezioni politiche del 2013.
Il 25 febbraio 2017 prende parte alla scissione dell'ala sinistra del
Partito Democratico, aderendo ad Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista.
Camillo Bosso
Camillo Bosso
Don Camillo Bosso nasce a Resina, muore a Portici, il 17 gennaio 1655.
Divenuto sacerdote, ha iniziato la sua opera pastorale in Resina.
Acquisito l’indipendenza spirituale dalla basilica di Pugliano, è stato il primo parroco di Portici.
Uomo di grande diligenza, sacerdote di grande attività e di vita esemplare, ha retto la parrocchia della Chiesa Madre con gran cautela, zelo, e carità per la durata di 27 anni. Ha governato la parrocchia in uno dei tempi più angustiato della storia dei paesi vesuviani», colpiti dalla spaventosa eruzione del Vesuvio del dicembre 1631 e dall’epidemia di peste dell’aprile - maggio 1656. Le due calamità hanno prodotto un gran numero di vittime: a Portici, mentre la prima ha distrutto ben 70 famiglie, la seconda ha decimato la popolazione.
All’imbrunire del 24 ottobre 1644 dalla chiesa matrice, il parroco Don Camillo Bosso di Resina si recava a portare gli Estremi Conforti alla principessa di Stigliano ex viceregina di Napoli.
La mattina del 17 gennaio 1655, dopo aver celebrato la santa messa, fatta la processione, all’età di circa 60 anni, è volato in cielo.
Oreste Breglia
Oreste Breglia
Oreste, Breglia (Napoli, Villa Breglia, Resina). Tenente di artiglieria pesante campale, del 21° Gruppo da 105.Blocco D, n° 705. Cfr. arch. Garimberti.
Cellager 1917/1918
Andrea Cacciottoli
Andrea Cacciottoli
Avvocato, politico, amministratore, Andrea Cacciottoli nato a Resina 1856 deceduto a Resina nel 1913.
Sindaco di Resina dall'11 novembre 1884. Dovette fronteggiare non pochi problemi di ordine sociale. tra i quali la cronica mancanza di acqua e le epidemie del colera nelle zone malsane di Resina.
Diego Calcagno
Diego Calcagno
(Resina, 24 maggio 1901 – Grofferata, 10 agosto 1979) nato da Giuseppe (capitano marittimo di lungo corso) e Maria Concetta Tosti di Valminuta, in villa Matarazzo, nell'attuale Ercolano. É stato poeta, giornalista, sceneggiatore e paroliere italiano.
Nel 1947 Diego si sposò con l'attrice doppiatrice Giovanna Scotto, vedova di Vincenzo Scotto da cui prese il cognome d'arte, all'anagrafe era Giovanna Margherita Piana-Canova, morì a Grottaferrata il 23 dicembre del 1985 all’età di 90 anni.
Giuseppe Calcagno
Giuseppe Calcagno
Calcagno Cumbo Giuseppe nato il 12/10/1818 a Milazzo (Messina) deceduto il 18/11/1903 a Resina, fraz. di Ercolano (Napoli). Figlio di: Emanuele e Cumbo Giovanna. Coniuge Giannuzzi Amalia, prole Diego Calcagno. Fratello Francesco (senatore) Onorificenze: Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 18 settembre 1865.
Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 11 dicembre 1879.
Consigliere comunale di Milazzo.
Cariche e titoli: Membro della Deputazione di Milazzo che si recò a Napoli per rendere omaggio a Vittorio Emanuele II (1860).
Deputato al Parlamento per il corso di tre legislature, per la volontà degli elettori di quella contrada, ammesso nel 1881 agli onori del Senato,
Confortato dal nipote omonimo Giuseppe, che da poco aveva sposato la nobildonna Maria Concetta Tosti dei duchi di Valminuta, il vecchio senatore si spense il 18 novembre 1903, lasciando larga eredità di affetti e unanime rimpianto. Dal barone Giuseppe e Maria Concetta nacque il 24 maggio 1901 a Resina, Diego Calcagno. a quei tempi la famiglia possedeva villa Matarazzo.
Pasquale Cantile
Pasquale Cantile
nato in Resina nel 1883 in via Ascione al numero 14 da Giuseppina Fiorillo casalinga moglie di Ferdinando Cantile cantiniere. Sotto Ufficiale elettricista nella R. Marina. Imbarcato sulla Garibaldi, prese parte alla guerra libica meritandosi la medaglia al valore militare. Ritiratosi dalle armi nel 1913, per ragioni di famiglia, fu chiamato al servizio nel settembre 1914, fece parte della compagnia di sbarco a Vallona e compì vari difficili e delicati incarichi affidatigli dai suoi superiori. La notte dal 18 al 19 u. s. luglio, trovava la morte nelle acque dell'Adriatico, come dal Ministero della R. Marina è stato comunicato alla desolata famiglia, in residenza nel comune di Frasso Telesino Benevento).
Gaetano Cappiello
Gaetano Cappiello
nato a (Resina, 1947 – Palermo, 2 luglio 1975) Guardia di pubblica sicurezza addetto a squadra investigativa, lavorava alla questura di Palermo ed è stato vittima di Cosa Nostra.
Onorificenze Medaglia d'argento al valor civile.
L'agente Cappiello morì a soli 28 anni, lasciando la moglie e una figlia piccola.
Marino III Caracciolo
Marino III Caracciolo, V principe di Avellino
(Resina, 17 luglio 1668 – Vienna, 18 febbraio 1720), è stato un principe, militare e diplomatico. Marino era figlio di Francesco Marino I Caracciolo, IV principe di Avellino e di sua moglie, Geromina Pignatelli Tagliavia d'Aragona Cortés.
A sei anni perse il padre e ne ereditò i titoli e i vasti possedimenti,
Il 4 marzo 1675, re Carlo II di Napoli lo nominò generale della cavalleria dei catafratti.
Nel luglio del 1687, Marino sposò Antonia Spinola, marchesa di Los Balbases, la quale gli portò una copiosa dote di 60.000 ducati.
Aniello Carotenuto
Aniello Carotenuto
Nato a Resina. Del 7° Reggimento Fanteria.
Tra i morti SOTTUFFICIALI, CAPORALI E SOLDATI dell'elenco dei gloriosi caduti a Dogali in Africa (25 e 26 gennaio 1887)”
(da: T. Giusleschi, Ricordo di Dosali, Cremona 1887)
Giovanni Cassitto
Giovanni Cassitto
(Resina di Ercolano, Napoli, villa Cassitto). Colonnello del 9° Reggimento di Artiglieria da Fortezza. Comandante del Blocco C. Scrive, al rientro in Italia, la relazione della prigionia di Cellelager. Alfonso Triolo lascia una testimonianza sul Giovanni Cassito. “il tempo non potrà mai cancellare dal cuore degli ufficiali del Blocco C la riconoscenza e la gratitudine che tutti sentono per questo superiore amorevole ed autorevole che, in ogni tempo della prigionia e in tutte le circostanze ebbe cura, interessamento e benevolenza per i suoi dipendenti chiedendo, con altera dignità, al comando tedesco tutto ciò che poteva renderci meno aspri i disagi protestando con austere parole contro ordini che avessero potuto, anche lontanamente, menomare la nostra dignità di Ufficiali Italiani”.Cfr. G. Re, Prigionieri dimenticati. Cellelager 1917-1918, ed. Mursia, Milano 2008. Cfr. Sironi, Denti e Corsanego.
Foto dei 28 ufficiali del Blocco C
Carlo Ciliberto
Carlo Ciliberto
Nacque a Resina l'8 ottobre 1923, in un edificio ottocentesco di via Cecere venendo da Portici verso il mare. Dopo le elementari, Carlo venne iscritto all'Avviamento professionale (un tipo di istituto oggi completamente soppiantato dalla scuola media dell'obbligo), dove si fondavano le basi dei futuri artigiani ed operai, con molta pratica e poca teoria. La scuola era il Diego Colamarino di Torre del Greco, il direttore Vincenzo Grillo un fine letterato, noto per i suoi studi su Zanella. In questo contesto ricco di stimoli e sollecitazioni culturali. Carlo Ciliberti imparò a lavorare i pezzi di legno o di ferro, studiare tecnologia, a tracciare disegni geometrici, cose importanti ma non sufficienti tuttavia a soddisfare la sua voglia di sapere. Le sue inclinazioni, volgevano altrove. Dopo i tre anni di Avviamento, Carlo sostenne e superò la prova integrativa che gli spalancò le porte del quarto anno delle Magistrali. Nel penultimo anno delle Magistrali Carlo iniziò a impartire lezioni private di aritmetica agli scolari delle elementari e delle Medie Inferiori. Il 1941 fu un anno importante per Ciliberto: il diploma di insegnante per le elementari, la maturità scientifica conseguita da privatista al "Vincenzo Cuoco" di via Foria, l'iscrizione alla Facoltà di Scienze dell'Ateneo napoletano. Nello stesso tempo si diede ad impartire lezioni private di matematica a Napoli, Portici, Resina, ovunque fosse richiesto. Conquistati i due diplomi, Carlo non perse tempo e per due anni dal '42 al '43, divenne assiduo di cattedra in una scuola elementare di Barra.
La laurea in Matematica arrivò il 7 agosto 1945, a ventidue anni non ancora compiuti, normale per uno che aveva cominciato con l'Avviamento. Il 4 luglio 1947 guadagnò un posto in graduatoria per insegnare Matematica e Fisica nelle Superiori, aggiudicandosi anche l'abilitazione alle Inferiori. Dall'ottobre dello stesso anno ottenne una serie di supplenze di Matematica nelle Medie di Scafati e quindi nelle ultime due classi del Liceo di Nocera Inferiore. Un incarico nelle Medie Inferiori di Torre del Greco coincise il 1° ottobre 1949 col conseguimento della cattedra di professore straordinario e dall'anno successivo (e fino al 30 giugno 1952) in quelle di via Trinità Maggiore a Napoli; <<singolare il suo percorso a ritroso, tornava da insegnante nelle stesse città e negli stessi istituti che aveva frequentato da studente. Nonostante il frenetico andirivieni fra concorsi e ruoli guadagnati, Ciliberto non s'era mai staccato dall'Università. Già dal 46, infatti, dopo meno di un anno dalla laurea, aveva iniziato la trafila di assistente volontario presso la cattedra di Analisi Matematica e Algebrica. Dal '46, dunque, il doppio insegnamento la mattina alle Medie e di pomeriggio all'Università. Con quest'ultima si aggiudicò una borsa di studio. In aspettative alle Medie dal 30 giugno 1952, il giorno dopo vide assegnarsi un posto di assistente ordinario all'Università. Circa quattro anni dopo (4 maggio 1956) fu la volta dell'abilitazione alla libera docenza con l'incarico di insegnare Esercitazioni di Matematiche agli studenti di Chimica nella Facoltà di Scienze. Nel 1957 gli toccò l'incarico di Istituzioni di Matematiche in Chimica, il 20 aprile 1958 di Analisi Matematica algebrica e infinitesimale e finalmente il 15 dicembre dello stesso anno eccolo professore straordinario presso l'Università di Bari, dove rimase fino al 1963. Tornato a Napoli, insegnò per sei anni a Economia e Commercio.
Quando, nel 1995, si ritirò dall'insegnamento, la comunità matematica napoletana ne celebrò l'operosità scientifica in un convegno. Carlo Ciliberto che fu, inoltre, socio ordinario dell'Accademia Pontaniana, membro della Società Nazionale di Scienze Lettere e Arti in Napoli, presidente dell'Accademia di Scienze Fisiche e Matematiche è scomparso il 3 agosto del 2004.
Figlio di una famiglia operaia e destinato anch'egli a fare il falegname o qualcosa di simile, Carlo Ciliberto invece diventa Rettore dell'Università Federico II, la prima Università di Stato al mondo fondata nel 1224.
Mario e Gianni Coppola
Mario e Gianni Coppola
figli di Gabriele e Paparo Anna. Entrambi nati a Resina in via Fontana,
(Mario nato il 21 - 09 - 1921) Entrambi Ufficiali del Regio Esercito Italiano reparto 2ª compagnia, Fanteria. Catturati durante la seconda guerra mondiale in data 24 settembre del 1943, caricati su vagoni bestiame diretti in Germania, arrivano il 3 novembre. Grazie alla corrispondenza del fratello Pasquale Coppola, Gianni seppe che nello stesso campo vi era l'altro fratello Mario, così iniziò la ricerca, non fu facile per i due ritrovarsi, il campo conteneva 50mila prigionieri. Il 19 febbraio Gianni trova finalmente suo fratello Mario che vuoi per gli stenti e per malattie che infestavano il campo, era in condizioni precarie. Il fratello Gianni si procurava sostentamenti che potessero aiutare il fratello ammalato. Nel febbraio del 1945 entrambi scrivono una lettera ai loro genitori per metterli al corrente che sono insieme e stanno bene. In seguito alla liberazione dal campo i due fratelli trovano un impiego nella città di Amburgo infine riescono a tornare in patria. A resina la notizia del rientro a casa dei fratelli Coppola fece il giro del paese in pochi minuti, mamme, sorelle, mogli e parenti di altri militari speranzosi riempirono la casa della famiglia Coppola, nella speranza di avere notizie dei loro cari ancora prigionieri. Molti non tornarono e quei pochi che fecero ritorno volevano solo dimenticare.
Come segno di ringraziamento per la guerra finita il 10 giugno 1945 Pasquale Coppola organizzò in via eccezionale la processione della Madonna di Pugliano, tutti i cittadini potettero presenziare.
Ugo Coppola _ Ugo Coppola
Ugo Barbato
Medaglia d'argento a Barbato Ugo fu Stefano e fu Galante Maria, nato a Resina Napoli il 10 dicembre 1908, tenente in servizio permanente effettivo del II gruppo squadrino cavalleria coloniale.
Ugo Coppola
Medaglia d'argento a Coppola Ugo di Vincenzo e di Pistone Carolina, nato a Resina (Napoli) il 1° aprile 1912 sottotenente di complemento della VI brigata coloniale.
Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia - lunedì 2 settembre 1940 - Ministero dell'Africa Italiana
Ines Cordua
Ines Cordua (1907-1984)
Resinese, si diplomò a 20 anni in Direzione didattica; a 21 si laureò in lettere; vinse poi un concorso a cattedre per il Ginnasio e andò a Nuoro come insegnante; in un altro concorso fu la seconda tra 2000 concorrenti e venne assegnata a Napoli.
Prestò servizio anche a Resina e, per ben 47 anni, nell'Istituto Enrico Fermi di Napoli. Parallelamente all'attività didattica, sviluppò un proficuo impegno in diversi campi. Fu infatti addetta all'ufficio stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri e poi presso la Prefettura di Napoli. Passò, quindi, alla Presidenza giovanile di Azione Cattolica. Tenne innumerevoli corsi di studio e di aggiornamento, nonché conferenze varie. Fu collaboratrice di giornali e di riviste su temi di pedagogia e sociologia. Molti suoi articoli furono riprodotti in America e in Argentina. Pubblicò anche antologie per le scuole e studi apprezzatissimi su argomenti stimolati, tra cui "Il Vesuvio e gli interessi di Resina (1932).
Ma l'opera più bella fu l'istituzione nella nostra città del nuovo Centro (1953) della Maternità ed Infanzia (O.N.M.I.), dovuto alla sua incisiva presenza nel locale Consiglio Comunale. Fu anche membro della Consulta Nazionale Enti Locali, per sei anni, e del Comitato Centrale Movimenti Femminili di un'importante formazione politica.
Per i suoi meriti, ottenne dal Governo dei premi significativi, tra i quali la Commenda per l'Opera Sociale Maternità.
Agostino Cozzolino
Agostino Cozzolino
Nacque a Resina, il 16 ottobre 1928.
Il 2 novembre 1988, in una fredda e ventosa serata, concludeva la sua intensa giornata terrena Don Agostino Cozzolino, parroco di S. Maria della Neve, in Ponticelli, quartiere di Napoli est. Padre Cozzolino da tutti così chiamato nacque a Resina (oggi Ercolano), il 16 ottobre 1928, in una famiglia di persone semplici e timorate di Dio. In seminario entrò da giovanissimo e venne ordinato sacerdote il 27 luglio 1952. Il suo ministero pastorale cominciò come collaboratore di Don Luigi Cozzolino nella sua parrocchia di origine, S. Caterina, dove il Servo di Dio fondò il F.A.C. (Caritas). Poco dopo, fu trasferito alla parrocchia rurale del SS. Rosario, a Poggioreale. Nel dicembre del 1955 passò alla guida della parrocchia Regina Paradisi, ai Camaldoli, dove rimase soltanto due anni. In considerazione infatti della passione sacerdotale e dell’entusiasmo apostolico che caratterizzeranno l’intera sua esistenza, fu chiamato a lavorare al Seminario Maggiore di Napoli, in qualità di vice rettore, dal 1957 al 1960, per farvi poi ritorno come direttore spirituale dal 1966 al 1970. Succedendo al compianto Don Biagio Napolitano, prematuramente scomparso il 15 gennaio precedente, il Servo di Dio venne nominato parroco di S. Maria della Neve nell’ottobre del 1960, incarico che conservò sino alla fine quando, colpito da un male incurabile, sorella morte lo visitò. I funerali, presieduti dal Cardinale Michele Giordano, ebbero luogo il 4 novembre, con grande concorso di Sacerdoti e di Popolo. La sua tomba si trova nel Cimitero di Ponticelli, presso l'aula liturgica della Congrega di Sant'Anna, dove ogni sabato, alle ore 10.30, viene celebrata la S. Messa. Durante l’ultimo anno di vita, donò la ricchezza della sua esperienza alla Chiesa diocesana in qualità di Vicario Episcopale dell'allora settima zona pastorale. Più di ogni parola, la sua levatura spirituale traspare dal Testamento, dove egli dichiara, fra l'altro, di essersi sentito profondamente legato alla comunità parrocchiale nella quale aveva speso la maggior parte del ministero, e dove tuttora rimane viva e grata la memoria dell’instancabile pastore d'anime, sempre presente e disponibile per tutti.
Tratto dalla pagina: Servo di Dio Agostino Cozzolino Sacerdote
Manlio Cozzolino
Manlio Cozzolino
É giunta alla famiglia a Resina (Napoli) la partecipazione ufficiale della morte in guerra del giovane Manlio Cozzolino della classe 1894, caporale in un Regg. di fanteria di stanza a Modena, Brigata Pistoia. Nella sua lettera il tenente colonnello comandante il Deposito scrive che << il reggimento è fiero di avere avuto il loro figlio tra i suoi componenti è conserverà sacra la di lui memoria e che il suo nome sarà scritto nel Libro d'oro fra coloro che morirono eroicamente per la grandezza della patria >>. Aggiunge che il valoroso Cozzolino è morto in seguito allo scoppio d'una granata del nemico e che è stato sepolto tra il compianto dei suoi commilitoni in un cimitero al fronte, ove la salma trovò onorato e pietoso ricetto.
Alla memoria del bravo combattente un pensiero di reverente plauso: alla famiglia condoglianze.
Morto l'8 giugno del 1915 per ferite riportate in combattimento. Sepolto nel Sacrario di Redipuglia: tomba/loculo 10720 - Fila/Gradone 6-
Bernedetto Cozzolino
Benedetto Cozzolino
(Resina, 16 febbraio 1757 – Napoli, 19 marzo 1839) è stato un sacerdote caritatevole, fondatore della scuola per sordomuti del Regno delle Due Sicilie.
Diede iniziò all'opera di accoglienza dei sordomuti nella sua casa a Resina in via Trentola, civico 43.
Fu un modo per evitare che i sordomuti relegati ai margini della società e dell'istruzione mendicassero per le strade. In seguito data la sua poca esperienza decise di recarsi a Roma presso la prima scuola di sordomuti. Di ritorno da quel viaggio, finanziato da Ferdinando IV, decise di adottare lo stesso metodo a Napoli. La scuola per sordomuti nacque nel 1788 a Napoli, fu la seconda dopo quella di Roma e la prima a essere riconosciuta dal Governo. L'abate Benedetto Cozzolino nel 1816 sotto il regno di Ferdinando IV che nel frattempo abbandonò per sè il nome di Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia assumendo quello di Ferdinando I, Benedetto divenne il Direttore della nuova scuola con lo scopo di migliorare lo stato dei sordomuti di Napoli che, privi di istruzione, mendicavano nelle strade.
Antonio Cua
Antonio Cua
nacque a Saucci di Taverna (Catanzaro) il 4 - 8 - 1819 e morì a Resina (Napoli) il 10 - 9 - 1899.
Dopo gli studi medi compiuti in Calabria, per le eccezionali doti d'intelligenza e di capacità dimostrate nello studio delle materie scientifiche, venne chiamato a Napoli dallo zio Giuseppe Cua, allora ordinario della cattedra di agricoltura presso quella università. Conseguita la laurea in matematica nel 1840 a 23 anni, in seguito a concorso, iniziò la carriera professionale con l'insegnamento delle matematiche elementari nella Scuola militare fondata dal governo borbonico a Napoli, per poi passare, in qualità di assistente prima, nel 1851, di F. P. Tucci alla cattedra di matematiche superiori, e nel 1854 poi, per concorso vinto, a quella di geometria analitica nell'attendo partenopeo, che tenne contemporaneamente all'altra della stessa disciplina nel Collegio della Nunziatella di Napoli.
Essendo stato vietato, dopo l'avvento dello Stato unitario italiano, nel 1861, l'esercizio dell'insegnamento privato ai professori ufficiali, il C. dovette limitarsi a esercitare la sua docenza esclusivamente nell'università. Per suo desiderio, nel 1889 la facoltà di matematiche consentì che dall'insegnamento della geometria analitica passasse a quella di geometria descrittiva con disegno; e il C. tenne quest'ultimo fino alla morte, avvenuta a Resina (ora Ercolano, prov. di Napoli) il 1° sett. 1899.
Modesto e schivo per natura, si dedicò esclusivamente e soprattutto ai doveri inerenti alle cariche rivestite e alla didattica attiva. Venne insignito nel 1864 cavaliere dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro; fu nominato socio corrispondente del R. Istituto d'incoraggiamento di Napoli nel 1853, accademico della Pontaniana di Napoli nel 1854, e, nel 1859, socio corrispondente della Società economica della Seconda Calabria Ulteriore.
Domenico Cuciniello
Domenico Cuciniello
Nacque a Resina (l'odierna Ercolano in provincia di Napoli) l'11 settembre del 1780, +Napoli, 19 ottobre 1840. Fratello dell'architetto Ciro e zio del drammaturgo Michele, alternò l'attività di architetto ed ingegnere a quella di litografo, raggiungendo in entrambi i campi fama immensa nella Napoli romantica. Prima testimonianza della sua attività di litografo-editore fu, nel 1821, la cartella didattica, composta da ventiquattro tavole, degli Elementi di paesaggio ricavati dalle opere di Cristoforo Kniep. Disegnati da C.zo de Angelis. Pubblicati e litografati da Domenico Cuciniello (Napoli 1823).
Ciro Cuciniello
Ciro Cuciniello
(Resina, 4 agosto 1784 – Napoli, 9 dicembre 1847) è stato un architetto italiano, nominato Architetto della Real Casa Borbonica. Si sposò ed ebbe tre figli, il più conosciuto dei quali, il drammaturgo Michele Cuciniello, seguì in parte le orme paterne, studiando e conseguendo il titolo in architettura.
Noto per i lavori al cimitero di Poggioreale a Napoli (progettato da Giuseppe Maresca), dove costruì con Luigi Malesci la chiesa madre, consacrata solo nel 1878 (sembra che il C. divenisse cieco nel 1838, lasciando i lavori al Malesci).
L'opera in foto è denominata la Fontana dei "4 cannelli" trovasi nel comune di Pozzuoli, Cuciniello Ciro ne fu l'Architetto.
Raffaele Cuneo
Raffaele Cuneo
Nacque a Resina nel 1871, da Carmine Cuneo e Giovanna Maria Cuneo (nata Gargiulo).
Carmine nacque l'8 febbraio 1839, a Resina, Giovanna nacque il 24 giugno 1846, a Resina.
Raffaele aveva 5 fratelli: Felicia Garofala (nata Cuneo), Fortunata Minerva (nata Cuneo) e 3 altri fratelli.
Professione Mastro Stuccatore.
Raffaele sposò Antonietta Scognamiglio nata il 4 aprile 1889 a Resina.
Ebbero un figlio maschio: Carmine Cuneo. Raffaele è morto nel 1926, all'età di 54 anni.
Andrea Antonio Dalia
Andrea Antonio Dalia
(Resina, 27 agosto 1938 – Cetra, 19 marzo 2008) è stato un giurista italiano.
Professore ordinario di diritto processuale penale presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ruolo precedentemente rivestito nelle Università di Napoli e Salerno. Su nomina del Ministro della giustizia, Roberto Castelli, nel 2004 è stato nominato presidente della Commissione di studio per la riforma del Codice di procedura penale, (cosiddetta Commissione Dalia).
Giuseppe de Bisogno dei marchesi di Casaluce
Giuseppe de Bisogno
ROCCO: Giuseppe de Bisogno dei marchesi di Casaluce (nato a Resina nel 1875) sposò nel 1928 donna Isabella, figlia di Vincenzo Rocco e della nobile Anna Perillo.
La famiglia risulta iscritta nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922 col titolo di marchese.
Aniello De Luca
Aniello De Luca
De Luca Aniello di Matteo nato a Resina nel 1892, soldato di Fanteria. Fu, nella schiera degli umili eroi che hanno riaffermato, nel corso di questa guerra, le gloriose tradizioni del soldato italiano, uno di quelli che più si distinsero e che tra i primi bagnarono col sangue le terre italiane che il nostro esercito e strappando alla tirannia straniera. Partito per il teatro delle operazioni all'inizio di giugno il giorno, 11 cadeva colpito a morte da una scheggia di granata.
Marco De Gregorio
Marco De Gregorio
Nasce a Resina (l'odierna Ercolano) il 12 marzo del 1829, + Resina 1876, figlio di Francesco Di Gregorio, sarto e di Elisabetta Beato cucitrice. Marco ha sempre firmato le sue opere con il cognome De Gregorio senza mai ufficializzare questa variazione. Frequentò l'Istituto di Belle Arti di Napoli seguendo i corsi del maestro Camillo Guerra. Esordisce con un quadro a soggetto biblico: Mosè. Nel 1859 espone alcune delle sue opere alla mostra borbonica, per questa mostra fu premiato anni dopo, il 31 maggio 1863, con una medaglia d'argento.
Repubblicano radicale in politica, nel 1860 si unì ai garibaldini e combatté sul Volturno. Dopo l'impresa dei mille tornò al paese natio ed è qui che nel 1863, insieme a Giuseppe De Nittis, Federico Rossano e al toscano Adriano Cecioni, danno inizio alla "Scuola di Resina".
Nicola De Martino
Nicola De Martino
nacque il 17 settembre del 1818 a Buonabitacolo,
da Elia e donna Teresa Lombardi, facoltosa famiglia borghese provinciale. Deceduto nel sonno a Resina il 10 maggio 1881 all'età di 62 anni.
Studiò teologia nel seminario di Novi e fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1841.
Fu vicario generale a Caserta e a Cerreto, dove conobbe il vescovo Luigi Sodo, che lo portò a Roma per il Concilio Vaticano I. Nominato vescovo.
Incarichi ricoperti Vescovo di Venosa (1871-1878) Vescovo titolare di Samo (1878 - 1881).
Nominato vescovo, si dimise nel 1876, a causa di motivi di salute.
Scelse di abitare a Resina sul corso Ercolano un'abitazione preesistente di proprietà di un certo Scognamiglio di professione vinaio, qui l'aria salubre e la brezza marina l'avrebbero aiutato, insieme alle cure del dottor Brancacci. Nel 1875 nella Basilica Santa Maria a Pugliano ha partecipato alla vestizione della Madonna, a testimonianza nella navata destra della stessa vi è una grande lapide che descrive la cerimonia e cita il vescovo De Martino.
Morì nel sonno, nell'anno 1881, a Resina (oggi Ercolano). La salma fu tumulata nella tomba di famiglia a Buonabitacolo.
Ciro De Simone
Ciro De Simone
di Stefano e di Chiummo Caterina nato a Resina (Na) il 15 marzo, 1908, sottotenente medico di complemento nel II battaglione eritreo, Durante un combattimento dava prova di calma e sprezzo del pericolo, medicando i feriti in zona battuta dal fuoco avversario. Raggiungeva con pochi uomini il battaglione sulle nuove posizioni, solo dopo aver dato sicura sistemazione a tutti i feriti.
Mechenno 20 gennaio 1936.
- Arma di Fanteria - Ministero Della Guerra - Bollettino Ufficiale del 4 luglio 1938.
Antonio Di Donna
Nasce a Resina, 1° settembre 1952, è un vescovo cattolico italiano, dal 18 settembre 2013.
Vescovo di Acerra e dal 26 gennaio 2021 presidente della Conferenza episcopale campana.
Giovanni Battista Filosa
Giovanni Battista Filosa
(Castellammare di Stabia, 1850 + Resina 1935).
Domiciliato in Corso Ercolano al numero 352, scultore residente in Resina, nato a Castellammare di Stabia da fu Giuseppe, pittore. (Ricavati dal certificato di morte)
Studiò dapprima all’Accademia di Napoli, quindi a Roma. Esordì alla Promotrice partenopea del 1867 con Veduta di Castellammare, ammirata dalla critica. In seguito si fece apprezzare per l’accurata perizia descrittiva dei suoi acquerelli, soprattutto scene di genere e composizioni di costume settecentesco, che propose ai Salon parigini (1874-1882), durante un lungo soggiorno francese. Ritornato a Napoli, fino ai primi anni del secolo presentò paesaggi e soggetti agresti alle mostre di Torino (1880, Sogni, Aprile, L'estate al bosco di Boulogne e Dopo il bagno),
Nel 1883 espone cinque opere alla Esposizione di Belle Arti di Roma tra cui il dipinto "Vesuvio"
Roma (1895, Il silenzio), Venezia (1895, La foresta, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), Napoli (1904, Aprile nel bosco, Il raccolto delle olive, La gemma della foresta, Labor).
Al 1902 risale la nomina a professore onorario dell’Accademia napoletana.
Biagio Focone - Pasquale Ruggiero
Biagio Focone - Pasquale Ruggero
Nell'Albo d’Oro dei Marinai d’Italia morti nelle Guerre di Indipendenza e Coloniali 1860 – 1866
GVERRA MDCCCLXVI
PIRO FREGATA CORAZZATA “RE D’ITALIA”
Perde la vita il Marinaro FOCONE BIAGIO di Resina
Pasquale Ruggero
Nell'Albo d’Oro dei Marinai d’Italia morti nelle Guerre di Indipendenza e Coloniali 1860 – 1866
GVERRA MDCCCLXVI
PIRO FREGATA CORAZZATA “RE D’ITALIA”
Resina perde due figli il marinaio Ruggero Pasquale - Focone Biagio.
Vincent Gardenia
Vincent Gardenia
nato Vincenzo Gardenia Scognamiglio (Resina, 7 gennaio 1920 – Filadelfia, 9 dicembre 1992), è stato un attore italiano naturalizzato statunitense. Figlio di Gennaro Gardenia Scognamiglio e di Elisa Ausiello. Emigrò con la famiglia negli Stati Uniti all'età di 2 anni, stabilendosi a New York, più precisamente nel borough di Brooklyn.
Candidato due volte ai premi Oscar, nel 1974 e nel 1988, morì di infarto nel 1992, a 72 anni a Filadelfia.
Francesco Giampaglia
Francesco Giampaglia
militare della Marina Italiana nato a Taranto da genitori resinesi (allora così erano chiamati gli abitanti di Resina, attuale Ercolano).
Imbarcato come segnalatore sul cacciatorpediniere “ESPERO”, morì, a soli 21 anni, il 28 Giugno 1940 durante una eroica battaglia al largo di Tobruk che vide l'affondamento del cacciatorpediniere.
A seguito di ciò, gli venne assegnata la Croce di Guerra al Valor Militare nel 1949 con decreto del 29 Luglio.
Ettore Iaccarino
Ettore Iaccarino
Nato a Resina, figlio del Cav. Francesco Saverio.
Erano 7 fratelli: Clelia, Menotti, Bruno, Dora, Ugo, Ettore, Anita, famiglia molto stimata ad Ercolano, le origini sono di Piano di Sorrento. Gli è stato dedicato una scuola ad Ercolano: la Scuola Media “Ettore Iaccarino”.
Nel corso della Prima Guerra Mondiale (1914) fu impegnato in missioni di ricognizione, avvistamento di sommergibili, caccia e bombardamento.
Grande pilota ed eroe della prima guerra mondiale, il resinese Ettore Iaccarino.
Pilota abbattuto in Albania il 18 giugno 1920.
Decorazioni: Medaglia d’Argento al Valor Militare
“Compì 78 missioni al largo e ricerche antisommergibili, anche in condizioni avverse di tempo. Prese parte a 4 bombardamenti di basi navali nemiche, durante i quali fu fatto segno al violento fuoco delle batterie avversarie. In una ricognizione attaccò decisamente unità navali, lanciando su di esse bombe a bassa quota, malgrado il tiro antiaereo e la minaccia di un idrovolante nemico, mentre nel suo apparecchio si sviluppava un incendio alla radiotelegrafia. Diede sempre prova di slancio e coraggio Adriatico, 13 aprile 1917 – 14 febbraio 1918.
Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla Memoria”
“Ottimo pilota di idrovolante della squadriglia di Vallona, nel portare a termine una missione di ricognizione sulle linee degli insorti albanesi, lasciava la sua giovane vita precipitando con l’apparecchio in fiamme presso Penkova, investito da fucileria nemica”. Penkova (Albania) 18 giugno 1920
Encomio solenne
L’aspirante guardiamarina di complemento Ettore Iaccarino, benché l’apparecchio che montava non riuscisse a superare la quota di 2000 metri, muoveva ugualmente con decisione all’attacco di una base nemica riuscendo sia a lanciare le bombe che a scattare foto aree della zona nemica. 16 luglio 1917.
Dante Iovino
Dante Iovino
(Resina, 28 giugno 1912 – Milano, 4 aprile 1961) figlio di Giuseppe e Ida Zariti.
Colonnello dell'Arma dei Carabinieri, insignito della medaglia d'Oro al valor militare da vivente nel corso della seconda guerra mondiale.
Decorazioni:
Medaglia d'Oro al valor militare
«Magnifica figura di ufficiale, dopo essersi ripetutamente distinto per fiero ed eroico comportamento di combattente, in lunghi anni di prigionia sfidava a viso aperto minacce, sevizie, punizioni e condanne, tenendo sempre alta ed immacolata la dignità di soldato e di italiano. Impavido nell'affrontare mortali sofferenze, tenace nel sopportarle, indomabile contro la persecuzione del nemico e l'avverso destino, dava continue prove di elevate virtù militari ed esempio sublime di incorruttibile onestà, di onore adamantino. Per il suo dignitoso contegno di assoluta intransigenza con le leggi del dovere guadagnò il martirio di ingiusta condanna quale criminale di guerra. Dimostrò così che si può anche essere vinti materialmente, ma restare imbattuti, anzi vittoriosi, nel campo dell'onore. Russia, gennaio 1943 gennaio 1954. Decreto del Presidente della Repubblica 9 gennaio 1956.
Medaglia di bronzo al valore militare
«Comandante di un plotone mitraglieri, durante un improvviso contrattacco nemico con abili e rapide predisposizioni ne neutralizzava gli effetti e preparava e facilitava il contrassalto dei fucilieri. Ferito durante il combattimento lasciava il proprio posto soltanto quando, per il sopraggiungere di altri reparti aveva la certezza che la posizione fosse in nostro saldo possesso. Mudefes, 1° aprile 1938>>.
Croce di guerra al valore militare
«Ufficiale addetto ad un comando di reggimento, approfittava della sua presenza presso un battaglione di primo scaglione per partecipare volontariamente, assumendo il comando di un plotone della compagnia avanzata privo di ufficiale, alla conquista di munita posizione nemica, trascinando con slancio all'assalto il reparto. Alto de Buitre quota 1670, 21 settembre 1938.»
Salvatore Marino
impiegato, (Ercolano 1877 - 1928),
Salvatore Marino fu impiegato del Comune di Resina, oggi Ercolano (Napoli): durante il suo incarico ricevette diversi attestati ed encomi per il coraggio e lo zelo con cui svolse il proprio lavoro. Si distinse, in particolare, per l’aiuto prestato ai profughi del terremoto del 1908, sfollati nel suo Comune, e in occasione dell’epidemia colerica del 1910. Ricoprì dal 1913 una serie di incarichi nei porti di Resina e di Granatello a Portici, in qualità di delegato di porto e delegato di spiaggia. Benché precedentemente esonerato per motivi di età, fu richiamato alle armi durante la prima guerra mondiale e poi dispensato dopo l’intervento del responsabile della Capitaneria di Porto di Torre del Greco. Ottenne la nomina a Cavaliere nell’ordine della Corona d’Italia nel 1920. Morì nel 1928.
Alfonso Marquez
Alfonso Marquez (Resina, 1927 - Portici 1997), pittore di forte creatività. Allievo di Casciaro e di Viti all'Istituto d'Arte.
Nell'arco della sua carriera ha partecipato a diverse mostre personali e collettive, riportando gratificanti consensi di pubblico, di critica e numerosi premi.
Roberto Minervini
Roberto Minervini
Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia martedì 27 febbraio 1945
Ministero della Marina ricompense al valor militare Umberto di Savoia Principe di Piemonte Luogotenente Generale del Regno
Croce di Guerra al Valor Militare a viventi
Minervini Roberto fu Gaetano e di Formisano Rachele, nato a Resina Napoli il 1° ottobre 1912, 2° capo R. T. ecog. matr. 32092
Alessandro Paderni
Nato a Resina data di nascita 25 maggio 1754, data di morte Prima metà del XIX secolo.
Aiutante del custode della Reggia di Portici. Entrato in servizio nel 1780 nella Guardia del Corpo, nel 1783 venne destinato alla funzione di aiutante, incarico che risulta confermato nel 1815. Nel 1817, in una supplica, dichiarava di aver servito 38 anni come custode delle pitture ercolanesi prima nella compagnia delle guardie del corpo e poi in qualità di aiutante e custode delle pitture ercolanesi in Portici. Nell'ottobre 1817 chiede un aumento a ducati 24 il mese come i suoi colleghi del Museo Borbonico di Napoli. Era figlio di Camillo Paderni, anche lui custode nel museo di Portici ...
Camillo Paderni
Camillo Paderni
La raffigurazione allegorica di Ercolano con Ercole disteso e stemma borbonico sollevato dal mare da un Angelo e da una sirena.
Opera attribuita a: Paderni Camillo (notizie 1738-1769): disegnatore
Aloja Raffaele (notizie 1735-1805): incisore
Camillo Paderni viveva a partire da c. 1715-1781. Fu illustratore, escavatore e curatore al Museo Herculanense, come parte del re Carlo VII di Napoli Palazzo reale di Portici, e romano.
Paderni fu forse la prima persona che intraprese il compito di trascrivere i papiri di Ercolano, ottenuti presso la Villa dei Papiri di Ercolano.
Paderni ha usato il metodo di slittamento a metà, copiando il testo leggibile, rimuovendo i livelli di papiri.
Ciro Pezzella
Ciro Pezzella
(Resina, 18 gennaio 1954 – Mola di Bari, 2 dicembre 1983) è stato un calciatore italiano, di ruolo difensore. Il 2 dicembre 1983, in un incidente automobilistico, perse la vita insieme al compagno di squadra Michele Lorusso. Lasciò la moglie e una figlia di quattro anni.
Formatosi calcisticamente nell'Ercolanese club del suo luogo d'origine.
Nella sua carriera calcistica ha giocato nelle seguenti squadre di club:
1972-1975 Teramo
1975-1976 Spal
1976-1979 Lecce
1979-1981 Sampdoria
1979-1981 Avellino
1982-1983 Lecce
Saverio Pignone - Ettore Pignone Carretto
Don Saverio Pignone Carretto
(* Resina 25-12-1888 + giovane), Patrizio Napoletano.
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Don Ettore Pignone Carretto
(* Resina 3-12-1892 + Positano 28-3-1971), 11° Principe
d’Alessandria e 13° Marchese di Oriolo alla morte del cugino Gaetano, Patrizio
Napoletano; Cavaliere di Giustizia dell’Ordine di San Giorgio di Carinzia.
Guglielmo Roehrssen conte di Cammerata
Guglielmo Roehrssen conte di Cammerata,
Il conte di Cammarata è nato a Resina, 10 novembre del 1913, scomparso il 23 aprile 2008 a Napoli, all'età di 95 anni. É stato scultore, pittore e grafico, tra gli esponenti del futurismo partenopeo nonché, data l'età avanzata, l'ultimo rappresentante di questa importante corrente artistica.
Fausto Rossano
Fausto Rossano
(Resina, 2 luglio 1946 – Napoli, 1º agosto 2012) è stato un medico, psichiatra e psicanalista italiano, analista junghiano.
Francesco Antonio Sannino
Francesco Antonio Sannino
Francesco Antonio Sannino nasce a Resina, piccolo centro agricolo ai piedi del Vesuvio, nel 1864. A ventun anni si laurea in scienze agrarie alla facoltà di Portici nel 1885 e intraprende subito la carriera didattica.
Il 17 aprile 1927 decedeva in Alba, dopo breve malattia, il prof. Francesco Antonio SANNINO,
Direttore della R. Stazione Enologica di Asti, nonché della R. Scuola Agraria Media di Alba.
Dapprima Assistente presso la R. Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano, successivamente nominato Professore di Viticoltura e di Enologia nella R. Scuola di Conegliano, Direttore della R. Scuola di Viticoltura e di Enologia di Catania, Direttore della R. Scuola Agraria Media di Alba e ultimamente nel
febbraio scorso Direttore della R. Stazione Enologica Sperimentale di Asti.
Egli si apprestava appunto a dare nuovo e più vigoroso impulso all'attività di quell'Istituto,
quando la morte lo abbatté nel pieno della sua vigoria fisica ed intellettuale.
L'operosità del prof. Sannino fu indefessa e feconda; a Lui si deve il riordinamento
dell'importante «Raccolta Ampelografica Universale Rovasenda» e la compilazione di quel
classico «Trattato di Enologia» in cui sono condensate tutte le norme e le conoscenze
indispensabili per chi voglia dedicarsi all'industria enologica. Tale Trattato, oggi adottato in
tutte le nostre Scuole speciali, è stato tradotto in diverse lingue.
Nel 1920 allo scopo di illustrare la Collezione Rovasenda fondò la Rivista Ampelografica.
Nell'insegnamento che Egli professò nelle Scuole di Avellino, di Conegliano, di Catania e di
Alba, nell'Istituto Superiore Agrario di Perugia e nella R. Università di Torino quale
incaricato dell'insegnamento delle Industrie Agrarie nel Corso di Scienze Applicate
all'Agricoltura, ebbe di mira essenzialmente la sostituzione dell'indirizzo empirico con quello
basato sulla scienza.
Fu uomo di alto intelletto, di vasta cultura, accoppiata alla modestia, con carattere
retto e leale.
Una grave perdita per la Scuola e per la Scienza
Francesco Scognamiglio
Francesco Scognamiglio
Sindaco di Resina dal 1965 al 1967 e di Ercolano dal 1967 al 1970, legò il suo nome al cambio del toponimo di Resina in quello più antico e prestigioso di Ercolano, alla costruzione dei primi edifici scolastici, delle case popolari di Via Monaco Aiello e di Via Belvedere, del campo sportivo, della legge sulle ville vesuviane, della cronoscalata del Vesuvio, delle grandi rappresentazioni negli scavi di Ercolano. Consigliere provinciale dal 1975 al 1980, assessore provinciale dal 1990 al 1985, determinò la costruzione del primo istituto superiore di Ercolano, la sistemazione di tutte le strade provinciali di Ercolano. Dal 1987 al 1992 fu presidente delle Terme di Agnano.
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Il Presidente della Repubblica decretò il cambio di toponimo da Resina ad Ercolano.
Segue il decreto:
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Vista la deliberazione del consiglio comunale di Resina (Napoli) in
data 21 ottobre 1967, n. 22, con la quale è stato chiesto che
l'attuale denominazione del comune stesso sia mutata in quella di
"Ercolano";
Decreta:
La denominazione del comune di Resina, in provincia di Napoli è
mutata in quella di "Ercolano".
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto
nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica
italiana. É fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Vista la deliberazione del consiglio provinciale di Napoli in data
12 febbraio 1968, n. 281, con la quale detto consesso ha espresso il
richiesto parere al riguardo;
Visto l'art. 266 del testo unico della legge comunale e
provinciale, approvato con regio decreto 3 marzo 1934, n. 383;
Sulla proposta del Ministro Segretario di Stato per gli affari
dell'interno;
Dato a Roma, addi' 12 febbraio 1969
SARAGAT
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Giuseppe Semmola
Giuseppe Semmola targa commemorativa
Vincenzo Semmola
Avvocato e studioso dei vigneti vesuviani.
Maddalena Serra
Maddalena Serra
Cappella gentilizia della Famiglia Serra di Gerace - targa in memoria della duchessa Maddalena Serra (Genova, 1782 † Resina, 1836), moglie di Carlo Guevara Suardo, duca di Bovino.
Alfonso Stocchetti
Alfonso Stocchetti
(Resina, 1° settembre 1920 – Firenze, 4 giugno 2004) si laureò in architettura all'Università di Napoli nel 1946. Dopo una breve esperienza nella Soprintendenza ai Monumenti di Ravenna (1946-1949), si trasferì a Firenze dove divenne assistente di Raffaello Fagnoni alla cattedra di caratteri distributivi degli edifici (1949). Fra il 1950 e il 1960 tenne una serie di corsi sugli spazi di tipo collettivo, come edifici ospedalieri, di culto, per lo spettacolo. Ambiti di ricerca che lo accompagnarono per tutta la sua carriera, sia didattica che professionale. Insieme a Fagnoni partecipò ad alcuni importanti progetti, come la nuova cattedrale di Montecatini (1953-1958), accanto a Pier Luigi Spadolini e Mario Negri; la Clinica ostetrica ginecologica dell'Ospedale di Careggi a Firenze (1957-1961) e il nuovo quartiere residenziale CEP La Rosa a Livorno (1959-1961), con Spadolini ed Enrico Cambi. Nel 1961.
Fra gli anni cinquanta e sessanta realizzò alcune chiese in parrocchie rurali: San Biagio a Vignole (attualmente Casini di Quarrata, Pistoia) fra il 1954 e il 1957; San Martino in Avane presso Cavriglia, realizzata nel 1955 ma demolita dopo pochi anni per far posto alla cava della Società Mineraria Santa Barbara; il complesso parrocchiale della Beata Vergine Maria Immacolata alla Ginestra Fiorentina, presso Lastra a Signa (1955-1958). Del 1956 è il progetto di complesso parrocchiale con sala polivalente, asilo e chiesa a San Giovanni Valdarno, realizzato tra il 1972 e il 1974 con il nome di San Pio X e completato con l'aggiunta di un campanile nel 1997. Dopo alcuni progetti non realizzati, come la chiesa in piazza Giotto ad Arezzo e la chiesa del Santuario della Madonna del Cavatore a Massa, realizzò il vasto complesso della parrocchia di San Pio V a Empoli, in collaborazione con l'architetto padre Angelo Polesello (1965-1967).
Stocchetti si occupò di diverse strutture a carattere collettivo, come la sede compartimentale ANAS di Ancona (1951), l'Autogrill a ponte sulla Firenze-mare presso Serravalle Pistoiese (1962), il mercato ortofrutticolo di Chioggia (1964) insieme a Mario Luzzetti. Da ricordare è inoltre la villa Lorenzini, nota come "casa sulla scogliera", a Punta Ala (Grosseto), realizzata fra il 1962 e il 1965 in un armonico dialogo con l'ambiente naturale.
Alla morte di Fagnoni, nel 1966, Stocchetti ebbe l'incarico di direttore dell'Istituto e dell'insegnamento di caratteri distributivi degli edifici, mutata nel 1969 in architettura sociale. Tra questi si ricordano: Gli Archivi di Stato (1968), Gli impianti sportivi nel comprensorio di Firenze e Pistoia (1968), Gli organismi sanitari (1968); Cultura e architettura della casa (1978). Nell'ambito dei suoi corsi organizzò anche un laboratorio sperimentale di ripresa filmata per lo studio dell'architettura che fu messo a servizio dell'intera facoltà.
A partire dagli anni settanta si dedicò in modo particolare allo studio e alla progettazione di edifici ospedalieri realizzando, in collaborazione, il complesso degli Istituti Psichiatrici Provinciali di Grosseto (1970), l'Ospedale G. Bernabeo di Ortona, presso Chieti (1980), il complesso socio-sanitario Alfa Columbus di Lastra a Signa, Firenze (1988-1994). Parallelamente partecipò alle attività del Centro Nazionale per l'Edilizia e la Tecnica Ospedaliera (CNETO) e fece parte della ricerca sperimentale sulla casa-albergo per anziani, commissionata dal CER - Ministero dei Lavori Pubblici, finalizzata alla stesura di normativa tecnica nazionale.
Nel 1985 pubblicò il volume Spazi per la vita degli uomini, primo di una collana dallo stesso titolo, da lui diretta. Nella stessa collana pubblicò, insieme a Fabrizio Rossi Prodi, il volume L'architettura dell'ospedale (1990), importante sintesi degli studi ed esperienze.
Raffaello Tancredi
Raffaello Tancredi
TANCREDI RAFFAELLO nato in Resina (Napoli) il 2 ottobre 1837, + 1916. (Dimora in Roma). Ha studiato in Napoli quando la pittura era nel fermento fra l'accademico ed il romantico. Egli vi fece, però, rapidi progressi e nel 1864 si espose al concorso per la pensione artistica governativa a Firenze. L'ottenne e la godette nel triennio 1864-67. Nel 1868 concorse ad un altro premio col quadro Buoso da Duero. Questa gara fu per lui causa di grande amarezza, poiché il premio, con ingiustizia che la forma non bastò a dissimulare, fu attribuito ad altro pittore che con ogni mezzo glie lo aveva conteso. Il Tancredi esordì pubblicamente nel 1859, nell'ultima Mostra organizzata dall'lstituto di Belle Arti nei saloni del R. Museo Borbonico in Napoli. E i due quadri esposti, di ambiente militare, ottennero un soddisfacente successo. Incominciò, così, a pigliar parte alle Esposizioni, che dopo il 1870, si andavano succedendo nelle città del nuovo regno italico ed anche all'estero. Vi furono, quindi, suoi lavori nelle Mostre Nazionali e Internazionali di Milano, di Vienna, di Napoli, di Parigi, di Roma, di Torino, di Londra e di Palermo. La bella pittura del Tancredi l'abbiamo anche ammirata nelle sale della Salvador Rosa, dall'inizio delle sue Mostre (1862). Alcune sue opere furono acquistate da S. M. il Re Vittorio Emanuele, altre dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il Tancredi come è detto innanzi, dimora in Roma dove lavora sempre ed impartisce lezioni di disegno e di pittura.
Svelto nel comporre, di colorito piacevole e di intelligente scelta nei soggetti. I suoi lavori, fin dal primo apparire nel regno dell'arte hanno destato sempre l'ammirazione e la stima degli artisti e del pubblico.
Ha preso parte a numerose Esposizioni
Adriano Tilgher
Adriano Tilgher
(Resìna, 8 gennaio 1887 – Roma, 3 novembre 1941) è stato un filosofo, saggista e critico teatrale italiano, il padre Achille Tilgher era un vetraio tedesco, la madre Rosa Eufrasia Ottò nacque proprio a Murano di Venezia, anch’ella da una famiglia di vetrai, di origine francese e forse proprio per motivi di lavoro si trasferirono a Resina dove all’epoca operava la principale fabbrica di vetri e cristalli della provincia di Napoli. Nel 1897 il giovane Tilgher si trasferisce a Napoli dove inizia la sua formazione frequentando il Liceo Ginnasio Giambattista Vico. Gli anni della sua giovinezza sono pervasi dal pensiero di Benedetto Croce che sarà per lui il primo maestro. Dopo la fine dei suoi studi classici, si laurea in Giurisprudenza a soli ventidue anni con una tesi in filosofia del diritto. Negli anni dell’università un suo professore gli fa conoscere Croce, che ammirato dalla precoce eccezionalità del giovane Tilgher e dalla sua conoscenza delle lingue, gli affida delle traduzioni per la casa editrice di Laterza. Nel 1910 si trasferisce a Torino, dove aveva vinto un concorso per bibliotecario.
Nel 1912 sposa la sua compagna storica Livia de Paolis e si trasferisce a Roma perché chiamato a lavorare alla biblioteca alessandrina. Collabora con tanti giornali e riviste, dove matura la fama di critico attento e polemista. Fra il 1917 e il 1919 incontra molte importanti personalità che lo condurranno a scrivere per La Stampa, per il Resto del Carlino e per il Tempo.
Vittoria Tosti di Valminuta
Tosti di Valminuta
Donna Vittoria (* Resina 13/IX/1913 + Roma 26/III/2002) - Roma 11/X/1941 Conte Mario Pignatti Morano (+ Roma 13/VII/1995).
Michele Vargas Macchucca
Michele Vargas Macchucca
principe de Migliano e d'Ischitella, Duca di Roccamandolfi, nato a Resina 30/05/1860 + ivi, 09/07/1923, nobile dei duchi Vargas Macchucca, sposò nel 1884 la principessa Maria Concetta del Tufo di Pieschici nata a Napoli, 1858, + ivi 1939 ed acquisì maritali nomine di titoli di principe di Migliano e di Ischitella, Duca di Rocca Mandolfi, marchese di Matino, di Trevico, di S. Marco e di Collelongo.
Ciro Vigorito
Ciro Vigorito
(Resina, 6 maggio 1939 – Avellino, 26 ottobre 2010) è stato un dirigente sportivo, giornalista e imprenditore italiano operante nel settore delle fonti di energia rinnovabile. Sposato con la signora Maria e padre di due figli, Gaetano e Massimo. Scompare nel 2010, all'età di 71 anni, stroncato da un male incurabile con cui combatteva da tempo.
A lui è intitolato lo Stadio Ciro Vigorito, in precedenza denominato Santa Colomba, principale stadio della città di Benevento. Era il fratello di Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio.
Oreste Vigorito
Oreste Vigorito
(Resina, 2 ottobre 1946) è un imprenditore e dirigente sportivo italiano. Considerato uno degli imprenditori più ricchi della nazione, nonché padre dell'energia eolica italiana ... Laureato in Giurisprudenza, in Lettere e Filosofia. Il 27 luglio 2020 è stato insignito della cittadinanza onoraria di Benevento. Suo fratello è Ciro Vigorito.
Bibliografia
Ciro Parisi
Gazzetta Ufficiale del Regno D'Italia
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