Indice
Corso Resina (già Corso Ercolano) - Piazza Colonna del Plebiscito - Piazza Pugliano - Piazza Fontana -
Via Santa Venera - Ponte di Resina - Ponte di Savastano - Via Roma (già Via Cecere) - Corso Umberto I -
Via Mare - Via Dogana - Via Cuparella - Via Pugliano - Via Trentola -
Via Tironi Di Moccia - Via G. Semmola - Via Madonnelle - Via Canalone -
Cupa Aveta - Via Doglie - Via Della Fragolara - Via San Vito - Via Benedetto Cozzolino -
Via Venuti - Via Winckelmann - Via Quattro Novembre - Via Quattro Orologi (oggi Generale Gennaro Niglio) - Via Palmieri - Piazza Trieste - Via Panoramica -
Corso Resina
(già Corso Ercolano - Strada Regia delle Calabrie)
L'attuale Corso Resina (meglio conosciuto come Corso Ercolano) era parte integrante di quella grande via litoranea che, nell'antichità, da Napoli portava a Pompei e di là a Stabia e a Nocera Alfaterna. Dopo l'eruzione del 79, che distrusse Ercolano, l'imperatore Adriano ordinò la ricostruzione di questa via, che passava per le città sepolte.
La prima notizia certa sulle condizioni in cui versava l'antica via consolare, dopo un silenzio di secoli, risale al 1344, anno in cui la regina Giovanna I fu derubata, <<sulla strada di Resina>>, ben due volte (Doria, 1975: 83).
Questa strada, diventata infida e malsicura per la presenza di ladri e di scorie vulcaniche, fu rifatta a nuovo nel 1562 per ordine del Viceré Afan Parafan de Ribera e battezzata Via Regia delle Calabrie. La via regia divenne meta delle escursioni dei nobili napoletani, i quali venivano a Resina per costruirvi quelle sontuose residenze che, a partire dal Settecento, avrebbero illeggiadrito il <<miglio d'oro>>.
Altri lavori ordinati dai Borbone per ripristinare le arterie rovinate durante il periodo vicereale, furono iniziati nel 1780. Questi lavori portarono alla sistemazione della strada dal ponte della Maddalena a Portici, e da Resina a Torre Annunziata. Nel 1792, come informa B. Ascione, «furono per la prima volta in Napoli, e in seguito nei comuni della provincia, affisse le iscrizioni alle vie» ed è probabile che già a partire da quell'anno la nostra strada assumesse il nome tanto familiare di Corso Ercolano.
Nel 1969, infine, all'indomani del cambio di denominazione di Resina in Ercolano, Corso Ercolano assunse l'attuale denominazione di Corso Resina ed è parte integrante della strada statale 18, tirrena inferiore.
Piazza Colonna del Plebiscito
Piazza Colonna
Il 21 ottobre del 1860 le province meridionali votarono l'annessione al Regno d'Italia. Nel 1861 primo anniversario di quello storico evento, i resinesi eressero un monumento all'Italia unita, in quel sito che ancora oggi si chiama Piazza Colonna del Plebiscito.
Piazza Colonna, nell'Ottocento fu punto di partenza e di arrivo dei famosi corricoli, che facevano la spola tra Resina e Napoli (Chiesa del Carmine), effettuarono le loro ultime corse nel 1902. In seguito sosta obbligata dei primi tramway a trazione animale. Nel 1904 i tram a cavallo furono sostituiti da quelli a trazione elettrica. In seguito, la piazza ospitò la <<Caserma dei Reali Carabinieri>> e quel <<Chiosco Lavezzi>> attorno al quale, nelle ore libere da impegni di studio o di lavoro, amava riunirsi la <<gioventù del loco>> per bere una limonata e scambiarsi quattro chiacchiere.
Oggi in Piazza Colonna d'Italia oltre alla colonna sorgono le "statue delle Danzatrici" copie di quelle rinvenute a Villa dei Papiri. Opere volute dall'Accademia Ercolanese presieduta dal dott. A. De Rosa.
Piazza Pugliano
Piazza Pugliano
Piazza Pugliano nel 1500 il territorio comunale era un vasto grumo boscoso, come ben evidenzia una pala d'altare che si conserva nella chiesa di Pugliano e nella quale l'autore volle fissare il panorama della città. Vi si vede il campanile che svetta su uno scenario verdeggiante e su un gruppo di case, primo elemento di novità nel paesaggio selvoso della zona.
A monte del santuario si stendeva la campagna punteggiata di fondi rustici e tenute agricole, solcato da fiumi e ruscelli, impreziosita da alberi e prati, ripe e palmeti. Il Vesuvio si era concesso un lunghissimo riposo dopo l'eruzione del 1139 sicché era possibile ai feudatari di turno impinguarsi con i considerevoli proventi dell'abbondante caccia di allora e, a seconda delle stagioni, di cinghiali, caprioli, volpi, lepri, beccacce, pernici, quaglie, nonché di selvaggina minore nell'estesa foresta che dai fianchi del Vesuvio scendeva fino al mare.
Con il parossismo vesuviano del 1631 il paesaggio muta di colpo. Un ramo di lava calò a Pugliano, divorando prati e colture, ma risparmiando miracolosamente il celebre tempio. La lingua di fuoco proseguì, poi, il suo cammino fino ad invadere e coprire la via delle Calabrie.
Quella tremenda eruzione, aggiungendosi alle precedenti, rialzò il livello di più di venti metri, adeguando tutte le irregolarità del terreno e ampliando la linea del litorale. La fisionomia dei luoghi ne risultò profondamente modificata.
Solo nella metà del dell'Ottocento, l'Amministrazione comunale di Resina promosse una serie di lavori che consentirono alla piazza di assumere un aspetto più decoroso.
Nel 1905 fu costruita la stazione vesuviana e la piazza si arricchì di nuovo elemento di interesse e di richiamo per turisti e visitatori del Vesuvio.
Nel 1913, la società Cook costruì la ferrovia di Pugliano-Osservatorio-Stazione inferiore. La nuova stazione del Vesuvio venne così a congiungersi con la ferrovia circumvesuviana, per cui i loro binari correvano per un certo tratto paralleli.
La grande piazza fu trasformata, all'inizio degli anni trenta, <<in attraenti giardini divisi da tre grandi strade e da bei viali con centri in pietre vulcaniche artisticamente lavorate ed il tutto splendidamente illuminato>>. Negli anni settanta ci fu una nuova sistemazione.
Piazza Fontana
Piazza Fontana (già Colli Mozzi)
L'antica Piazza dei Colli Mozzi prendeva il nome da quattro statue acefale innalzate nel 1715.
Nel 1763 le statue non erano più al loro posto. Furono prima conservate nella chiesa di Pugliano e poi trasportate nel Regno Museo Borbonico. La piazza assunse l'attuale denominazione nel 1792, dopo che, per volere di Ferdinando IV, vi fu ultimata una monumentale fontana. Attorno al monumento borbonico fiorì, nell'Ottocento, un chiassoso e colorito mercato ortofrutticolo. Qui si concentrava, quotidianamente, una folla composita di venditori e di acquirenti; i primi famosi per le loro voci e le loro grida, i secondi in cerca di frutta e di erbe a buon mercato. Dal 15 al 18 agosto ogni anno, in occasione della tradizionale festa dell'Assunta, vi si svolgeva una grande fiera di cavalli, bovini, panni e commercio in genere. Oggi la fontana non esiste più; dopo essere stato inizialmente modificato, l'importante monumento, dopo il 1860, fu definitivamente abbattuto. È da aggiungere anche che nel seicentesco Palazzo Capracotta, che tutt'ora affaccia sulla piazza, erano ubicati, nell'Ottocento, gli uffici del Municipio di Resina. È da ricordare infine che, se ha perdute l'importanza di un tempo, Piazza Fontana rimane il centro geografico della città: ancora oggi, infatti, il popolino usa chiamare con l'espressione 'miezo Resina (incrocio della Via Savastano con la salita di Pugliano). Oggi nella piazza sorge una nuova fontana.
Via Santa Venera
Si tratta di una strada che ha assunto una fisionomia e dei nomi diversi rispetto all'epoca in cui le fu assegnata questa denominazione. Via S. Venera prendeva il nome da S. Veneranda, che nei secoli scorsi godeva a Resina di un culto particolare, e si snodava tortuosamente (prima che fosse rettificata a Resina la Via Regia delle Calabrie) dalla chiesa di S. Giacomo fino alla Villa De Bisogno, passando attraverso le attuali Via Fontana, Piazza Fontana e Via Dogana.
Storia di Ercolano e Resina
Ponte di Resina
Il <<ponte di Resina>> (meglio conosciuto, nella locuzione dialettale, come fore 'o ponte) è un toponimo usato localmente per indicare l'area, antistante Villa Aprile, e trae origine da un piccolo cavalcavia eseguito, al di sopra dell'alveo naturale per la raccolta delle acque piovane ivi esistente, in occasione dell'apertura (1562) della Via Regia delle Calabrie.
Ponte di Savastano
Quando fu rettificato il Corso Ercolano, la strada sottostante (degradante verso il mare) rimase << palmi 19 inferiore alla strada della Fragolara, la quale lo cavalca con un ponte-strada>> Nella <<Planimetria dell'abitato di Resina (1828-1875)>>, curata da G. Tascone, il suddetto ponte-strada è indicato con il toponimo Ponte della Guardia, successivamente sostituito dall'altra denominazione Ponte di Savastano ( dal nome di un non meglio identificato personaggio che diede il suo nome alla parte iniziale della sottostante Via Mare).
Storia di Ercolano e Resina
Via Roma (già Via Cecere)
Via Roma (già Via Cecere)
La zona Cecere ha una grande importanza archeologica, perché interessa la famosa Villa dei Papiri, rinvenuta a 28 metri di profondità da un operaio mentre scavava un pozzo per irrigazioni.
L'antica via prendeva il nome dal proprietario di una costruzione indicata nella pianta Carafa come Casino del Cecere (ora Villa Passaro), segna il confine tra Portici ed Ercolano. La strada, che scende fino al mare, giungeva un tempo fino al fortino del Granatello, mentre oggi si arresta all'incrocio con Via A. Consiglio, già Via Marina. L'attuale denominazione fu decisa con Deliberazione Podestarile 20-9-1931.
Corso Umberto I
Il traffico sul Corso Ercolano creava non pochi problemi ai nostri cittadini già nell'Ottocento, per l'incessante andirivieni di carrette, carrozze, carrozzelle, trabiccoli di ogni sorta, calessi o corricoli, sciaraballi e tramways su rotaie trainati da cavalli e muli. Con deliberazione di Giunta il 3 ottobre 1891 n. 152 fu stabilito di portare al Consiglio Comunale del 12 ottobre 1891 la discussione per avere l'autorizzazione per fare l'offerta a trattative private per l'appalto e la costruzione di questa nuova via di circumvallazione, perché le aste pubbliche andarono deserte. E tutto questo si dice per dimostrare come le pratiche furono lunghe e laboriose.
Morto il re Umberto I nel 1900, fu fatta solenne commemorazione in Consiglio Comunale, che deliberò che la strada circumvallazione fosse intitolata in omaggio Corso Umberto I. Questa strada incomincia da Via quattro Orologi e termina a Via Arturo Consiglio o viceversa.
Storia di Ercolano e Resina
Via Mare
(già Vico di Mare)
Via Mare
Presente in tutte le carte del Sette e Ottocento col nome di Vico di Mare, questa vecchia strada porta da piazza Fontana al litorale, attraversando un quartiere abitato tradizionalmente da pescatori. La storia di quest'arteria s'intreccia molto spesso con quella dell'area archeologica, di cui rappresenta l'estremo lembo occidentale, almeno per quanto riguarda gli isolati dissepolti a sinistra del cardo III. I cunicoli dei primi scavatori borbonici minacciarono seriamente la staticità delle case; «il qual errore non tardò molto a scoprirsi, quando col barcollare e spaccarsi di un gran numero di muraglie, i clamori degli abitanti ne andarono alle stelle, e bisogno spendere molti anni e molto danaro in rifondarle tutte...» (Ruggiero, 1885: 13). 119 gennaio del 1828 ebbero inizio gli scavi all'aperto. Due ponti di legno furono eseguiti sul Vico di Mare, «onde agevolare lo sgombramento de materiali». I lavori portarono all'esplorazione delle prime abitazioni che s'incontrano risalendo il III cardo lungo il fronte meridionale dell'insula II, ma dovettero fermarsi davanti all'estremo ciglio della collina. Il 25 ottobre del 1849 gli scavi furono visitati da Pio IX. Le cronache del tempo riferiscono che il pontefice, giunto all'ingresso, fu ricevuto dal soprintendente Francesco Maria Avellino, il quale fece osservare all'illustre ospite gli edifici portati alla luce dal 1828 al 1835, tra cui la bellissima Casa d'Argo. Dagli scavi, risalendo il Vico di Mare, il corteo si recò poi a visitare l'antico teatro di Ercolano: tutti avevano in mano un cero acceso, ad eccezione del papa, il quale si degnò di scendere fino al pavimento, situato alla profondità di 25 metri, percorrendo i corridoi, le cavee, i vomitori, i cunicoli ci sotterranei di passaggio, che erano rischiarati da mille lumi a cera e da altrettanti ad olio. Gli scavi furono ripresi nel 1869, ma si arrestarono ancora una volta sotto la barriera delle case del Vico di Mare, chiudendosi con opere di restauro e di sistemazione del muro di sostegno della strada. Da sottolineare che lo scarico del materiale avveniva risalendo faticosamente col cofano a spalla vari gradoni del terrapieno delle ultime case di Resina, per riversare la terra nel carretto ancorato presso il cancello d'ingresso. Segui un lungo periodo di sospensione dei lavori, dal 1875 al 1927, durante i quali Ercolano sembrò sprofondare in un oblio ancora più profondo del sonno che aveva dormito nei secoli precedenti. Solo le vecchie foto Lembo e le più recenti Alinari ricordavano al mondo che la città aspettava in concreto la sua piena valorizzazione, non essendo sufficiente il parziale disseppellimento del settore meridionale, su cui continuavano ad insistere le case del Vico di Mare (Maiuri, 1958: fig. 5 e 6; Carotenuto, 1980. L'avvento alla Soprintendenza di Napoli di Amedeo Maiuri diede nuovo impulso agli scavi, i quali furono solennemente inaugurati il 18 maggio del 1927 da Vittorio Emanuele III, forse l'ultimo dei personaggi illustri a percorrere il Vico di Mare, giacché i lavori avrebbero portato all'apertura (1930) del nuovo ingresso sul corso Ercolano. Per consentire l'accesso al corteo delle autorità, si dovette procedere alla demolizione dei massicci muri di scarpata che rinserravano come in una fossa la stretta striscia degli scavi precedenti. Il colpo di piccone inaugurale fu dato in una cornice di generale entusiasmo, mentre dall'alto dei balconi e terrazze della zona assisteva una folla in tripudio.
Dal 1927 alla guerra l'area fra il viale d'accesso a levante, il vico di Mare a ponente e il perimetro della città a sud poteva dirsi interamente scavata. Il lento faticoso lavoro di penetrazione verso il Foro di Ercolano riprese poi nel 1958, grazie ad un'intesa intervenuta fra il Comune di Resina, la Soprintendenza alle Antichità e l'istituto per le case popolari della Provincia di Napoli, che permise che la zona malsana di Resina gravante sugli scavi (particolarmente quella del Vico Ferrara, sotto il quale si estendeva il vero e proprio quartiere del Foro dell'antica città) fosse inserita fra quelle meritevoli delle provvidenze previste dalla legge 9 agosto 1954 n. 640 per il risanamento urbanistico delle zone malsane. Alle spese di esproprio, di demolizione e di scavo provvide la Cassa per il Mezzogiorno. Un complesso di famiglie venne traslocato e sistemato altrove. Fu liberato in questo modo tutto il cardo III fino al decumano massimo, ma poi i lavori furono inesorabilmente bloccati dalle case della soprastante Resina.
Il grande evento della resurrezione di Ercolano
non è ancora giunto alla sua naturale conclusione, poiché senza contare le altre zone dell'abitato moderno che insistono sulla parte ancora sepolta dell'antica città, le abitazioni del Vico di Mare (divenuto, nel frattempo, Via Mare) continuano a tenere interamente imprigionate l'insula occidentalis e l'insula VIII in alto, nonché l'insula in basso, mentre solo parzialmente scavate risultano, sempre a sinistra del cardo III, l'insula VII (a monte) e l'insula II (a valle).
Per riportare alla luce quanto è ancora nascosto, occorrerebbe realizzare una catena di espropri che, considerati i chiari di luna dell'economia italiana attuale, appare un fatto puramente utopistico. Ne, d'altra parte, sono ipotizzabili singole operazioni di esproprio, che rischierebbero di compromettere l'attuazione di un eventuale programma di interventi che può esser valido solo se considerato globalmente. Un'impresa del genere sarebbe forse possibile solo grazie ad una collaborazione internazionale, così come aveva auspicato lo studioso inglese Charles Waldstein all'inizio di questo secolo. Il suo sogno, se avesse potuto realizzarsi, ci avrebbe restituito l'intera Ercolano, con la Villa dei Papiri, il Teatro, la Basilica, i templi e gli edifici del Foro. La città riemersa si sarebbe estesa fino alla Reggia di Portici, che ne sarebbe stata il Museo e il centro di studi, come ai bei tempi dei Borbone, e del fatiscente e malsano Vico di Mare non sarebbe rimasto nonché il ricordo.
Storia di Ercolano e Resina
Via Dogana
Via Dogana
Già parte integrante dell'antica Via Santa Venere, come risulta dalla planimetria del Tascone.
Questa strada prende il nome dalla dogana che era ubicata al pianterreno di un edificio che faceva angolo con la via Trentola. La costruzione ospitava anche, al primo piano, gli uffici del Municipio ed aveva, alla sua sinistra, una torre con orologio e con una sottostante edicola dedicata alla Madonna di Pugliano. Degna di menzione è la storia di questo orologio, che aveva un quadrante di smalto bianco, con sei numeri e con due campane che segnavano le ore. Dall'iscrizione sulla campana più grande si apprendeva che lo stesso, che contava circa tre secoli di vita, era stato installato a cura dell'amministrazione della chiesa di Pugliano. Un'altra iscrizione ricordava che l'edicola era stata edificata nel 1562. Infine, si leggeva che nell'anno 1914 erano stati compiuti dei lavori di zoccola- tura, in pietra vesuviana, al basamento della torretta e che l'edicola della Patrona di Resina era stata trasformata in un tempietto con colonne e frontone esterno. Purtroppo, la Casa Comunale fu demolita nel 1916, per consentire l'allargamento del primo tratto di via Trentola, mentre la torre dell'orologio (già dimezzata, pochi anni prima, dei due piani superiori e del campanile in fabbrica) fu abbattuta solo in seguito. Nel secondo dopoguerra del'900, il proprietario del nuovo palazzo costruito sull'aria dell'antico Municipio, ha voluto che si riedificasse la sola edicola con la Madonna di Pugliano, non potendo i resinesi abituarsi << a passare per quella via senza salutare la loro Augusta Patrona >>.
Oggi, la via Dogana (sotto 'a ruana, come dicono nel linguaggio locale) è nota per il suo mercato ortofrutticolo, qui trasferito dalla vicina piazza Fontana.
Storia di Ercolano e Resina
Via Cuparella
Via Cuparella è una strada lunga e stretta che rasenta dal lato orientale il poderoso muro di cinta del Bosco superiore della Reggia di Portici e collega il corso Ercolano alla parte alta di Piazza Pugliano. Il muro di cinta si arrampicava fino a via Madonnelle, girava per l'attuale via Nuova Bellavista, scendeva per via Salute e si concludeva nell'attuale via Università di Portici, di fronte alla sede del Museo Ercolanese.
Via Pugliano
Via Pugliano
Era una strada che, partendo dal fronte settentrionale degli scavi di Ercolano, si arrampicava fino alla collina da cui prendeva il nome e costituiva veramente il cardine dell'abitato, l'asse attorno al quale ruotava la vita del paese. Una strada che probabilmente risale all'inizio del Settecento, è segnalata fin dal 1775, nella pianta del Duca di Noja. La strada obbligata per tutti coloro che intendevano raggiungere il vulcano.
La strada negli anni quaranta è diventata luogo di mercato dei panni usati, in poco tempo un business in grande stile per l'economia della città.
Via Trentola
Via Trentola
L'attuale via Trentola è la più antica strada di Ercolano corre da via Dogana verso le pendici del Vesuvio.
Era l'unica strada che portava al Tempio (Basilica Santa Maria a Pugliano).
Qui abitano da sempre le figure sociali deboli: prima braccianti, artigiani e pescatori, poi commercianti al minuto dei panni usati nella vicina via Pugliano. La maglia di vicoli e cortili è un dato che emerge, fin dal 1775, dalla lettura della pianta del duca di Noja, dove la zona è indicata peraltro come <<Vico detto dei Trenta>>. Invece, nella topografia della fascia litoranea vesuviana rilevata da Francesco La Vega e annessa alla Dissertatio isagogica del Rosini, il luogo è chiamato semplicemente <<Trento>>.
Via Tirone di Moccia
Via Tirone di Moccia
Via Tirone di Moccia (storpiatura 'o treno 'e moggia)
Nella topografia della zona litoranea tra Portici, Resina e Torre del Greco, rilevata da F. La Vega e annessa alla Dissertatio isagogica del Rosini, la zona è indicata col nome di Torrioni di Moccia.
Questa strada collega Via IV Novembre con Via Marconi.
Da rilevare che all'inizio di questa strada sorge la Cappella Strigari dedicata a S. Francesco di Paola.
Via G. Semmola
Via Giuseppe Semmola
Nella tavola 28 della pianta del duca di Noja troviamo questa importante arteria che si trova a monte del Santuario di Pugliano.
Via Semmola prende il nome da Giuseppe, nipote di Vincenzo Semmola che nel 1839 acquistò dai Borboni un fondo, la Fagianeria che egli accrebbe e migliorò e dove, ricreandosi nello studio della natura, attese ad importanti lavori di agronomia, nella quale scienza divenne eccellente. Le condizioni climatiche e panoramiche della zona fanno sì che eminenti politici, artisti letterali, professionisti, vengono attirati ed è per questo che in questa zona sorgono importanti residenze.
Da ricordare che su questa strada sorgono importanti residenze tra le quali
Villa Rivellini (già Donnaperna), Villa Raja, Villa Falco.
Via Madonnelle
Via Madonnelle è la vecchia strada che porta al cimitero e prende il nome dalle Madonnelle, edicole mariane che sorgevano agli angoli di quelle case che furono abbattute, per consentire la costruzione di un viadotto dell'autostrada Napoli Pompei.
Nella carta del La Vega è indicata col nome << Le Madonnelle >>
La via ha inizio dal "Canalone", porta, dal lato occidentale, alla montagna.
Via Canalone
Via Canalone è la strada che fiancheggia l'arciconfraternita della SS. Trinità dal lato occidentale e congiunge Piazza Pugliano con Via Madonnelle.
Il ponte che cavalcava la via Canalone ('ncopp' 'o Cannalone) era un acquedotto, i cui resti erano ancora visibili nei primi decenni del '900. Si tratta dell'antico acquedotto carolino (da Carlo III di Borbone), un condotto in muratura che partiva dalle grottelle di Pugliano (e precisamente, da un punto che divenne poi la sede di arrivo e di partenza della linea tramviaria n. 57), percorreva Via Madonnelle (di fronte all'albergo detto 'a Pacchiana), giungeva in via Canalone e scendeva lungo il muro di cinta del Bosco Superiore, per via Cuparella fino al mare. Le acque delle grotte di Pugliano servirono anche per gli usi e le necessità del Palazzo Reale di Portici.
Cupa Aveta
Cupa Aveta era un antico tratturo, conosciuto in passato come strade delle capre, e prendeva nome dal facoltoso proprietario di un palazzo (abbattuto in occasione dell'apertura di Via IV Novembre), che sorgeva all'altezza di Via Tironi di Moccia. Il percorso, attraverso il quale questa stradina si snodava, era sinuoso e impervio; partiva dalla menzionata Via Tironi di Moccia e si arrampicava verso la campagna rasentando la non più esistente trattoria di Davidiello e biforcandosi in due diramazioni: la prima passava davanti all'attuale Villa Ulisse e sbucava nella parte alta di Via Caprile; la seconda deviava a sinistra e si immetteva in Via Trentola II.
Oggi Cupa Aveta ha cambiato notevolmente fisionomia, attraversata com'è dai binari della ferrovia
circumvesuviana e da un tratto di via Panoramica. Inoltre, lungo il suo antico percorso sono sorti numerosi palazzi e case, che ne hanno completamente alterato l'aspetto primitivo.
Via Doglie
Via Doglie è una strada di grande interesse storico e archeologico, qui nel gennaio del 1976 furono trovate delle anfore con scheletri, attribuite dagli esperti al tipo di tombe cosiddette povere e risalenti al II-III sec. dopo Cristo. Prova inconfutabile che un primo nucleo di persone si insediò ben presto nei luoghi sconvolti dall'eruzione del 79 e testimonia incontrovertibilmente dell'origine classica di Resina, che per molti secoli negavano ostinatamente.
VIA della Fragolara
Il tratto di Strada compreso tra la chiesetta di S. Giacomo e il numero civico 123 dell'attuale Corso Resina, si chiamava Via della Fragolara e terminava davanti all'antica Chiesa di S. Caterina, che aveva la facciata rivolta verso Napoli.
La strada di Resina fu dunque rettificata nel 1808, e probabilmente risale a quell'anno la nuova denominazione di Corso Ercolano, mentre la nuova chiesa di S. Caterina fu costruita nel 1822 su un lato del nuovo tratto, e più precisamente di fronte all'ingresso del Teatro di Ercolano.
Così ebbe completamento il Corso Ercolano che si trovò a fronteggiare un traffico sempre più intenso.
Via San Vito
Via San Vito inaugurata nel 1845 per rendere meno ardua la salita al Vesuvio. In questa zona un tempo si produceva il Lacrima Christi, vino pregiato riconosciuto nel mondo. La terra ricca di minerali permetteva ai contadini di produrre abbondante frutta e verdure e quindi lauti guadagni.
Qui passavano i binari del trenino della vecchia Funicolare che effettuava le sue corse sui tratti di Pugliano, San Vito, Osservatorio, Stazione Inferiore, e concluse l'ultima corsa nel 1953.
Via Benedetto Cozzolino
Via Benedetto Cozzolino realizzata nel 1964 allo scopo di collegare la parte alta di Resina con Torre del Greco da una parte e S, Giorgio dall'altra. Qui si affacciano mega strutture di serre per la produzione di fiori, specie del Garofalo, tanto che nella primavera del 1987 vi si è allestita la prima <<Fiera nazionale dei fiori>>.
Via Venuti
Niccolò Marcello Venuti, nacque a Cortona il 9 agosto 1700, primogenito del marchese Giuseppe e di Maria Francesca Baldelli. Uno studioso, archeologo al quale Carlo III aveva affidato la direzione della sua biblioteca di Napoli e della galleria d'arte ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. A M. Venuti il merito di avere riconosciuto nel 1738 l'antico teatro di Ercolano; scese personalmente nel pozzo scoperto dal principe d'Elboeuf, nella zona archeologica di Ercolano, dove furono rinvenuti dei frammenti di statue equestri in bronzo. L'11 dicembre 1738 vennero estratti i frammenti di un'iscrizione attestante che un certo Lucio Annio Mammiano Rufo aveva finanziato la costruzione dell'antico teatro THEATRUM HERCULANENSE.
In ricordo dell'illustre scopritore del teatro ercolanese, il Consiglio Comunale di Resina, nel quadro della revisione della toponomastica cittadina, decise nel 1965, di intitolare la parte terminale di via Madonnelle (quella che oggi porta all'attuale via panoramica e che conduceva un tempo al capolinea della linea tramviaria del 57) al nome Marcello Venuti.
Via Winckelmann
Johann Joachim Winckelmann un noto studioso tedesco, trentanovenne con speciale interesse per l'archeologia nel 1756 arrivò a Napoli. Attraverso la figlia di Augusto III diventata regina di Napoli, ebbe l'incarico di scrivere delle lettere sugli scavi di Ercolano, che poi sarebbero state consegnate al nuovo Principe Elettore, enormemente interessato alla questione. Nel febbraio del 1758 riuscì a farsi rilasciare la regale autorizzazione a visitare il Museo Ercolanese (luogo in cui venivano raccolti i reperti portati alla luce dagli scavi).
Winckelmann alloggiò nel porticese <<Casino di S. Antonio>>, conobbe il celebre religioso genovese Antonio Piaggio.
Da questa locazione poteva agevolmente recarsi al Museo Reale, osservare le meraviglie del mondo antico che affioravano dal sottosuolo di Ercolano: statue in marmo e in bronzo, colonne, pavimenti in mosaico, affreschi, candelabri, vasi e tanti altri oggetti. Alla visione di questi tesori d'arte esclamò che <<lo spirito dell'arte greca si fa sentire persino nelle opere artigiane>>, nel 1762, pubblicò la sua prima <<epistola>> sulle scoperte di Ercolano. Le considerazioni estetiche del Winckelmann, espresse in questa ed altre <<epistole>> successive, influenzarono notevolmente il mondo delle lettere <<orientando lo stile e il costume dell'epoca verso quelle forme che da lui e dalla scoperta di Ercolano si dissero neo-classiche.
Memore dell'illustre ospite, il consiglio Comunale di Resina decise, nel 1965, di intitolargli la nuova strada compresa tra via Tironi di Moccia e Piazza Trieste.
Via IV Novembre
Via IV Novembre, all'inizio degli anni trenta a Resina (oggi Ercolano) fu progettata un'importante arteria allo scopo di collegare il nuovo ingresso degli scavi di Ercolano con la stazione della ferrovia circumvesuviana di Pugliano. Fin dal principio destinata ad allacciarsi anche all'autostrada Napoli-Pompei, inaugurata proprio in quegli anni, per un logico e naturale collegamento di Ercolano con l'arteria turistica del golfo.
Via Quattro Orologi (oggi via Generale Gennaro Niglio)
Al Corso Resina, prima di giungere a villa Campolieto, si forma l'incrocio con via Marconi (a monte) via Quattro Orologi (a valle). La strada porta al Parco inferiore di Villa Favorita, al Bagno e al Molo Borbonico della Favorita, e altre destinazioni. I vecchi cultori asseriscono che questa via prese il nome da quattro orologi. In un inventario dei beni di Casacalenda a Resina, redatto nel 1805, a proposito del corpo di fabbrica disposto lungo Via Quattro Orologi, gli estensori annotano: << Un orologio a tre facce situato sopra il caffeaus in testa la loggia verso la strada; forno e maccheroneria sotto l'orologio >>. Annota, a sua volta Giuseppe Fiengo nel libro (Vanvitelli e Gioffredo nella Villa Campolieto di Ercolano, pag. 68), <<... mentre gli ultimi ambienti - che risultavano seminterrati rispetto al piano del giardino - furono progettati dal Gioffredo, il caffehaus sormontato da un orologio deve considerarsi una innovazione introdotta dal Vanvitelli tra il 1770 e il 1771>>.
Dell'orologio ad oggi non sono pervenute foto, chiunque ne fosse in possesso farebbe cosa utile e gradita se le condividesse, grazie.
Il 14 gennaio 2012 presso Villa Maiuri alla Via Quattro Orologi si tenne la cerimonia per il cambio di toponimo della via in << Via Generale Gennaro Niglio >>. La volontà di intitolargli una strada sottolinea l'allora Sindaco, Vincenzo Strazzullo nasce dal desiderio di onorare la memoria di un concittadino che ha combattuto tante battaglie contro la criminalità organizzata.
Via Palmieri Luigi
Via Palmieri prende il nome dall'illustre scienziato Luigi Palmieri direttore dell'Osservatorio Vesuviano. La strada da Via G. Semmola si arrampica verso il Genovesi. Da ricordare le caratteristiche ondulazioni del suo livello stradale, detto in gergo capicatene, sorte di briglie del tutto incapaci di frenare l'azione rovinosa delle alluvioni.
L'alluvione del 1911 si incanalò proprio in Via Palmieri e rovinò precipitosamente a valle, travolgendo tutto al suo passaggio. L'azione devastatrice delle acque torrenziali e l'insufficienza delle briglie imposero più tardi alle Autorità la costruzione di lagni o collettori d'acqua.
Piazza Trieste
Piazza Trieste
Questa piazza fu aperta nel 1952, quando la città aveva ancora l'antico toponimo Resina.
Al centro, sorge il monumento ai caduti inaugurato il 4 novembre 1965.
Un corteo cittadino sfilò dal Palazzo di Città preceduto dalle autorità civili, religiose e militari, e da un rappresentante del Ministero della difesa.
L’opera, così ideata, è attribuita all’artista Bruno Galbiati anche se la scultura del fante è ben più antica, difatti inizialmente si trovava nella Basilica S. Maria a Pugliano, poi spostata al cimitero comunale e ricollocato nel nuovo contesto commemorativo.
Il monumento di Piazza Trieste ha un duplice significato: la commemorazione dei caduti in guerra e la rappresentazione della vittoria in guerra.
Via Panoramica
Via Panoramica inaugurata nel 1962, è una strada moderna che unisce Piazzale Francesco Scognamiglio (ex sindaco che trovandosi a cavallo del cambio toponimo della città si trovò ad essere sindaco di Resina e poi Ercolano) a Via G. Semmola.
Bibliografie di riferimento
Carotenuto M., Ercolano attraverso i secoli
" " Da Resina ad Ercolano
Gaudio M., Ercolano e il Vesuvio
Irlanda A., noi, oratoriani di Resina Volume 1°
Parisi C., Chiese e Cappelle di Ercolano